Page 214 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”
Italia. Analizzando le ragioni di quei primi insuccessi, si avvidero che non avevano compreso bene la fon-
damentale differenza tra operare in un territorio nemico e agire in un territorio occupato, ma con substrato
popolare, culturale e politico, potenzialmente amico. Le notizie di intelligence ricevute avevano confermato
l’idea che ormai il fascismo non fosse più universalmente popolare in Italia e che gli antifascisti avrebbero
potuto aiutare gli angloamericani per sconfiggere chi era ritenuto il vero nemico, cioè la Germania, ma non
erano adatti a un lavoro di propaganda, informazioni e soprattutto di sabotaggio, in questo, peraltro sba-
gliando prospettiva. Questa errata opinione derivava dalla constatazione che gli elementi ingaggiati in questo
tipo di attività (informazioni e sabotaggio più prevalente il secondo) non conoscevano ‘i fondamentali’ di un
lavoro clandestino, necessario in quel contesto.
Una seconda ragione che aveva causato gli insuccessi era stata l’assenza di un flusso importante di intelli-
gence per le azioni di natura operativa. Da parte del Capo della Italian Section fu, quindi, proposto di agire
sulla base di un chiaro principio e cioè che una articolata resistenza al fascismo e al nazismo poteva venire
solamente dall’interno dell’Italia, e le azioni concrete sul territorio dovevano iniziare quando fosse stato
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evidente che il fascismo stava per collassare .
Per mettere in atto la politica attiva di resistenza,
era essenziale avere i contatti giusti e mantenerli
con gruppi dissidenti all’interno dell’Italia. Que-
sto poteva essere ottenuto sia attraverso esiliati
o rifugiati italiani in Gran Bretagna o in nazioni
neutre o attraverso missioni in paesi neutrali. Per
il reclutamento degli agenti, si poteva pensare a
elementi espatriati, anche se questi non garanti-
vano il raggiungimento di alcuni obiettivi perché
lontani da tempo dall’Italia, o, considerata forse
la migliore soluzione, a prigionieri di guerra mili-
tari, che potevano ben conoscere un certo tipo di
attività operativa nel settore bellico informativo e
avevano dimostrato di essere molto ostili, ormai,
al regime fascista o militari, tanto che decidevano
di andare in clandestinità, pur di non servire il
nazifascismo.
Tra i problemi maggiori ai quali l’Italian Section
dovette far fronte almeno fino al luglio 1943, for-
se il più importante, fu la mancanza di un sistema
di crittografia previsto per il SOE: tutti i mes-
saggi diretti alla Sezione passavano attraverso il
SIS britannico e questo comportava un razio-
namento molto rigido sul numero dei messaggi
e soprattutto un controllo sul contenuto degli
stessi, considerato decisamente un ostacolo per
i rapporti con Londra e con il Cairo, che neces-
sitavano di una certa rapidità. La mancanza di
una raccolta informativa di carattere operativo fu
La prima pagina del rapporto sull’attività del SOE in Italia. certamente uno svantaggio per la sede di Berna
NAUK - Londra
e non era possibile inviare degli agenti in una na-
zione ostile, senza ben comprendere in quali condizioni essi avrebbero dovuto operare.
Nel maggio 1942 il lavoro paziente della sezione di Berna, condotto attraverso la Svizzera sembrò produrre
dei risultati che promettevano il raggiungimento di interessanti obiettivi anche per una Italia ancora sotto re-
gime fascista, che però iniziava a presentare delle crepe, soprattutto nel mondo militare che era abituato a non
65 NAUK, HS7/59, f.32A, SOE and the Italian Resistance 1941-1943, by F. W. D. Deakin, p.9.
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