Page 201 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO SECONDO



           finanziarie individuali che dovevano far fronte a una inflazione notevole che stava raggiungendo percentuali
           molto alte, soprattutto per chi era in congedo o licenza illimitata senza assegni. La situazione era resa diffici-
           le soprattutto per la popolazione maschile da parte delle autorità germaniche, per quei militari alla macchia
           ricercati, ma anche per quelli, non ricercati ma pressati dai bandi continui del Ministero nei riguardi di coloro
           che non prestavano servizio attivo. Infatti, vi erano numerose misure repressive, quali, ad esempio, saltuarie
           retate eseguite dai tedeschi e dai repubblicani nelle strade e sui mezzi di trasporto pubblico. È vero che que-
           ste retate avevano come obiettivo principale il prelievo di uomini per il servizio di lavoro, però, erano altresì
           noti quegli ufficiali che si erano dati ad attività clandestina, specie se di grado elevato, e, quindi, costoro, una
           volta arrestati, erano ostaggi in prigione, in attesa di giudizio, o prelevati per rappresaglie, come poi avvenne
           dopo l’episodio di via Rasella per l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Vi erano altresì occasionali perquisizioni
           nelle case, naturalmente il più delle volte eseguite a seguito di delazioni e denunzie; vi erano anche le ricerche
           personali in base a note o a indicazioni precise, circolate o dal Sottosegretariato della Repubblica o dal Mini-
           stero degli Interni repubblicano. Gli alloggi che appartenevano agli ufficiali e a personale segnalato furono
           ripetutamente controllati dalla polizia tedesca e da quella fascista, allo scopo di avere sempre una traccia
           degli ufficiali maggiormente indiziati di resistenza; vi erano poi esplicite minacce pubbliche di rappresaglia
           e deportazioni anche per le famiglie, per indebolire la resistenza dei singoli.
           Ufficialmente il Fronte Clandestino di Resistenza della Regia Marina si costituì il 1° novembre 1943, per ini-
           ziativa del C.F. Paolo Comel di Socebran, con il T.V. Enzo Berlen e Cap. Comm. Alberto Mastrolilli. Questi
           ufficiali costituirono un primo gruppo che si andò a mano a mano ingrandendo. Era un gruppo di giovani
           ufficiali che però ricevette sostegno e collaborazione da ammiragli in congedo. Il 10 dicembre Ferreri as-
           sunse il comando di tutte le attività clandestine della Marina a Roma, intervenendo in molte delle riunioni,
           tenute clandestinamente, dove si coordinava l’azione dei vari centri di resistenza, per assolvere, senza peri-
           colose interferenze, i vari compiti previsti.
           L’attività del Fronte si divise in tre settori diversi: assistenziale (molto importante soprattutto per la parte
           finanziaria senza la quale in realtà non era possibile sviluppare molte operazioni, quantomeno provvedere al
           settore alimentare dei ‘clandestini’); operativo e informativo.
           Per la parte assistenziale, Ferreri domandò subito aiuto e sostegno, che fu generosamente concesso da Giu-
           lio Valli, un ufficiale ammiraglio in ausiliaria dal 1938, che in questa situazione si considerava meno esposto,
           e da un colonnello in congedo assoluto, Guido Levi di Leon. Su questa base Ferreri decise di iniziare un’o-
           pera di assistenza, anche morale, oltre che finanziaria, fra il personale della Marina. Il 25 novembre Valli
           consegnò una prima somma da distribuire per una vasta attività assistenziale. Alla data del 4 giugno 1944 le
           somme raccolte avevano raggiunto la cifra molto interessante di 5.414.900 Lire, che all’epoca era una som-
           ma notevolissima. Anche di questo vi era necessità, di un appoggio finanziario importante per una attività
           assistenziale di tutto rispetto. Nella seconda decade di gennaio, De Courten da Brindisi, attraverso Cordero
           di Montezemolo, inviò un messaggio di approvazione e di incoraggiamento per cui Ferreri decise di appog-
           giarsi al Comando centrale del Fronte Clandestino di resistenza, dal quale, tra l’altro, erano arrivati contri-
           buti finanziari di una certa entità. Gli assistiti finanziariamente furono circa 850. L’aiuto materiale veniva
           accompagnato, di volta in volta, anche da una forma di assistenza morale, per dare quella forza psicologica
           che sola poteva mantenere compatti e solidali coloro che erano restati fedeli alla Regia Marina e che, dalle
           poche notizie che ricevevano circa l’attività dei propri compagni, ancora sul mare, credevano sempre di più
           nella opportunità e possibilità di resistere.
           Tutto doveva essere fatto in modo molto attento e coperto. L’assistenza non si limitò solo alla parte finan-
           ziaria ma cercò di venire incontro alle singole necessità per cui furono distribuiti documenti falsi come carte
           d’identità personale, 120 documenti di lavoro, 150 dichiarazioni di esonero dal servizio militare, di congedi e
           di licenze; 60 tessere bilingue di vario genere; 16 carte annonarie individuali; 40 carte annonarie individuali per
           il supplemento del pane; 400 blocchi di concessioni militari per il prelevamento del pane, fogli di congedo o
           licenza, documenti di lavoro: blocchi sottratti al Comando Navale della Marina repubblicana e ottenuti per
           mezzo di un colonnello commissario e di un maggiore delle Armi Navali. Fu anche creata un’assistenza sanita-
           ria gratuita e distribuiti viveri, vestiario, medicinali. Furono presi in affitto appartamenti e camere ammobiliate
           per nascondere il personale che di volta in volta era particolarmente ricercato. Il nucleo organizzatore di questo
           sistema prese complessivamente contatto con circa 400 ufficiali, 300 sottufficiali e circa 250 marinai in Roma.


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