Page 330 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           Danimarca, Polonia, Jugoslavia e Grecia. Tutto quello che era riuscita ad ottenere era sempre stato in collabo-
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           razione con i governi alleati di riferimento e con il supporto di esponenti politici durante il conflitto .
           In effetti, le prime missioni effettuate da questa struttura operativa in Italia a luglio  e nel dicembre 1942
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           non furono molto proficue, anche perché non erano organizzate con le necessarie precauzioni e professio-
           nalità. A mano a mano che procedevano favorevolmente le operazioni nel Nord Africa, gli Alleati iniziarono
           a fare i piani operativi per sbarcare in Sicilia o in Sardegna e il SOE fu invitato a dare un supporto.
           Un esempio, anche se di minor successo operativo: fatta una breve ricerca tra i prigionieri di guerra, un ex
           carabiniere (nome di copertura Pisano), di origine sarda, si presentò volontario per essere infiltrato in Italia
           ma non fu accettato in prima battuta perché non aveva ancora terminato l’addestramento necessario Anche
           un’altra persona si presentò volontaria, Gabriel, ungherese di nascita ma cresciuto in Italia, non soltanto un
           uomo coraggioso ma di grande intelligenza e, infatti, rapidamente divenne un provetto operatore radio tele-
           grafico. Si pensò di inviarli insieme in Sardegna, perché avrebbero potuto formare una interessante squadra,
           con la conoscenza del territorio che Pisano aveva e la bravura di Gabriel, che, messo accanto al collega cercò
           anche di imparare a parlare l’italiano con accento sardo.
           Imbarcati in un sottomarino, sbarcarono con successo su una spiaggia sarda. Solo pochissimi giorni dopo
           Gabriel aveva iniziato a mandare molti messaggi e questa facilità mise in sospetto i britannici, i quali ritennero
           che l’agente fosse stato catturato e che i suoi messaggi erano dettati dal nemico, in quel momento gli italiani.
           Così iniziò una sorta di informazione - disinformazione perché il Quartier Generale Alleato inviava messag-
           gi facendo comprendere che il possibile sbarco in Italia sarebbe avvenuto proprio in Sardegna, utilizzando
           in modo positivo una missione fallita.
           Dopo l’armistizio, Pisano riuscì a sottrarsi nella confusione del momento all’internamento mentre di Gabriel,
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           catturato, si seppe solamente che, da una prigione italiana, stava per essere trasferito in Germania .
           L’atteggiamento degli Alleati, verso le strutture militari italiane, iniziò a cambiare abbastanza sia durante i
           colloqui a Lisbona della missione Castellano, sia nel settembre 1943 quando iniziò una collaborazione con il
           SIM, il Comando Supremo italiano e la Commissione Alleata di Controllo; assunse poi totalmente un altro
           atteggiamento una volta arrivato Messe al Comando Supremo, anche per la personalità pragmatica dell’uomo.
           Rimase sempre negli angloamericani un atteggiamento di attenzione o scetticismo, nei confronti degli italiani,
           a volte positiva e altre negativa, ma avevano comunque bisogno del loro aiuto, ne fossero entusiasti o non.
           Nella Relazione, Messe ricorda che, alla vigilia dell’offensiva alleata, si erano già delineate in alcune zone dei
           raggruppamenti di resistenti, come ad esempio. il Gruppo Bande delle Langhe con a capo il maggiore Mauri
           (maggiore di S.M., Martini); la divisione ‘Garibaldi’ della Valsesia al comando di Moscatelli; le Fiamme Verdi
           del generale Fiori (generale Masini) nelle Alpi Orobie, un gruppo che mantenne sempre rapporti privilegiati
           con gli Alleati; il Gruppo Bande del tenente colonnello Cugini nella zona di Vittorio Veneto; il Gruppo
           Bande del tenente colonnello Zancanaro nella zona del Grappa; le Bande del tenente Carli, sull’altopiano
           dei Sette Comuni (Prealpi Vicentine).
           Non si può dimenticare che contemporaneamente nella Valle Padana e nei grandi centri urbani si stavano
           sviluppando e affermando i GAP (Gruppi di Azione Patriottica) e le SAP (Squadre di Azione Patriottica).
           Si vede già da queste prime indicazioni come i militari a nord avessero subito iniziato ad organizzare Grup-
           pi-Bande di resistenza. Anche sull’Appennino si stava consolidando un movimento di resistenza appoggiato
           più che altro da esponenti politici.



           66   V. al riguardo Peter Sebastian, I Servizi Segreti Speciali Britannici e l’Italia (1940-45), Roma, Bonacci Editore, 1986.
           67   Si trattava della missione Lussu, un piano per entrare in Sardegna e dalla Corsica, dove Emilio Lussu avrebbe dovuto fomentare
           una rivolta con il supporto delle armi alleate. La missione fu abbandonata per molte ragioni, operative e politiche.
           68   In tempi successivi si seppero ulteriori dettagli che confermarono la supposizione britannica: i due agenti erano sbarcati con
           successo, la strada da loro seguita dalla spiaggia aveva fatto evitare controlli ma, il secondo giorno, proprio quando la squadra
           sembrava apparentemente salva in una area selezionata, Gabriel si era avvicinato a un pastore per chiedere notizie sulla strada da
           seguire. In quella regione nessuno per questo motivo avrebbe avvicinato un pastore, il quale, essendo stato interpellato da per-
           sone che non conosceva, riportò questo strano incontro a chi di dovere. I due furono catturati e la radio di Gabriel, usata per la
           disinformazione da ambo le parti. Questo spiegò in seguito perché il Comando Supremo ritenne per un certo periodo di tempo,
           molto possibile uno sbarco alleato in Sardegna.

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