Page 345 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO TERZO
3.3 La resistenza non armata dei militari prigionieri e internati
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in dal 10 settembre 1943 il governo a Brindisi iniziò a trattare con le autorità alleate, prima con
la Commissione Alleata di Controllo, che diventò, poi, solo Commissione Alleata, sia trattando
direttamente la questione con Roosevelt e con Churchill, per quanto riguardava la questione dei
F prigionieri di guerra; riprese la discussione a Salerno il 16 febbraio 1944 e da Roma, dal luglio
1944. Non fu una trattativa facile.
Tra il generale Pietro Gazzera , incaricato di risolvere il problema dei prigionieri di guerra, e le autorità militari
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americane a Washington, vi erano già stati alcuni incontri, nel novembre 1943, per decidere la sorte dei pri-
gionieri di guerra italiani, ma nulla era stato in realtà concluso né sottoscritto, anche se era stato elaborato uno
schema di accordo che, una volta definito nei dettagli, a cura del governo americano sarebbe stato sottoposto
all’esame sia del governo britannico sia di quello italiano e quindi sarebbe stato operativo, dopo la rispettiva
approvazione, tanto per i prigionieri italiani negli Stati Uniti quanto per quelli in Gran Bretagna .
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Sulla base di una relazione ricevuta dal Segretario Generale del Ministero degli Esteri, Renato Prunas,
Badoglio aveva inviato da Napoli, tramite il generale Donovan, noto emissario e fiduciario di Roosevelt,
il 27 gennaio 1944, una lettera al Presidente degli Stati Uniti, chiedendo che i prigionieri di guerra fossero
eventualmente inseriti, come nuovi reparti, nelle Forze Armate delle Nazioni Unite, ribadendo che l’Italia
già combatteva lo stesso nemico comune e quindi doveva essere dichiarata un’alleata a tutto tondo; inoltre
chiedeva che quello sforzo contro la Germania fosse effettuato anche impiegando quei 450.000 prigionieri
di guerra che erano nelle mani britanniche e americane . Roosevelt, sempre attento alla questione interna
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politica, rispose il 21 febbraio, che comprendeva le richieste di Badoglio ma riteneva che fino a quando non
fossero stati inseriti nel governo italiano gruppi politici di antifascisti ed elementi liberali, non sarebbe stato
possibile per nessun Capo di Governo organizzare una condotta della guerra su grande scala nazionale,
come avrebbe richiesto lo status di un ‘alleato’. Quindi per il momento il presidente Roosevelt riteneva che
fosse meglio sospendere qualsiasi cambiamento importante nella relazione de facto: senza scriverlo, Roose-
velt indicava chiaramente la cobelligeranza .
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Intanto, il generale dell’Aeronautica Pietro Piacentini, rientrando dalla prigionia in India, aveva dovuto por-
tare alla conoscenza del Governo di Brindisi, per incarico del Gran Quartier Generale Alleato a Delhi, una
bozza di accordo sull’argomento, tra il Commonwealth britannico e l’Italia. Quando questa fu consegnata,
per Badoglio fu una spiacevole sorpresa.
Secondo il primo articolo di quella possibile intesa, era scritto che i prigionieri di guerra italiani potevano
avere la possibilità, naturalmente a discrezione delle predette Potenze [Commonwealth britannico e Stati Uniti],
di arruolarsi come volontari per servire in reparti organizzati su basi militari oppure di essere impiegati sotto il
comando non solo nord americano e britannico ma di qualunque delle Nazioni Unite, in qualunque parte del mondo e in
qualunque mansione potesse essere considerata conveniente nell’interesse della causa comune da qualunque dei predetti governi...
Inoltre l’impiego e l’utilizzazione dei prigionieri italiani non avrebbe avuto alcuna limitazione geografica e
quindi potevano essere impiegati in qualsiasi parte del mondo e da una qualunque delle 44 Nazioni Unite,
così come il loro impiego non avrebbe avuto alcun limite nei compiti perché potevano essere impiegati in
qualunque lavoro anche indecoroso… imposto dalle Nazioni Unite: cioè i soldati italiani potevano essere impie-
gati a totale e assoluta discrezione altrui.
102 Gli studi in merito sono numerosissimi. Alcuni saranno citati e molto spesso in questi studi sono riportate delle eccellenti
bibliografie. Tra questi Maria Teresa Giusti, Gli Internati Militari Italiani: dai Balcani, in Germania e nell’Urss. 1943-1945, con cura e
traduzione di documenti inediti bielorussi, Roma, Rodorigo editore, 2019.
103 Pietro Gazzera, piemontese, aveva partecipato alla guerra italo-turca e alla Prima Guerra Mondiale. Durante la Seconda, fu Co-
mandante Superiore delle Forze Armate in Africa orientale. Preso prigioniero dai britannici, fu in Kenya, in India e negli Stati Uniti.
Rimpatriato dopo l’armistizio, ebbe l’incarico di occuparsi dei prigionieri di guerra, avendo sperimentato di persona quella condizione.
104 DDI, Decima Serie, vol. I, allegato a doc.n.111, 5 gennaio 1944, p.124, lettera personale al Vice Presidente della Commissione
Alleata di Controllo, Generale Joyce.
105 Ibidem, doc. n. 127, 27 gennaio 1944, p.159.
106 Ibidem, doc. n.141, 21 febbraio 1944, p.178.
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