Page 202 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           Per quanto riguarda l’attività operativa, i compiti assunti dalla Marina erano in pieno accordo con i respon-
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           sabili che si susseguirono al Comando Centrale del Fronte Clandestino di Resistenza . Uno dei più impor-
           tanti fu l’inquadramento del personale del Corpo dei Regi Equipaggi Marittimi (CREM) e l’attività di anti-
           sabotaggio. Il primo problema risultava particolarmente difficile per il numero di marinai presenti a Roma,
           perché era difficile nasconderli e soprattutto erano tutti piuttosto giovani e questa classe di età li esponeva
           fortemente alle retate naziste.
           Furono costituite tre bande armate ed un gruppo antisabotaggio. In un primo momento il problema fu ri-
           solto creando in una zona periferica di Roma una prima base operativa. In Via dell’Arco di Travertino (Porta
           Furba - Roma) fu costituito un distaccamento, la ‘Banda Arco di Travertino’, gruppo del guardiamarina
           Giovanni Fantin, di circa 120 uomini, suddivisi in gruppi comandati da sottufficiali. Furono create mense
           e i viveri erano in buona parte forniti dal Comitato di Liberazione. Il vettovagliamento era un problema
           primario insieme a quello del reperimento di armi ed esplosivi.
           L’attività della Banda iniziò nel mese di ottobre 1943 ma nel febbraio 1944, in seguito alla delazione di una
           spia, ne furono arrestati cinque membri; in seguito a questa scoperta, le truppe tedesche iniziarono a svolge-
           re un accurato piantonamento della zona per oltre un mese, impedendo un’attività che era stata molto molto
           fruttuosa: il 4 novembre 1943, con una battuta nella zona di Cinecittà la Banda recuperò 20 moschetti e circa
           500 proiettili; nel dicembre furono recisi i fili della rete telefonica militare tedesca Roma-Cassino; sempre
           nello stesso mese, in via Appia Nuova, disseminarono l’asfalto di chiodi a tre punte (i tripodini come fu fatto
           da altre ‘bande’), per circa 5 km, causando notevoli difficoltà di trasporto, per cui i tedeschi emanarono
           un’ordinanza, minacciando la popolazione locale di rappresaglia, se un incidente del genere si fosse ripetuto;
           il 15 gennaio 1944 il gruppo riuscì a disattivare due mine che erano state messe sotto il ponte ferroviario di
           Torpignattara, disarmando due guardie della PAI e uccidendo due sentinelle tedesche. In questa occasione
           recuperarono due fucili mitragliatori con quattro caricatori, due fucili e due rivoltelle con relative munizioni;
           nei giorni seguenti vennero prelevati e trasportati in luoghi sicuri sette fucili mitragliatori con 800 proiettili,
           un moschetto con 1.800 proiettili, tre rivoltelle con munizioni, 20 bombe a mano, tre scatole di detona-
           tori e una gran quantità di munizioni adatte a varie armi. In altre azioni del genere furono rastrellate due
           pistole con munizioni, 30 bombe a mano. Il controllo di salvaguardia era forte tanto che furono eliminate
           anche due spie che si aggiravano vicino alla sede della Banda. Occorre anche ricordare che furono assistiti
           e protetti dal gruppo dell’Arco di Travertino 20 prigionieri alleati che erano riusciti a scappare dai campi di
           concentramento, dopo i fatti dell’8 settembre, ricercati attivamente dalle forze della polizia tedesca e privi di
           vitto e di alloggio sicuro: li nascosero in alcune cappelle del cimitero del Verano. Vennero rifornite di viveri
           quotidianamente altre 20 persone ricercate perché dovevano soddisfare obblighi militari.
           Era stata costituita la ‘Banda La Gioiosa’, gruppo del capo aiutante di 3ª classe Pietro La Gioiosa, composta
           di 20 uomini, dislocata nel quartiere Trionfale e sulla Via Aurelia, arteria di comunicazione estremamente
           importante per l’ingresso e l’uscita dalla capitale. Furono recuperati, in varie occasioni, e trasportati in luoghi
           sicuri moltissime armi, moschetti, proiettili, bombe a mano, baionette e mezzi di trasporto, estremamente
           importanti dei quali vi era notevole penuria nel Fronte. Tra il 1º e il 5 giugno, giorno della Liberazione,
           elementi de la ‘La Gioiosa’ disarmarono molti militari della PAI e catturarono un buon numero di soldati
           tedeschi. La mattina del 4 giugno catturarono tre paracadutisti della Nembo, repubblicana.
           Nella notte del 5 giugno questo gruppo ebbe uno scontro a fuoco al Ponte Risorgimento, in collaborazione
           con dieci soldati americani e un sottotenente della Regia Guardia di Finanza contro 10 militari tedeschi su
           tre autocarri: di questi, tre furono uccisi, due feriti e cinque fatti prigionieri. Ebbe un secondo scontro a
           fuoco a Ponte Milvio con cinque militari tedeschi e un terzo, in Piazza Bainsizza, con due tedeschi che si
           diedero alla fuga, abbandonando il mezzo sul quale erano giunti nella piazza.
           Tra i vari gruppi di resistenza che si erano costituiti nel Fronte, vi era la ‘Banda Petrucci’, del tenente com-
           missario Francesco Petrucci, composto di 61 uomini di cui 44 in armi, dislocati sulla Via Appia (altra Con-
           solare, come l’Aurelia, che presiedeva all’entrata in città e all’uscita dalla capitale), disponendo di automezzi
           già predisposti per l’occupazione e il presidio del ministero. Svolse numerose azioni di ingente recupero di

           45   AUSMM, Operazioni Fronte Clandestino, fascicoli 105/10-11-12-13. V. anche G. Manzari, La partecipazione della Marina…, cit.,
           p.142-145.

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