Page 361 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO TERZO
languore freddo ha attanagliato lo stomaco e lo smarrimento
ha preso tutte le facoltà sensitive… nella mia vita, soprattutto
in quella militare, ho passato diverse crisi fisiche, dure, ma mai
come stamattina ho avuto paura di soccombere. Ringrazio Dio
che stavolta è andata bene…
In questa sua lunga ‘lettera’ alla fidanzata e alla madre,
colpisce la maturazione umana di questo giovane venti-
duenne che riesce, nella sua irriducibile scelta, a trovare
una serenità di vita e di pensiero, anche in un campo
terribile come lo Stalag di Deblin, dove era rinchiuso.
Il 23 marzo 1944 fu trasferito nel campo di Oberlangen
ai confini con l’Olanda; trasferimento più duro della co-
siddetta ‘residenza in un campo’, quattro giorni di viaggio
nel freddo, in vagoni i cui interni sono ormai anche a noi
ben noti grazie a documentari d’epoca, dove era molto
difficile sopravvivere. Aveva interrotto quella lettera che
aveva scritto alla fidanzata il 22 marzo 1944 alla partenza
da Deblin e l’aveva sostituita per oltre un anno con delle
scarne note che aveva riportato su una agendina.
Perché dunque sopportare tanto dolore nel fisico e
nello spirito. Nelle sue annotazioni del mercoledì 11
aprile 1945 si legge che, dopo i bombardamenti alleati,
i tedeschi pretendevano di trasferire nuovamente gli
internati dal campo di Oberlangen, contro gli ordini
che il Comandante del campo aveva ricevuto dal Co-
mando Supremo tedesco di Amburgo. Molti erano gli
allarmi per il passaggio continuo di aerei alleati. Gli in-
La copertina del volume delle memorie di Enrico Zampetti, ternati cominciavano ad avere notizie sull’andamento
uno degli IMI
della guerra, sull’avvicinamento degli angloamericani.
Intorno al mezzogiorno dell’11 aprile 1945 gli internati sentono l’allarme e soprattutto, ricorda Zampetti, un
folle cannoneggiamento scuote le pareti della baracca e fa tremare i portalampade accompagnato da un impressionante passaggio
di aerei. Comprendono che i tedeschi sono in fuga.
Fino a ieri vivevamo nell’abbrutimento della nostra miseria, considerandoci “martiri” e questa considerazione ci faceva fieri
delle nostre miserie, nell’assoluta assenza di pudore per le nostre vergogne. Ora invece, proiettandoci nel futuro, ci vediamo di
nuovo “ufficiale” e ritorna la coscienza dell’umiliante stato in cui siamo ridotti. Ricorda Zampetti che un capitano dei
Carabinieri, Veneroni, appena si ebbe sentore di buone notizie, aveva indossato la ‘divisa diagonale’ che era
riuscito a conservare gelosamente a prezzo di molti sacrifici e così si era presentato ai suoi colleghi con la
dignità che competeva al suo grado.
Continua il diario di quel giorno: ma non è questo il problema più toccante della crisi che stiamo attraversando, non è il
problema della “forma”. È quello della “patria”. Dopo il 25 settembre 1943 è stata per me una parola priva di significato.
Tutti i valori terreni dell’ordine sociale si sono contratti nell’unica realtà della famiglia, ma ora l’appello del tricolore, il richia-
mo del nome di Italia corrono di nuovo nel sangue e dicono che non tutto è distrutto! Quanta ruggine! Il mondo ci sollecita e
sta per strapparci dalla forzata ascesi: “Signore conservaci la coerenza” anche quando non saremo più “martiri per forza” !
Quel lager fu liberato il 16 aprile 1945, riconquistato subito dopo dalle SS che intimavano la liberazione dei
prigionieri tedeschi. Il 21 aprile era un sabato e i tedeschi dichiararono al colonnello francese, capo-prigio-
niero del campo internati, che Wietzendorf era diventato un peso e quindi per il giorno successivo, 22 aprile,
alle sette del mattino, doveva essere predisposta la partenza dei prigionieri francesi e italiani, con partenza a
scaglioni di 200 uomini per un percorso minimo di 7 km con bagaglio leggero. I prigionieri avrebbero avuto
a disposizione per la marcia, sei ore di tempo, cioè dalle 7.00 alle 13.00, essendo stata convenuta una tregua
d’armi. Alle 10 del mattino iniziarono ad uscire dal campo, iniziando il loro cammino verso Bergen, entro le
linee inglesi, dove arrivarono lo stesso giorno.
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