Page 95 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LE STAZIONI NAVALI NELL'AMERICA LATINA E LA DIFESA DEGLI INTERESSI ITALIANI".. 87
La Regia Marina cercò allora di fronteggiare la situazione aumentando la
mobilità delle sue poche navi stazionarie o di passaggio nelle acque sudame-
ricane, ma in tal modo essa accentuò il loro logorio ed abbreviò conseguen-
temente la loro vita operativa, come accadde all'avviso Staffetta del comandante
Gian Galeazzo Frigerio, inviato tra il 1878 e il 1879 in una lunga crociera fin
sulle coste cilene(13).
Di tale sua esperienza il comandante Frigerio ci ha lasciato una testimonianza
meno positiva e accomodante di quelle che già allora parlavano di emigrati italiani
in uno stato di crescente benessere, di benvoluto inserimento nelle comunità
locali e di loro condotta integerrima. Egli invece asserì che "le condizioni dei coloni
italiani sono molto misere e le cagioni di questo stato di cose sono molteplici: le
principali dipendono o dall'insalubrità del clima o da mancanza di fertilità del
suolo concesso o dalla grande lontananza dai centri popolati con mancanza di facili
mezzi di comunicazione, o da poca capacità e buona volontà nel personale direttivo;
in qualche località trovansi riuniti diversi di questi motivi e le condizioni ne risentono
più grandemente"(14).
Tra il 1879 e il 1883 poi scoppiò la cosiddetta guerra del Pacifico tra il Cile
e la coalizione di Bolivia e Perù, che rinnovò gli orrori del precedente conflitto
della Triplice Alleanza, come in occasione della fucilazione di alcuni cittadini
neutrali, tra cui undici italiani, avvenuta a Chorillos il 14 gennaio 1881 ad opera
di soldati cileni. In quelle circostanze non era possibile pensare ad un'azione punitiva
sul modello solitamente usato dagli anglo-francesi, poiché le uniche navi italiane
che poterono raggiungere le coste cilene furono la pirocorvetta Garibaldi e la
decrepita corvetta a ruote Archimede, addirittura oggetto di lazzi e di ironici
commenti locali, come rivelò amaramente l'allora comandante Costantino Enrico
Morin, poi divenuto anch' esso Ministro della Marina (15).
Con il successivo arrivo sul posto, e precisamente a Callao, del piccolo
incrociatore Cristoforo Colombo fu comunque possibile esercitare almeno più
concrete operazioni di evacuazione profughi, di protezione della navigazione
mercantile e di sostegno sanitario ed alimentare, a beneficio non solo dei nostri
residenti, ma anche delle comunità straniere che di volta in volta ne facevano
richiesta.
Terminato poi anche questo conflitto con la vittoria del Cile, a Roma si ritenne
che la protezione dei crescenti interessi italiani in Sudamerica richiedesse la
ricostituzione della Divisione navale del Rio de La Plata. Tale decisione però subì
prima un rinvio a causa degli eventi coloniali in terra africana e poi, quando il
prog"etto venne finalmente attuato, esso ebbe purtroppo una breve esistenza. Infatti
la Divisione navale del Rio de La Plata, rinata nel 1886, fu nuovamente e defini-
tivamente sciolta nel 1888, in seguito alla necessità di tenere riunita nel Mediterraneo
la flotta italiana in vista di una temutissima invasione francese del territorio nazionale,
in un periodo di ripetuti contrasti tra Roma e Parigi(16).

