Page 354 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           stato di guerra con l’Italia. Parigi rifiutò sempre di riconoscere qualsiasi Stato che si fosse posto quale “stato
           intermediario protettore” fra due contendenti e negò anche alla Croce Rossa degli interventi: quindi i loro
           prigionieri italiani e tedeschi, in realtà, non avevano alcuna ‘potenza protettrice’. Non era stato dimenticato
           quello che veniva considerato un “tradimento” da parte di Roma al momento della dichiarazione di guerra
           del giugno 1940, ma ancor di più al momento dell’armistizio che il Regno d’Italia fece firmare ai francesi in
           Roma, a Villa Incisa, il 24 giugno 1940.
           Situazione non facile per i prigionieri italiani catturati dai francesi. Vi era stato un accordo tra il governo
           americano e quello inglese affinché tutti i prigionieri, tedeschi e italiani, catturati nel corso della campagna
           in Africa fossero consegnati agli americani. Accordo non rispettato. Gli inglesi ne trattennero una parte per
           le loro esigenze e gli americani decisero di trasferire 18.000 dei loro prigionieri italiani all’esercito francese,
           trasgredendo, peraltro, all’articolo 2 della Convenzione di Ginevra del 1929,  per dare una massa di mano-
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           valanza a quell’esercito e mantenere in vita l’economia coloniale di Algeria, Marocco e Tunisia.
           Le condizioni nei campi di prigionia francesi furono molto difficili e anche quando si raggiunse l’armisti-
           zio, nel 1943, la situazione non migliorò, tanto che molti dei prigionieri nei campi tentarono la fuga verso
           quelli americani o il suicidio. Il tasso di mortalità nei campi di prigionia francesi fu molto più elevato che
           in quello degli inglesi e degli americani, e il 7,3% del totale dei prigionieri detenuti dai francesi mai più
           rientrarono in patria.
           I francesi non separarono gli italiani dai tedeschi ma operarono una divisione tra ufficiali e truppa. Il campo
           migliore fu quello di Saida (VI, Algeria), dove i prigionieri furono divisi in gruppi di 30 ufficiali ciascuno;
           cinque gruppi formavano una compagnia con a capo un tenente colonnello. Come comando di vertice fu
           designato l’ufficiale presente più anziano nel grado. Un campo considerato non molto disumano rispetto a
           molti altri dove erano state detenute le truppe. Tra i peggiori francesi fu il III Boghari (Algeria), con scar-
           sissima alimentazione, alloggi fatiscenti e fu proprio in questo campo che vi furono numerose vittime e per
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           quanto riguardò il rientro in patria, la gran parte di questi prigionieri risultò affetta da tubercolosi .


           URSS

           I campi di prigionia in Russia (Tambov, Oranki, Krinovoje, Michurinsk), erano situati nella zona russa
           dell’est Europa. Vi erano stati mandati i 60.000 prigionieri di guerra catturati durante le operazioni dell’8ª
           Armata italiana (ARMIR) in Russia, situazione oltremodo difficile e più dell’80% dei prigionieri morirono
           all’interno di quei campi. Molto è stato scritto su questa autentica tragedia dei prigionieri italiani durante la
           seconda guerra mondiale. Dopo l’implosione dell’Unione Sovietica, è stato possibile avere dei documenti
           per una migliore ricostruzione storica dell’accaduto e maggiori elementi sulle dimensioni di quella tragedia.
           Fu permesso alla gran parte dei sopravvissuti di rientrare in Italia nel biennio 1945-1946, mentre un gruppo
           di ufficiali fu accusato di crimini di guerra e condannato ai lavori forzati. Furono rilasciati nel 1954 e solo
           allora poterono rientrare in patria.



           Spagna

           In Spagna si erano rifugiati alcuni appartenenti alla Regia Marina con unità navali, che non avevano potuto
           raggiungere Malta dopo l’affondamento del Roma. Gli equipaggi furono internati e ebbero la possibilità di
           rientrare in Italia nel 1945. Internati in Spagna anche alcuni militari che dopo l’armistizio, si erano trovati in
           Francia ed erano riusciti a passare il confine verso la penisola iberica.




           119   “I prigionieri di guerra appartengono alla potenza nemica e non ai singoli individui o alle truppe che li hanno catturati”.
           120   Anche Enrico Zampetti, nel suo volume Dal Lager. Lettera a Marisa, a cura di Olindo Orlando e Claudio Sommaruga, presen-
           tazione di Vittorio E. Giuntella, Roma, Edizioni Studium 1992, a p.370-371 ricorda che: i francesi ci guardano di malocchio e hanno
           internato gli ufficiali italiani che avevano sconfinato in Francia trattandoli molto peggio di quelli che non facessero i tedeschi con noi…

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