Page 199 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO SECONDO



           Umberto Cappa, già Comandante delle Forze aeree in Sardegna, riuscì a inquadrare in unica organizzazione
           questi elementi.
           Furono costituite quattro ‘bande’ con una vasta rete di collaboratori che operavano rispettivamente nelle
           zone di Tolfa, Bracciano, Tuscania -Viterbo, Guidonia -Montecelio, e Roccasinibalda e, anche attraverso col-
           legamenti stabiliti con altre località del settentrione, avevano organizzato missioni speciali a Milano, Firenze,
           La Spezia, Versilia, Apuania-Lucchesia.
           Il Fronte seppe avvalersi molto spesso, per lo spostamento dei suoi agenti, proprio dei mezzi di comunica-
           zione del nemico, riuscendo a seguire gli schieramenti successivi delle forze aeree tedesche e individuando
           e segnalando i depositi di munizioni e carburanti: notizia importante per eventualmente sabotare i riforni-
           menti, rallentando i movimenti. Monitoravano il concentramento di mezzi e truppe, controllando il traffico
           nemico nei passaggi obbligati che avevano un’importanza tattica particolare. Il Fronte riuscì anche a prestare
           assistenza con le sue ‘bande’ ai suoi emissari isolati, ai prigionieri di guerra inglesi e a tutti gli elementi che
           agivano in favore della causa comune nel territorio occupato dal nemico.
           L’organizzazione operativa si era ben strutturata, tanto che, nel gennaio 1944, allo sbarco di Anzio delle
           truppe angloamericane alleate, il Comando di questo Fronte poteva mettere a disposizione circa 1.500 uo-
           mini. Nel mese di aprile erano iniziati ad affluire al Fronte dei messaggi da una fonte clandestina britannica
           e il Comando ne curò la trasmissione al Ministero dell’Aeronautica a sud.
           Fecero un’ottima opera di sabotaggio e di attacco o disturbo in genere. Il controspionaggio da essi effettuato
           fu molto efficiente non solo per difendere il loro Fronte ma anche i propri affiliati e condusse una continua
           controffensiva ai danni di elementi delle polizie nazifasciste che operavano a Roma, soprattutto contro quelle
           sezioni di polizia specializzate nel rastrellamento di nemici politici o ricercati militari. Tra i risultati più impor-
           tanti dell’attività antitedesca di questo Fronte occorre ricordare l’individuazione e la segnalazione dell’asse prin-
           cipale delle comunicazioni nemiche, realizzate su percorsi di arroccamento e quindi di difficile reperimento.
           Individuarono e segnalarono nuove piste di atterraggio nel viterbese (notizie confrontate con analoghe
           informazioni di fonte britannica e da essa corroborate) in Ciociaria e nella Sabina (territori del Lazio). Ri-
           uscirono anche a individuare e segnalare depositi di carburante presso Rieti, nell’aeroporto del Littorio e
           depositi di munizioni nella zona del lago di Monterosi, in provincia di Viterbo (Lazio).
           Riuscirono a sabotare automezzi tedeschi nei pressi di Montecelio e, dove operavano le loro bande, a pro-
           curare interruzioni stradali.
           Riuscirono anche a interrompere comunicazioni aeronautiche e a innestare incendi di piccoli depositi di
           carburante nel viterbese. Importante fu il sabotaggio alle comunicazioni telefoniche a nord di Roma a mezzo
           di iniezioni di petrolio nei giunti dei cavi telefonici. Individuarono altresì due radiolocalizzatori nemici sul monte
           Cimino e a Viterbo. Effettuarono un’attività bellica: in particolare la ‘banda’ di Guidonia Montecelio sulle
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           retroguardie tedesche: attività che poi ebbe un elogio da parte del Comando Alleato .
           Questa organizzazione ebbe notevole impatto con queste azioni sempre più numerose anche ad opera di
           bande esterne o di elementi aggregati che venivano inviati nei dintorni di Roma. Molte volte, al momento
           della ritirata tedesca, membri di questo Fronte riuscirono a liberare, ancor prima dell’arrivo degli alleati, dei
           piccoli centri abitati nel Lazio come Monterotondo o evitarono il saccheggio di altri, come accadde per
           Guidonia-Montecelio.
           Al momento della battaglia per la liberazione di Roma, nel giugno 1944, il Fronte era riuscito a radunare
           2.400 uomini, che erano stati inquadrati in 10  bande dislocate nelle varie località di Roma, e cittadine vicine
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           come Bracciano, Colli Albani, Guidonia-Montecelio e aeroporto dell’Urbe. Gli obiettivi più importanti per
           le sue ‘bande’ furono il presidio degli aeroporti, di fabbricati e impianti di carattere aeronautico: Ministero,
           Caserma Romagnoli, Istituto medico-legale, Caserma Cavour, Comando Terza Squadra Aerea, Comando
           Servizio Aereo Speciale (SAS), sede Ala Littoria e Lati, Casa dell’aviatore, Editoriale Aeronautico, Caserma
           San Michele. Fuori Roma ovviamente il loro obiettivo principale era occupare al momento opportuno gli ae-
           roporti intorno alla capitale. Per tutti questi obiettivi furono impiegati 1.400 uomini mentre altri 800 furono



           42   AUSSME, Fondo SIM, 1ª Divisione, b.148. cit.
           43   Altri scritti indicano 12 ‘bande’.

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