Page 331 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO TERZO



           In questo primo periodo, nel suo complesso, la resistenza iniziava già ad essere molto importante per
           numero di formazioni, volontari e attività intraprese. Era però ancora frazionata: l’attività è episodica, non
           controllata, notava Messe.
           E in effetti anche la Special Force, che pure aveva delle sezioni aggregate presso la 5ª e l’8ª Armata, dipendenti
           dalla Centrale della Special Force N.1, non era in grado di appoggiare concretamente questo intenso movi-
           mento di resistenza che necessitava di rifornimenti, utilizzo di campi di aviazione, velivoli per i trasporti e,
           non ultimi, armamento, munizionamento e finanziamento, proprio nel momento in cui il movimento clan-
           destino di resistenza si stava concretando e organizzando, avendo soprattutto forte necessità di coordinarsi
           e confrontarsi con le autorità dell’Italia liberata.
           Come indicato da Messe, nel territorio occupato, la resistenza si dovette basare su missioni di collegamento
           e operative; missioni speciali; missioni di istruttori per il sabotaggio; campi di ricezione per aviolanci; punti
           di sbarco; rifornimenti; finanziamento; propaganda.
           Le missioni di collegamento erano logisticamente importanti perché dovevano collegare l’Italia occupata
           con l’Italia libera e solo su questi collegamenti si poteva poi basare l’organizzazione di quelle operative.
           Furono attive fin dal mese di ottobre 1943 ed erano costituite da militari di tutte e tre le Forze Armate, vo-
           lontari (anche civili), che erano stati opportunamente addestrati.
           Dopo un primo periodo di aviolanci o sbarchi sia con mezzi di superficie sia con sommergibili, si poté pas-
           sare ad aviolanci su campi organizzati o con sbarchi in punti prestabiliti, dove il personale inviato trovava
           ‘accoglienza’ per arrivare a destinazione. Con sommergibili e motosiluranti italiani furono sbarcati, oltre le
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           linee nemiche, più di 250 uomini , membri delle varie missioni e Servizi che operarono in Italia o furono
           riportati a Brindisi, facendo passare loro le linee, elementi del SIM, rimasti bloccati a Roma, o di altri Servizi
           che dovevano rientrare a Brindisi, per missione compiuta. Furono molto utili questi sbarchi perché riusci-
           rono a installare un’importante rete di comunicazioni radio per i comandi operativi alleati e i Servizi italiani,
           tramite i partigiani, con informazioni ottenute molto spesso direttamente o con il loro aiuto. Alcune missio-
           ni furono anche fatte infiltrare via terra come una, nell’ottobre 1943 attraverso le linee tedesche del settore
           Adriatico; una del dicembre 1944, partita da territorio neutrale; una, nel marzo 1945 partita dal territorio
           francese insieme ad altre due dell’aprile 1945. In quello stesso mese furono infiltrate due missioni attraverso
           le truppe tedesche in ripiegamento dalla Linea Gotica nella pianura padana.
           Dal novembre 1944 furono anche organizzate delle speciali missioni di collegamento tattiche, di supporto
           al Comando Alleato, per fornire informazioni e trasmettere direttive, ordini e per orientare verso razionali
           sabotaggi utili ai fini delle operazioni alleate.
           La composizione delle missioni era quasi sempre la stessa: un ufficiale capo missione, altri collaboratori scel-
           ti tra ufficiali, sottufficiali e truppa; era sempre presente un radiotelegrafista militare, con equipaggiamento
           adatto ad effettuare il previsto collegamento. Quando le missioni furono miste (italiani e inglesi o america-
           ni), fu necessario dotarle anche di un interprete.
           Gli specchi riepilogativi cronologici delle missioni inviate, allegati alla Relazione, forniscono un quadro
           analitico molto interessante: vi è la data di inizio missione e fine della stessa, con gli obiettivi, previsti o rag-
           giunti; le regioni dove furono inviate; i mezzi utilizzati per l’invio, a seconda che fosse arrivata in loco per
           via terrestre, con uno sbarco, con un aviolancio. Interessante anche il quadro del volume di traffico radio
           telegrafico dei messaggi trasmessi alle missioni e di quelli in arrivo dalle stesse; per alcune ve ne fu un nu-
           mero ingente come quella in Veneto dell’ottobre 1944 con 169 messaggi trasmessi alle missioni e 142 inviati
           dalle stesse o quella, sempre in Veneto, del novembre 1944, con numero ancora più alto. In tutto, i messaggi
           trasmessi alle missioni furono 6.160 e quelli inviati dalle missioni, 8.215: un lavoro di grande rilievo profes-
           sionale e militare. Sono anche segnalate le missioni fallite come ad esempio una inviata in Veneto partita
           dalla base il 3 novembre 1943 che fallì e non si ebbero più notizie del personale inviato con essa.
           L’ultima missione, con la sigla ORGON, con cinque componenti italiani e cinque inglesi, inviata in Lombar-
           dia il 28 aprile 1945 fu chiusa il 2 maggio dello stesso anno, in territorio già liberato .
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           69   Giuliano Manzari, La partecipazione della Marina…, cit., p.159.
           70   In tutto furono effettuate, secondo la Relazione Messe 96 missioni di collegamento operative, divise in 48 italiane, 23 inglesi, 25
           miste che impiegarono 163 italiani (tra i quali 64 radiotelegrafisti) e 119 inglesi. Fino all’aprile 1944 furono solo italiani a far parte

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