Page 328 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”
Fu uno sforzo non indifferente e non sempre si riuscì ad ottenere un efficiente coordinamento concreto.
Dal punto di vista organizzativo, Messe aveva deciso di costituire dei comandi regionali (nove in totale), per
dare delle direttive unitarie e coordinare le attività di ciascun gruppo di resistenza, definito ‘Banda’. Era im-
portante anche che tutte queste forze resistenti si coordinassero con il Comando Supremo e di conseguenza
con i Comandi alleati. Erano previsti anche i rapporti con i partiti antifascisti che esprimevano localmente i
Comitati di Liberazione Nazionale (CLN).
Non era facile riuscire a coordinare tutte le istanze resistenziali che provenivano da ogni parte, militare e
civile. Ma il 10 dicembre 1943 il Comando Supremo con la circolare N. 333/OP impartiva ordini e direttive
per organizzare e condurre la guerriglia secondo gli obiettivi prefissati . E’ una circolare che rappresenta
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molto più che indicazioni di direttive ma è il quadro di quella che era la situazione in quel momento nel
dicembre 1943, con dettagli che danno la misura delle difficoltà quotidiane da affrontare da coloro che aves-
sero deciso di militare nelle Bande e del pragmatismo e lucidità di chi la firmava.
La circolare fu inviata al Comando Bande Militari del Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia-Roma-
gna, Toscana, Lazio, Abruzzo (Roma esclusa). Queste venivano considerate aliquote delle Forze Armate italiane
rimaste isolate in territorio occupato. Tutti coloro che operavano in queste organizzazioni erano considerati com-
battenti regolari, in servizio militare, in zona di operazione. Si aggiungeva anche che i comandanti a capo di queste
Bande e i loro gregari operavano alle dipendenze del Comando Supremo, militari in servizio e come tali non
avevano alcun colore politico, né di destra né di sinistra, fermo restando che i partiti dovevano essere tuttavia i loro
migliori alleati sul piano della guerra contro i tedeschi e ai fini della tenuta dell’ordine pubblico.
Era evidente che, molto spesso, per difficoltà varie di reperimento materiali, non tutti potevano avere un’uni-
forme regolare e quindi era stato previsto per coloro che si aggiravano in ambito civile un distintivo costituito
da un doppio nastro tricolore al bavero della giubba; tale distintivo era stato depositato dal Regio Governo a Ginevra.
Doveva essere dato il massimo appoggio ai militari inglesi e americani, ex prigionieri di guerra utilizzandoli
nelle Bande, in quanto ritenuti sicuramente molto utili nella lotta ai tedeschi.
La circolare continuava dando le direttive chiare per l’organizzazione e l’azione delle Bande: una delle in-
dicazioni tra le più interessanti, in questo settore, era che ogni iniziativa dovesse rispondere a un concetto
chiaro: sabotare quanto il tedesco utilizza, salvare quanto il tedesco asporta o vuol distruggere. Grande attenzione veniva
ovviamente data alle ferrovie, per monitorare e impedire movimenti di truppe: ad esempio si indicava che, se
su qualche centinaio di chilometri si asportava un pezzo di rotaia, questa poteva essere riparata rapidamente;
se invece sullo stesso tracciato si asportavano pezzi di rotaia in vari punti, si otteneva il risultato auspicato
senza uso di molti mezzi. Effettivamente si può notare, nei bollettini di guerra del CVL del 1944-1945, che
le operazioni di sabotaggio ferroviarie furono oltre 2.000 e avevano riguardato sia materiale ferroviario
come locomotive o vagoni, sia, molte volte le infrastrutture, per evitare il più possibile i movimenti, con
danni notevoli, peraltro procurati anche dai massicci bombardamenti alleati sulle linee dorsali occupate dai
nazisti, quale la tirrenica (Roma-La Spezia-Genova), l’adriatica (Roma-Ancona-Pescara), la centrale (Ro-
ma-Bologna, il più delle volte inutilizzabile).
Per quanto riguardava le grandi città con molta popolazione, era evidente che la guerriglia non poteva es-
servi condotta per la gravità delle possibili rappresaglie però i partiti politici potevano e dovevano attuare una
propaganda forte e decisa per mantenere uno spirito ostile e ostruzionistico verso il tedesco .
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La circolare riguardava anche la questione più spinosa in tutta la programmazione, almeno nel momento
in cui ancora il Comando Supremo era a Brindisi (si trasferì a Roma, da Brindisi e Salerno dopo la libera-
zione della capitale), e non era possibile riuscire a inviare denaro ai Comandi Regionali. Fu dato quindi un
consiglio a quei comandanti regionali, per procurarsi finanziamenti per poter operare: erano autorizzati ad
attingere ai fondi delle amministrazioni militari ancora disponibili perché occultati con successo alle auto-
64 Il testo integrale in Relazione Messe, cit., allegato n. 1, p. 149 e ss. In molte opere di studiosi stranieri le operazioni dei partigiani
italiani contro i tedeschi e i nazifascisti sono considerate fra le più importanti azioni di guerriglia del passato e del presente. V.
Major H. Von Dach, Total Resistance. Swiss Army Guide to Guerrilla Warfare and Undergrounds, Paladin Press, Colorado, USA, 1965 e
su www.paladin-press.com. Questo volume analizza le tecniche di cui una resistenza ha bisogno per sconfiggere una invasione o
una forza occupante.
65 Relazione Messe, cit., p. 153.
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