Page 260 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           Cadorna, la nostra diretta partecipazione alla lotta con truppe combattenti doveva essere subordinata al concorso da fornire
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           nelle retrovie con truppe ausiliarie .
           Questa era in effetti l’idea sulla partecipazione italiana al conflitto, soprattutto dei britannici, perché gli
           americani erano più flessibili e la stessa MMIA, considerati i porti come linea di combattimento, ne faceva
           ricadere la responsabilità di controllo e difesa sull’Esercito italiano. Per gli italiani invece c’era una netta di-
           stinzione fra le unità e le truppe combattenti e quelle unità che potevano essere più facilmente e utilmente
           impiegabili in quelli che venivano chiamati i servizi ausiliari, dei quali comunque vi era gran bisogno. In
           realtà, le richieste degli Alleati in questo settore furono sin dagli inizi, molto alte tanto che a metà ottobre
           1943 - ricorda sempre Cadorna - le Unità Ausiliare di lavoratori impiegate erano 15.000 ma nel novembre
           erano almeno 30.000 con una ulteriore richiesta, il 15 dicembre, dal Comando Alleato di altri 8.000 artieri.
           Nel 1944 erano 163.000 ma nel 1945 arrivarono a 196.000. Nel gennaio 1944, lo Stato Maggiore dell’Eserci-
           to era stato costretto a istituire un organo addetto a questo tipo di collaborazione: l’Ispettorato delle Truppe
           Ausiliarie, tanto la situazione necessitava di un organo ad hoc per gestirla.
           Si può chiaramente comprendere il risentimento che traspare dalle parole del generale Cadorna, nella sua
           relazione riguardo a questo problema, ma occorre, a mente fredda e a grande distanza temporale dai fatti
           occorsi, considerare che anche questo apporto di ‘manovalanza’ fu importante e da considerarsi nella fase
           della resistenza militare, perché le forze impiegate dettero un aiuto formidabile a quelle combattenti anglo-
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           americane e italiane, nella penisola .
           Certamente non era facile per nessuno, militari compresi, fare questo lavoro nelle retrovie e infatti - ricorda
           sempre Cadorna - , vi furono ogni giorno delle assenze arbitrarie, malattie sempre più ricorrenti e forti per
           mancanza di riposo, alimentazione insufficiente come per l’equipaggiamento, le condizioni di alloggiamento
           molto misere, senza considerare i congedi e le licenze straordinarie che venivano date per ragioni ‘agricole’;
           queste ultime, peraltro importanti, per riuscire a coltivare, ove si poteva, i campi e alleggerire il problema del
           vettovagliamento, sempre difficoltoso e carente.
           Fu molto importante effettuare dei lavori per il ripristino delle strade in particolare quelle Consolari e quelle
           ferrate, dove si dovevano muovere treni che portavano carri armati, armi, munizioni, e truppe di rinforzo
           quando necessarie. È ben nota sia l’importanza strategica e logistica di una rete ferroviaria che consenta,
           specialmente in periodo bellico, movimenti rapidi e sicuri sia la sua vulnerabilità, con atti di sabotaggio o
           bombardamenti aerei.
           In base poi alle notizie ricevute, le Unità Ausiliarie provvidero a rimuovere campi minati (furono circa
           500.000 le mine rese inoffensive), barriere e ostacoli di qualsiasi tipo; non è da dimenticare che, ove fosse
           stato necessario, rimisero in efficienza gli aeroporti e resero transitabili ponti importanti; le Ausiliarie prov-
           videro a organizzare gli itinerari e a gestire i diversi campi dove le autocolonne sostavano. Ci fu anche un
           lavoro generico relativo al massiccio incremento delle truppe angloamericane che dovevano essere siste-
           mate, alloggiate, e quindi si doveva curare l’organizzazione delle basi per questi nuovi arrivi, fossero porti,
           aeroporti o località importanti per la logistica.
           Queste unità furono raggruppate in tre categorie; in dettaglio, per meglio comprendere le attribuzioni e
           le dipendenze: truppe ITI-ITI: addette alla sicurezza interna (i soli battaglioni di guardia) unitamente alle
           Divisioni S.I. delle Isole e ai servizi per l’Esercito Italiano, ovvero collaborazione indiretta con le Forze Al-
           leate; truppe BR-ITI, impiegate dagli inglesi in collaborazione diretta (Gruppi di Combattimento compresi);
           truppe US-ITI: impiegate dagli americani, anche queste in collaborazione diretta con le Forze USA.
           Tanto fu importante il lavoro di queste truppe, confluite sia dallo scioglimento sia dalla trasformazione
           di alcune Unità dell’Italia meridionale e nelle Isole, escludendo i Gruppi di Combattimento e le Divisioni
           di Sicurezza Interna (v. infra), che lo Stato Maggiore dell’Esercito dovette costituire otto Grandi Unità
           ‘amministrative’, delle quali quattro furono Unità Costiere trasformate in Divisioni. In dettaglio: la 205ª
           (US-ITI), operò nelle retrovie con circa 8.000 uomini provenienti dall’Esercito e dall’Aeronautica per ser-
           vizi ausiliari negli aeroporti, alle dipendenze del Comando Forze Aeree Americane; la 209ª (BR-ITI), alle



           146   Relazione Cadorna, cit., p. 21-22.
           147   L’esercito italiano dall’armistizio…, cit., p. 155 e seguenti.

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