Page 349 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO TERZO



           La prigionia


           La prima fase della prigionia dei militari italiani va, storicamente, dall’inizio della guerra, 10 giugno 1940,
           all’8 settembre 1943. Vi è poi una seconda fase, la più complessa nei riguardi del nemico nazista, che va
           dall’8 settembre al 16 ottobre 1943, data della dichiarazione di guerra alla Germania; un terzo periodo è
           quello che va appunto dal 17 ottobre 1943 alla capitolazione della Germania, maggio-giugno 1945.



           La prima fase della prigionia, dal 10 giugno 1940 all’8 settembre 1943.

           Alcuni dati

           Con dati, sia pur non sempre molto precisi, perché i numeri variavano dagli inizi alla fine di un anno solare,
           secondo il carteggio dello Stato Maggiore Generale, al 27 aprile 1944, i prigionieri italiani all’estero erano
           così suddivisi: in Germania 410.000; in Russia 70.000; in Francia, in Nordafrica 40.000 .
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           Per gli Stati Uniti nel Nord africa erano 40.000 e sul territorio americano 50.000. Per la Gran Bretagna c’era
           un totale di 360.000 unità così suddivise 60.000 in Medioriente; 60.000 in India e Ceylon; in Inghilterra e
           Scozia 75.000; in Nordafrica 45.000; in Africa orientale 60.000; nel Sudafrica 50.000 e 10.000 in Australia.
           Per quanto riguardava la durata della prigionia: prigionieri da oltre tre anni, vi erano 80.000 persone; da due
           anni e mezzo a tre, 40.000; da un anno e mezzo a due, 110.000; da un anno o poco meno, 230.000 e da sette
           mesi circa, rispetto al 27 aprile 1944, 410.000.
           Oltre all’Inghilterra e agli Stati Uniti, anche la Grecia aveva prigionieri italiani: 35.620 di cui 802 ufficiali
           e 34.818 tra sottufficiali e soldati. Nei Balcani i numeri erano i seguenti: in Jugoslavia 62.500 prigionieri;
           in Bulgaria 25.000. Altri prigionieri erano in Albania, Romania e Turchia. Non vanno dimenticati quelli
           che erano in mano sovietica dai 60.000 agli 85.000. Anche in Svizzera vi erano internati, non prigionieri
           di guerra, in tutto 21.197 militari dei quali 1.979 e ufficiali e 19.218 sottufficiali e soldati, per un totale di
           970.000 prigionieri.
           Molti militari italiani furono catturati in Africa orientale italiana, quando cadde Gondar il 28 novembre 1941.
           In quel settore vi erano 300.000 uomini comandati dal duca Amedeo di Savoia-Aosta. I catturati furono
           circa 92.000: gli inglesi non erano preparati a gestire un così alto numero di prigionieri. Il loro trasferimento
           in Kenya non fu assolutamente facile e molte volte i prigionieri dovettero marciare a piedi per centinaia di
           chilometri e per settimane. A metà anno del 1942, i prigionieri italiani trasferiti in Kenya erano 75.000 ove
           erano stati internati anche dei civili (circa 25.000).
           Sconfitti gli italiani in Africa settentrionale, per quanto riguardava la Cirenaica, i soldati catturati furono
           molte migliaia ed ebbero destinazioni diverse . La maggior parte di quelli presi prigionieri nel dicembre
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           1940 fino al febbraio 1941 furono inviati in India, Australia e Sudafrica; invece, quelli fatti prigionieri ad El
           Alamein e nelle battaglie successive, catturati dall’8ª Armata britannica, furono inviati in Inghilterra e pochi
           rimasero in Egitto. Vennero comunque, in genere, suddivisi tra i territori del Commonwealth. Nell’ultima
           fase dei combattimenti in Nord Africa, tra italiani e tedeschi, i prigionieri erano circa 250.000 unità che am-
           montarono poi nel tempo a 360.000, come rilevato nei documenti italiani.
           Le condizioni materiali in cui venivano tenuti nei campi di transito, in attesa di raggiungere la destinazione
           prevista, erano spesso profondamente insoddisfacenti. Anche nei campi di detenzione la situazione era
           ovviamente difficile: anche se le visite che la Croce Rossa effettuò in vari periodi poté verificare che la Con-
           venzione di Ginevra era generalmente rispettata.
           Con la firma dell’armistizio nel settembre 1943, bisognava, quindi ricorrere all’art.75 della citata Conven-


           111   Altre fonti indicano 65.000 i prigionieri in mani francesi, dei quali 35.000/38.000 detenuti nel Nord Africa.
           112   Flavio Conti, I prigionieri italiani negli Stati Uniti, Bologna, Edizioni Il Mulino, Collana di Storia Contemporanea, 1986 (ristam-
           pa 2012); Massimo Coltrinari e Enzo Orlanducci, I prigionieri Militari Italiani degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale, Edizioni
           A.N.R.P., Roma 1996; Virgilio Ilari, Storia del servizio militare in Italia, volume quarto, Soldati e Partigiani (1943-1945), Centro Militare
           di Studi Strategici (CEMISS), Rivista Militare, Roma, 1991.

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