Page 197 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO SECONDO



           stanchi e sfiduciati, ma li lasciarono uscire senza problemi, purché se ne andassero per sempre, così come
           accadde nella maggior parte delle uscite verso le altre Vie Consolari.
           In un documento del Fronte Militare Clandestino, Ufficio Stralcio, del 21 maggio 1947, in Roma relativo
           alle ‘bande’ Carabinieri ‘Generale Caruso’, vi è un riepilogo delle forze impegnate non solo nella capitale ma
           anche in tutta la regione, nello sforzo della resistenza: 5.712 tra ufficiali, sottufficiali e truppa costituivano in
           Roma e dintorni la ‘banda’ Caruso; 2.000 elementi circa erano divisi in nuclei vari, militari e civili, collegati
           con la ‘Caruso’; 1.000 Carabinieri vivevano nascosti in Roma e nei dintorni: pur non facendo parte inte-
           grante di organizzazioni clandestine di tipo militare, si erano mantenuti in contatto con molti degli elementi
           clandestini organizzati, sempre pronti ad intervenire operativamente.
           Il documento indica che furono moltissimi coloro che, vivendo alla macchia e sparsi per tutta le zone cen-
           trali e periferiche di Roma, costituivano, sempre e comunque un’interessante fitta rete informativa contro
           i nazifascisti. Costoro inoltre erano in rapporti quotidiani con quei 2.000 carabinieri rimasti in ‘servizio di
           istituto’ nel territorio della Legione Lazio: circa 2.000 in provincia di Roma; in provincia di Latina 180; in
           quella di Frosinone, 250 e in quella di Rieti stesso numero; 300 erano presenti in provincia dell’Aquila e
           200 in quella di Terni. In Roma i capi delle ‘bande carabinieri’ erano in contatto con le forze di polizia della
           capitale: 3.000 della Guardia di Finanza, 2.000 PAI e 11.000 ‘metropolitani’.
           Il 4 giugno 1945 la polizia tedesca lasciò senza controllo la prigione di Via Tasso, fuggendo poco digni-
           tosamente di fronte all’arrivo degli angloamericani. Caruso, in precarie condizioni d salute, fu libero ma,
           presentatosi al generale Bencivenga, riprese il comando dei suoi Carabinieri che agirono secondo i piani da
           lui stabiliti per il momento della Liberazione.
           L’8 giugno, nella caserma della Legione Allievi, Caruso riconsegnò ‘simbolicamente’ i Carabinieri di cui
           aveva avuto la responsabilità al Comandante Generale dell’Arma, arrivato da Salerno.

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           Anche un altro ufficiale molto attivo nella resistenza clandestina non poté vedere la liberazione di Roma. I
           tedeschi erano stati a lungo in contatto con il centro controspionaggio del SIM di Roma, che dal 1935 era al
           comando del maggiore Manfredi Talamo. Era indubbiamente per i tedeschi un elemento molto pericoloso
           così come lo era stato anche per gli americani e gli inglesi, i quali ebbero a notare che the most disturbing result
           of  ROME counter intelligence activity concerns the leakage of  vital information from the American Embassy in the years
           prior to the outbreak of  war… since 1935…
           Nel difficile mese di settembre 1943, Talamo, insieme a Montezemolo, Caruso, De Carolis e Frignani, è
           stato forse l’ufficiale più ricercato in città: sia dai tedeschi per arrestarlo e renderlo innocuo nei loro con-
           fronti, come poi fecero nel marzo 1944, sia dai Servizi angloamericani presenti sul territorio, per ottenere
           da lui informazioni sulla rete spionistica tedesca, che egli conosceva benissimo, e avere quindi una prezio-
           sa quanto necessaria collaborazione. L’ufficiale, infatti, con la sua efficientissima Squadra P (Penetrazione),
           era riuscito a entrare, anche rischiando personalmente, in molte ambasciate straniere, prendere il calco di
           chiavi di casseforti, far fotografare e riprodurre documenti, cifrari: un lavoro incessante e proficuo per il
           controspionaggio italiano .
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           Il 28 settembre Talamo, rimasto a Roma, fu convocato da Kappler, a capo della Sicherheitsdienst (SD) e delle
           SS, per presentarsi insieme al maggiore Giulio Fettarappa Sandri: ambedue furono interrogati sulla loro at-
           tività di intelligence antitedesca svolta dal 25 luglio in poi, soprattutto per riuscire a sapere di eventuali ope-
           razioni svolte all’interno dell’ambasciata del Reich e quanto era conosciuto sulla reale presenza delle truppe
           tedesche in Italia. Non vi erano prove in mano all’ufficiale delle SS che ovviamente cercava una ragione per
           poterli incriminare. L’interrogatorio dei due uomini del SIM si concluse solo verso la sera del 28 settembre
           e ai due ufficiali fu detto di tenersi a disposizione per ulteriori interrogatori.
           Talamo comprese la situazione e decise di nascondersi, andando in clandestinità, per continuare ad operare
           nel quadro del Fronte Clandestino di Resistenza dei Carabinieri. Il Fettarappa Sandri l’avrebbe seguito di lì

           37   Per la storia dettagliata di Talamo e della sua Squadra P, v. Maria Gabriella Pasqualini, Carte segrete dell’intelligence, il SIM negli archivi
           stranieri, volume III, cit., p. 212-240.

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