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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           Cristiana si era radicata nella popolazione tanto da vincere le elezioni politiche nell’aprile 1948 ed eliminare
           lo spettro del comunismo in Italia.
           Nel giugno 1943, alla vigilia dello sbarco alleato in Sicilia e della imminente implosione del Partito Fascista
           nel luglio successivo, come già auspicato tre anni prima, l’addetto militare aggiunto dell’Ambasciata degli
           Stati Uniti a Madrid inviava al Dipartimento di Stato un rapporto segreto con alcune osservazioni sulla si-
           tuazione italiana: interessanti soprattutto perché basate su quanto da lui discusso con un Italian officer, member
           of  the Italian Military Mission in Spain, dichiaratamente antifascista e antinazista, ma loyal to Italy, secondo quan-
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           to affermato più volte nello scritto . Commento di grande interesse perché questo ‘diplomatico’, ma pro-
           babilmente un membro del G2 (intelligence) dell’Esercito USA  aveva ben compreso l’attitudine generale
                                                                      50
           della classe militare, ormai, verso un fascismo che aveva deluso anche chi dal regime aveva avuto notevoli
           benefici economici e di carriera. Rimaneva però forte la lealtà all’Italia e soprattutto ancora alla dinastia dei
           Savoia, da parte dei militari.
           La situazione in Italia, secondo quanto elaborato nel documento con riguardo alle dichiarazioni dell’italiano,
           era la seguente: a) tutti i generali fascisti erano in realtà ‘nelle mani dei loro omologhi tedeschi’; b) così come
           lo era il nuovo Capo di Stato Maggiore, generale Mario Roatta, ex responsabile del SIM dal 1934 al 1937;
           c) Mussolini era malato e lo si riteneva ormai disilluso sulla conclusione del conflitto; d) Ciano, in quel mo-
                                                             mento ambasciatore d’Italia presso la Santa sede, era
                                                             considerato ormai fuori gioco, come il conte Grandi, in
                                                             posizione di non poter agire: in questo caso l’analisi
                                                             suggerita dall’ufficiale italiano e registrata dall’ameri-
                                                             cano non si dimostrò corretta, visto che sarebbe sta-
                                                             to proprio l’ordine del giorno ‘Grandi’, l’inizio della
                                                             nuova fase nella storia del conflitto nella riunione del
                                                             Gran Consiglio fascista la notte del 24 luglio 1943; e)
                                                             il popolo italiano era decisamente stanco della guer-
                                                             ra che considerava, a ragione, ormai perduta: certa-
                                                             mente avrebbe continuato a combattere a meno che i
                                                             ‘nemici’ (in quel momento, le democrazie occidentali,
                                                             rappresentate dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna)
                                                             non avessero offerto una soluzione alternativa e mi-
                                                             gliore del potere più che dittatoriale nazifascista che
                                                             si stava delineando.
                                                             Il  documento  prosegue,  sempre  con  riferimento  a
                                                             quanto aveva detto l’ufficiale italiano, sostenendo che
                                                             la massa della popolazione non ascoltava le trasmissio-
                                                             ni in italiano degli alleati (il che non era peraltro vero;
                                                             Radio Londra  era  clandestinamente  ricevuta  e  molto
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                                                             no stati scritti in italiano corretto; questa circostanza,
                                                             aveva notato, non aveva lasciato una buona impressio-
                                                             ne in generale. Secondo chi redasse il rapporto, l’uf-
           Radio Londra, 1940-1945, Inventario delle trasmissioni per l’Italia.   ficiale italiano, del quale non viene fatto il nome nel
           Volume pubblicato dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali,   documento, aveva anche fornito i nomi di numerosi
           Roma. Biblioteca privata Pasqualini               agenti spagnoli e di altre nazionalità che lavoravano per


           49   NARA, microfilm LM 142-3/doc. Madrid 8156, 25 giugno 1943. In nessuno di questi rapporti, comunque, è citato il nome
           dell’ufficiale italiano.
           50   Durante il conflitto, Madrid e Lisbona furono le sedi più attive nella ricerca delle informazioni politiche sull’Italia e nell’inviare
           rapporti circostanziati da queste città, sotto copertura diplomatica.
           51   V. Asa Briggs, The History of  Broadcasting in the United Kingdom. Volume III: The War of  Words. 1939-1945, Oxford University
           Press, 1970 (prima edizione), 1995 (ristampa); Maura Piccialuti Caprioli, Radio Londra.1940-1945, cit. sopra, vari messaggi.

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