Page 346 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           A questo progetto, aveva fatto, però, seguito una nota verbale del Ministro degli Esteri, Raffaele Guariglia, alla
           Commissione Alleata di Controllo il 29 gennaio 1944 in cui si dava atto che il governo aveva esaminato con
           attenzione il progetto di un accordo ‘speciale’ fra l’Italia da una parte e il Commonwealth britannico e gli Stati
           Uniti dall’altra, per organizzare e impiegare i prigionieri di guerra che erano sotto il controllo di quelle potenze.
           Si sottolineava di nuovo l’intenzione espressa dal governo italiano di cooperare con le Nazioni Unite alla
           sconfitta della Germania, così com’era stata indicata chiaramente nell’armistizio e questa volontà si era con-
           cretizzata in una effettiva cooperazione bellica in campo militare; collaborazione in atto che avrebbe potuto
           essere più ampia, se solo gli alleati l’avessero permesso (anche con maggiori aiuti in armamento), e che
           poteva essere rafforzata anche con l’utilizzazione dei prigionieri di guerra. La nota verbale analizzava punto
           per punto il progetto di accordo sul tema prigionieri di guerra, consegnato dal Piacentini.
           Guariglia indicava che sempre nell’articolo 1 della bozza del presunto possibile accordo, era disposto che
           tutti i prigionieri italiani, che non fossero stati disposti ad arruolarsi come volontari o per servizi i quali era-
           no giudicati impraticabili o indesiderabili dai governi che ne avevano il controllo, sarebbero stati soggetti a
           essere impiegati dovunque e in qualunque mansione ritenuta conveniente dal governo che ne aveva il controllo e sarebbero stati
           trattati esattamente come prima dell’armistizio. Dunque in questo modo i soldati italiani, impiegati a totale assoluta
           discrezione di altri decisori, avrebbero dovuto continuare a conservare lo stato di prigionieri di guerra, avendo
           solamente l’assicurazione che il loro trattamento sarebbe stato migliorato, solo e quando le circostanze locali
           lo avessero permesso.
           Sebbene lo status di prigionieri di guerra rimanesse comunque immutato in quel caso, un successivo articolo,
           il quarto di quel presunto accordo disponeva, apparentemente in contrasto con quanto prima ipotizzato,
           che la protezione consentita ai prigionieri di guerra, ai sensi della Convenzione di Ginevra del luglio 1929
           sarebbe caduta, così come qualsiasi altra disposizione della stessa Convenzione che fosse in contrasto con
           il progetto stesso di accordo.
           “Faceva rilevare Guariglia che:
                       Benché lo stato di prigionieri di guerra fosse comunque mantenuto immutato, l’art. 4 dispone che la protezione
                       consentita ai nostri prigionieri dalla Convenzione di Ginevra del 27 luglio 1929, sia dichiarata caduca e l’art. 8
                       fa altrettanto per tutte le disposizioni della stessa Convenzione che contrastino col progetto stesso. In sostanza cioè, i
                       prigionieri italiani perderebbero ogni protezione loro consentita dalle convenzioni internazionali ed il R. Governo ogni
                       possibilità di decisione o di iniziativa nei loro confronti.
           Effettivamente la situazione rimaneva poco chiara, nel progetto di accordo comunicato dal Piacentini”.
           Anche per quel che riguardava la parte economica, il testo era ritenuto non chiaro e non sufficiente, soprat-
           tutto quando si prevedeva che l’accordo poteva essere denunciato, senza preavviso, da qualunque potenza
           interessata, eccezion fatta per l’Italia, e in quel caso, ai termini dell’accordo finanziario annesso all’accordo
           principale, i pagamenti da farsi ai componenti delle forze italiane sarebbero stati a carico del Regio Governo.
           La nota verbale italiana chiariva, con termini diplomatici ma fermi, che la semplice esposizione delle dispo-
           sizioni del presunto accordo indicava che non vi era nemmeno la base per iniziare delle discussioni. Veniva
           ricordato anche che il generale Gazzera aveva discusso a Washington con Alte Autorità Militari nordame-
           ricane un progetto di massima, relativo all’organizzazione militare dei prigionieri di guerra, sia per quanto
           riguardava l’impiego in servizi ausiliari negli Stati Uniti sia per quanto atteneva la parte ritenuta più impor-
           tante, e cioè operare in guerra sul fronte italiano .
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           107   DDI, Decima Serie, Vol. I, doc. n. 129, 29 gennaio 1944, p.164.Agli Atti del Ministero è conservata solo la minuta in italiano.
           Art.8. Il R. Governo ricorda che il Generale Gazzera, nello scorso novembre, ha discusso a Washington con il Provost Marshal General e con i ge-
           nerali White e McManny dello Stato Maggiore nordamericano, un progetto di massima, relativo all’organizzazione militare dei prigionieri di guerra
           italiani, sia per la protezione di servizi ausiliari negli Stati Uniti, sia per la preparazione ad operare in guerra sul fronte italiano. Secondo quanto
           venne comunicato al Generale Gazzera, il predetto progetto, che aveva ricevuto l’approvazione di massima dei predetti alti ufficiali nordamericani, do-
           veva essere tradotto in uno schema di accordo da sottoporsi all’approvazione del Governo italiano e di quello britannico, per trovare quindi attuazione
           tanto per i prigionieri italiani detenuti negli Stati Uniti, quanto per quelli che sono sotto controllo della Commonwealth britannica. Tale progetto è stato
           comunicato alla Commissione di Controllo con lettera diretta dal Maresciallo Badoglio al Generale Joyce sin dal 5 gennaio, insieme alla preghiera che si
           sospendessero tutti gli inizi di esecuzione di misure prematuramente adottate in India nei confronti dei nostri prigionieri, segnalate al suo ritorno dalla
           prigionia dal Generale Piacentini.

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