Page 359 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO TERZO



           Il trattamento di questi internati non aiutava comunque le relazioni tra Berlino e la RSI, anche se questa
           ultima era indubbiamente vassalla, e non alleata in termini di parità, del governo nazista. Il Fuhrer se ne
           rese conto, mentre anche lui stava iniziando a sentire e a comprendere che le sorti della guerra non stavano
           andando, anche in Italia, come sperato. Decise, quindi, il 20 luglio del 1944, subito dopo l’attentato organiz-
           zato dal colonnello von Stauffenberg (Operazione Valchiria), di mutare lo status dei militari italiani da internati
           a ‘lavoratori civili’, in accordo con lo stesso Mussolini; mutamento voluto anche da colui che era il ministro
           degli armamenti del Reich, l’architetto Albert Speer, nel quadro generale della ‘mobilitazione totale alla guer-
                                                                       135
           ra’, che caratterizzò la politica degli armamenti in quel settembre .
           Furono in 94.000 agli inizi coloro che avevano deciso, al momento della cattura, di collaborare. Nei primi
           mesi nei lager e con le pressioni naziste, furono poi 103.000 in tutto coloro che si arruolarono nelle Waf-
           fen-SS, nelle forze armate della RSI, nella Guardia Nazionale Repubblicana o nella riserva. Alcuni si arruola-
           rono, o meglio si dovettero arruolare, anche nelle file degli ausiliari lavoratori della Wehrmacht.
                                                           Tra l’agosto 1944 e il marzo 1945, gli IMI furono così
                                                           smilitarizzati e civilizzati, nel senso che fu tolto loro lo
                                                           status militare, e di questi, due terzi decisero di essere in-
                                                           gaggiati mentre il restante lo fu d’autorità.
                                                           Nel settembre 1944, gli ex internati militari italiani furono
                                                           così trasferiti in campi di concentramento organizzati dal
                                                           ‘fronte tedesco del lavoro’, registrati alla polizia, alla pre-
                                                           videnza sociale, alla mutua e all’anagrafe, passando allo
                                                           status civile, comunque come lavoratori di secondo livello.
                                                           In questi campi non furono registrati tentativi di resisten-
                                                           za aperta, sia per le sanzioni prospettate e spesso commi-
                                                           nate, sia per la deplorevole situazione fisica degli internati.
                                                           Nel Rapporto della Commissione Storica sono riportate
                                                           le parole di un internato in una fabbrica di armamenti a
                                                           Fürstenberg e a Lübben: un uomo privo di forze, non reagi-
                                                           sce più. Non riesce nemmeno più a reggersi in piedi. È come un
                                                           malato…, come è possibile reagire? Non provavamo nemmeno
                                                           più rabbia…Annota la Commissione: centrale era quindi la
                                                           lotta per la propria sopravvivenza. Il concetto è chiaro e non
                                                           occorrono altre spiegazioni.
                                                           Nei territori del Reich e nel Governatorato Generale i
                                                           campi per le truppe, gli Mannschaftsstammlager, conosciuti
                                                           con il nome di Stalag (oltre 60), radunavano sottufficiali
                                                           e soldati. Per gli ufficiali vi erano gli Offizierslager (15),
                                                           spesso  allocati  in  quelli  del  Governatorato  Generale,
                                                           mentre i soldati semplici e i sottufficiali potevano, dopo
           Un numero del ‘La Voce della Patria’, 31 luglio 1944 - Istituto   una burocratica registrazione, essere trasferiti in lager
           storico della Resistenza in Toscana. Fondo: ANEI di Firenze
                                                           separati, all’interno degli Stalag o in lager secondari, or-
           ganizzati in modo diretto dalle industrie, principalmente di armamenti, ma anche nell’edilizia, in miniera, e
           nell’industria pesante, ove avevano bisogno di forza lavoro. Fino all’inizio del 1945, gli ufficiali non furono
           obbligati a dare un servizio lavorativo ma, nonostante il loro grado, subivano mortificazioni di ogni genere.
           Da non dimenticare che vi erano anche degli speciali lager di rieducazione, Erziehungslager, dove normalmen-


           135   Si trattò di un memorandum consegnato da Mussolini al Fuhrer quel giorno e riguardava il suo accordo per la trasformazione
           degli internati militari italiani in “lavoratori civili”. Il capo della RSI riconosceva che la situazione italiana non aveva consentito
           di dare alla Germania quel contributo di manodopera come era stato previsto negli accordi. Kesselring aveva assorbito 70.000
           lavoratori italiani e altri 60.000 uomini erano stati dati a von Richthofen. Quindi, in questa situazione, Mussolini propose che
           fosse sfruttata la forza lavoro degli internati militari italiani per il processo produttivo tedesco e in particolare per la parte del
           programma di Göring circa l’impiego nella Luftwaffe tedesca.

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