Page 325 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO TERZO



           Liberazione Nazionale per la Liguria si impegnò a dare il trattamento di prigionieri di guerra, secondo le
           leggi internazionali, ai 6.000 soldati tedeschi si erano arresi, riservandosi di consegnarli al Comando Alleato
           angloamericano operante in Italia .
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           Il 26 aprile la voce di Paolo Emilio Taviani annunciò in un messaggio radiofonico della BBC la liberazione
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           È da ricordare che la partecipazione popolare alla resistenza della Regione Piemonte fu molto forte se non
           altro guardando alle formazioni, le 50 divisioni mobilitate: 16 garibaldine, 12 autonome, 12 Giustizia e Li-
           bertà, 7 Matteotti, 3 Rinnovamento e 9 brigate non indivisionate È interessante notare che questo tipo di
           resistenza aveva una chiara impronta repubblicana contraria ai Savoia, che proprio in quella regione erano
           stati regnanti, prima dell’unità d’Italia e nel periodo successivo.
           La resistenza piemontese si rafforzò soprattutto nell’estate e autunno 1944, quando le sue forze controllaro-
           no militarmente ampie zone del territorio. In Piemonte si formarono molte ‘bande’ soprattutto nel Cuneese
           e nell’Astigiano.
           Ebbe in Duccio Galimberti cuneese, la sua figura più importante. Fu arrestato in seguito a delazione il 28
           novembre 1944 a Torino; prelevato dal carcere di Torino da un gruppo di fascisti, fu portato poi a Cuneo in
           una caserma delle ‘brigate nere’ dove fu seviziato fino alla morte .
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           Anche nel Piemonte vi furono numerose rappresaglie. Si ricorda fra le tante, un eccidio, quello di Boves, atto
           di rappresaglia contro la popolazione civile eseguito il 19 settembre 1943, pochi giorni dopo l’armistizio,
           colpendo la città dalle colline intorno e mettendo a fuoco quasi tutto il paese, uccidendo decine di persone.
           Torino, come molti altri centri piemontesi sedi di industrie, era stata una delle prime città ad essere pesante-
           mente bombardata dopo la dichiarazione di guerra di Mussolini alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti, perché
           rappresentava un polo fortemente industrializzato. Il 12 giugno 1940 vi furono le prime incursioni aeree al-
           leate che proseguirono intense nell’agosto dello stesso anno. Fu gravemente bombardata anche Alessandria,
           per essere un nodo ferroviario di primaria importanza. Ad Asti, oltre alla distruzione delle case, furono di-
           strutti i ponti sul Tanaro. Nel prosieguo del conflitto, Cuneo (come Mondovì e Dronero, solamente per citare
           alcune delle città e cittadine che ebbero forti bombardamenti) subì attacchi aerei, soprattutto nell’agosto 1944
           e nel febbraio 1945; fu nell’agosto 1944 che gli aerei alleati iniziarono a bombardare strade statali e quelle di
           grande comunicazione che portavano verso la Francia. Occorre anche ricordare che ci furono i bombarda-
           menti di aerei fascisti, ad esempio, sulla cittadina di Dogliani il 31 luglio e il 1º agosto 1944, poiché era noto
           che la popolazione di quella cittadina era quasi interamente partigiana e occorreva indebolire quelle forze.
           Peraltro già nel marzo 1943 erano stati fatti molti scioperi, ampiamente previsti dai britannici già nel di-
           cembre 1942, che proseguirono subito dopo i bombardamenti e nell’agosto successivo [1943], il 17 e il 19,
           paralizzando in seguito quasi totalmente l’industria, peraltro duramente repressi dal governo di Badoglio. Se
           si pensa che in Piemonte nel periodo 1940-1944, vi erano circa 500.000 operai: i dipendenti della Fiat erano
           circa 50.000; intorno ad Alessandria, Asti, Novara, vi erano moltissime industrie, solo nel tessile, con alme-
           no 50.000 dipendenti. Con la guerra la situazione si era fatta molto difficile per la popolazione dal punto di
           vista alimentare e della vita quotidiana, con le sirene continue dei bombardamenti: molte fabbriche distrutte,
           mancanza di salari; tutte ragioni che avevano contribuito a far crescere una resistenza intensa in tutte le fasce
           sociali, considerando anche che molto spesso dove le fabbriche erano rimaste intatte, o quasi, si chiedeva un
           orario molto allungato a coloro che vi lavoravano, aggravandone la situazione.
           Dopo l’armistizio, come era successo in tutta l’Italia settentrionale, i tedeschi occuparono Torino, con la
           solita durezza di rastrellamenti, interrogatori, torture e, come in altre città, tutto questo aveva avuto come


           54   Per l’apporto della Marina nella resistenza ligure, v. Giuliano Manzari, cit., p.197 e ss.
           55   Il senatore Taviani, quando era vice presidente del Senato, lasciò presso la Discoteca di Stato in Roma le sue memorie sulla
           guerra di liberazione e sui problemi politici che ne seguirono in tutto il periodo relativo al trattato di pace, alle elezioni politiche
           e al trentennio successivo.
           56   MOVM. Il 3 dicembre fu ritrovato il suo cadavere nei pressi di Centallo (piccolo borgo vicino a Fossano, in Piemonte).

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