Page 357 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO TERZO



           truppa. Militari dell’Aeronautica e della contraerea italiana sarebbero stati messi a disposizione del Comando
           Aeronautico; per quelli della Marina, ovviamente a disposizione dell’Alto Comando della Marina tedesca,
           specificando che, per costoro, si intendevano anche coloro che erano stati impiegati nelle batterie costiere.
           Gli ordini di Hitler erano chiari. Il Gruppo Armate Est aveva ricevuto la direttiva di uccidere senza alcuna for-
           malità militari italiani che si aggirassero in abiti civili. Vi era poi il cosiddetto ‘decreto pallottola’ (Kugel-Erlass),
           del 4 marzo 1944, per il quale gli ufficiali e i sottufficiali, anche se prima non addetti ai lavori, che fossero
           stati catturati dopo aver tentato la fuga, dovevano essere consegnati alla Gestapo, con le conseguenze che si
           possono solo immaginare: infatti quelle centrali erano autorizzate a giustiziare lavoratori stranieri sorpresi a
           rubare, a sabotare o a preparare una fuga. Schreiber ricorda nei suoi scritti, anche l’ordine preciso di Hitler sul
           fatto che non fossero fatti prigionieri di guerra nell’isola di Cefalonia, in quelle del Mar Ionio e del Mar Egeo.
           Per quanto riguarda statistiche e numeri, la situazione presenta varietà di analisi numeriche. Sarà preso come
           base l’intervento di un altro storico militare, Filippo Stefani, fermo restando che le variazioni sono spesso
           piuttosto minime e non cambiano in alcun modo quella che è stata la storia di questa dura resistenza senza
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           armi . Secondo il rapporto della Commissione Storica italo-tedesca (di seguito Commissione Storica), in-
           sediata nel 2009 , l’incertezza delle cifre sembra essere derivata anche da una pratica di registrazione non
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           omogenea, adottata dall’Alto Comando della Wehrmacht (OKW).
           Nel dicembre 1943 a Berlino era stato deciso che gli internati militari italiani dovevano essere messi a dispo-
           sizione del Plenipotenziario Generale per l’impiego della manodopera nell’economia bellica: a quell’epoca
           l’Organizzazione Todt (OT) aveva già 9.000 internati e si considerava terminato anche il reclutamento dei
           militari per le SS e per le forze armate della RSI, pur se in realtà quest’ultimo tipo di reclutamento continuò
           anche nei due anni successivi .
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           Gli IMI sarebbero stati 810.000  perché una parte di essi, intorno ai 197.000 riuscirono a sottrarsi all’inter-
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           namento. Il 1º febbraio 1944 sarebbero stati presenti nei vari lager sotto l’OKW, 607.331 militari, dei quali,
           secondo le stime della Commissione Storica, 24.400 ufficiali, 23.002 sottufficiali e 546.600 soldati (per un
           totale di 594.002 unità). È da considerare che, nella zona tedesca delle operazioni sul fronte orientale, vi
           erano altri 8.481 soldati italiani, qualificati anch’essi come prigionieri di guerra e non internati, portando a
           615.812 i militari prigionieri di guerra, dato numerico che corrisponde a quello rilevato nel rapporto ufficiale
           della Commissione Storica, sopra citata.
           Nel febbraio-marzo 1944 i militari italiani che avevano deciso di collaborare con la Germania sarebbero stati
           186.000 , di cui 15.000 erano disponibili ad arruolarsi nelle Forze Armate della RSI. Erano dovuti coattivamente
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           passare al servizio della Luftwaffe 60.000, mentre 5.000 erano stati rimpatriati per motivi vari. Molti di coloro che
           avevano deciso, infatti, di collaborare con i tedeschi furono costretti a prestare servizio per l’aviazione tedesca.
           Per completare il difficile quadro della situazione, occorre ricordare che più di 50.000 morirono; più di
           10.000 i dispersi. Durante le operazioni di disarmo perirono 25.000/26.000 soldati italiani e questo avvenne
           soprattutto nei territori della Jugoslavia e in Grecia; durante i combattimenti persero la vita 6.500 militari; tra
           i 6.000 e i 6.500 furono uccisi mentre opponevano resistenza. A questi numeri occorre aggiungere i 13.000
           che annegarono, mentre erano in trasferimento, dai luoghi di cattura ai campi previsti, sulle navi tedesche
           affondate dai bombardamenti alleati o a causa di un sovraffollamento.


           126   Filippo Stefani, Gli internati militari in Germania, in “L’Italia in guerra, il quinto anno - 1944”, Commissione Italiana di Storia
           Militare, Gaeta, Stabilimento Grafico Militare, Roma 1995, 407 e ss.
           127  Rapporto della Commissione Storica italo-tedesca insediata dai Ministri degli Affari Esteri della Repubblica Italiana e della Repubblica Federale
           di Germania, il 28 marzo 2009, pubblicato nel luglio 2012, sul sito https://www.anei.it/wp-content/uploads/2022/10/rappor-
           to-commissione-italo-tedesca-1.pdf.
           128   Questa organizzazione fu creata da Fritz Todd, ministro degli armamenti e degli approvvigionamenti, e operava in stretto
           collegamento e sotto il controllo degli alti comandi militari, in Germania e in tutti i paesi occupati dalle truppe naziste. Nel 1942
           Todt morì in un incidente aereo; l’organizzazione fu sottratta al controllo militare e la Todt fu messa sotto il controllo di Albert
           Speer, molto vicino a Hitler, che aveva ‘ereditato’ quell’incarico ministeriale, con a capo Franz Xaver Dorsch.
           129   725.000, secondo lo Stato Maggiore dell’Esercito tedesco; 716.000 gli internati militari italiani del Regio Esercito, secondo lo
           scritto di Claudio Sommaruga, cit.
           130   197.000, secondo Sommaruga.

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