Page 205 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO SECONDO
2.3 I rapporti con gli Alleati e l’intelligence. L’apporto dell’intelligence militare italiana
nella Resistenza
…il nemico non deve sapere dove io intendo dare battaglia. Perché se non sa dove io
intendo dare battaglia egli si prepara in molti posti e quando si prepara in una grande
quantità di posti, quelli che devono combattere in ogni posto saranno pochi. E quando
egli si prepara in ogni dove, sarà debole in ogni posto.
SUN TZU
er meglio valutare quello che fu l’atteggiamento di Stati Uniti e Gran Bretagna nei mesi immedia-
tamente precedenti allo sbarco in Sicilia e all’armistizio, resa incondizionata dell’Italia, occorre
sapere quello di cui britannici e americani venivano a conoscenza, attraverso le informazioni
P raccolte sia in Italia sia all’estero nelle ambasciate e i contatti con italiani che vivevano fuori dei
confini nazionali. Anche per fare dei progetti per operazioni militari, occorreva avere una buona, se non
ottimale conoscenza della situazione economica e sociale. La raccolta informativa poteva essere attuata
ovunque, anche per mezzo di diplomatici e militari ufficialmente vicini ai regimi fascista e nazista.
È facile comprendere che dopo lo sbarco ‘alleato’ in Sicilia, durante la lunga risalita della penisola da parte
delle truppe, per debellare il nazifascismo e riportare la democrazia nella penisola, la situazione italiana non
fosse delle migliori dal punto di vista sociale ed economico. Situazione questa, che perdurò a lungo anche
dopo la fine del conflitto, nei primi anni della Ricostruzione.
Accanto a episodi di Resistenza e di eroismo, del tutto ignorati ancora o forse dimenticati, ma riportati dai
documenti stranieri anche con fotografie, spesso molto dure da visionare, è delineata una società civile in
grave difficoltà soprattutto dal punto di vista morale.
È ovvio che occorra saper leggere e interpretare quei documenti, riflettendo sul dato che, in realtà, gli
italiani, seppur, ad un certo punto, dichiarati ‘cobelligeranti’ non fossero ritenuti tali in molte impor-
tanti e delicate situazioni, soprattutto militari, e fossero considerati solamente per le informazioni che
potevano dare agli Alleati circa i movimenti delle truppe tedesche e per attività di disturbo verso queste.
Infatti le analisi sulle condizioni italiane, dopo l’armistizio, furono fatte per una gran parte sulle notizie
che erano raccolte dal settore controspionaggio del ricostituito Servizio Informazioni Militare (SIM), il
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quale aveva avuto precise direttive dagli Alleati sul lavoro da svolgere (tra l’altro, attenta monitorizzazio-
ne della situazione politica): attività che fu peraltro riconosciuta di grande valore in seguito, costituendo
un settore specifico nel quale l’Italia raccolse la stima degli Alleati , oltre che successivamente anche nel
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campo della lotta, clandestina o non, nella Resistenza. Infatti, in quel periodo furono fatti molti studi per
lo sviluppo nell’analisi che se ne doveva fare quando giungevano notizie in merito, a parte la decodifica
di messaggi intercettati .
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Gli ‘osservatori stranieri’, cioè gli angloamericani, però, non erano particolarmente ben disposti verso la pe-
nisola e la sua popolazione; anzi spesso davano notazioni assai aspre e taglienti su fatti e personaggi. Come si
è potuto notare nelle pagine precedenti, gli americani ebbero un migliore e più benevolo approccio, almeno
da quanto risulta dai documenti relativi alle vicende italiane, soprattutto quando fu chiaro che la Democrazia
46 Ottobre 1943.
47 A questo proposito sono molto ‘istruttive’ le direttive date dal Quartier generale delle Forze Alleate (Allied Force Headquarters -
AFHQ) al controspionaggio italiano per quanto riguardava la raccolta delle informazioni, la loro diffusione, il cooordinamento
con l’AMGOT, Allied Military Government of Occupied Territory, in seguito la sigla cambiò in AMG, Allied Military Government. Per
dettagli su questi organismi, v. infra. V. NAUK, WO 106/3977.
48 Herbert Alexander Simon, Two Heads Are Better than One. The Collaboration between AI and OR, in “Interfaces”, volume 17, Issue
4, p. 8-15. Gli studi in merito erano già molto avanzati negli Stati Uniti per quel che riguardava la trasmissione delle informazioni,
ancora definite Signal Elements e Line Speed e non ancora con il termine intelligent, come sostenuto da Harry Nyquist nel 1924 e da
Claude Elwooe Shannon nel 1937; v. anche gli studi di Alan Turing, crittoanalista, che a Bletchley Park riuscì a violare i codici
creati dalla macchina crittografica Enigma, con l’aiuto di ricerche già ampiamente svolte dai polacchi, e che in seguito darà un
fondamentale contributo alla creazione della scienza informatica quale si è sviluppata fino ad oggi.
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