Page 99 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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50    Momenti della vita di guerra

               Nei momenti in cui vi è un po’ di calma, e questi sono molto rari, andiamo in
             giro a incoraggiarli, a confortarli, ad aiutarli e consigliarli, affine di conoscerli e farci
             conoscere .
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             Ma se ferma il pensiero sulla morte, spettacolo quotidiano per lui, la morte del soldato
          gli appare circonfusa da una strana bellezza. Cercava di chiarire il suo pensiero in occasio-
          ne della prima commemorazione dei morti. Il ricordo dei morti e la visione dei vivi assu-
          me un risalto epico, pieno di forza, anche se rude ed espressivamente non sempre perfetto:

               (5 novembre ’15). Questa è l’epoca dei morti e non invano quest’anno si com-
             memorano le moltitudini dei trapassati, che si aggiungono al misterioso mondo
             dei morti. Ma compiangiamo coloro che stanno rinchiusi in ispoglie tra le fredde
             pareti dei marmi, non quelli le cui ossa imbiancano sotto il soffio potente del ven-
             to e lo sferzare dell’acqua che si riversa dal cielo, non quelli i quali fanno barriera
             dei loro corpi ai fratelli che avanzano, che incitano con la loro muta presenza ad
             ardite e nobili imprese, non quelli che, esanimi, pur s’agitano ancora sconvolti dal
             tuonare delle mille bocche da fuoco, che insieme intonano il concerto di forza e
             di morte.
               Ieri entrai in una chiesa ove ardevano ceri per commemorare i defunti. Alla luce
             strana e rossastra sparsa dai lumi vidi volti arcigni, rudi, abbronzati, fatti terrei dalle
             ansie e dai disagi della guerra sofferti, volti degli abitatori della trincea e degli assali-
             tori invitti dei tremendi baluardi nemici. Li vidi proni fervorosamente pregare per i
             compagni defunti, nella semplicità che più commuove. Essi che non avevano esitato
             a slanciarsi sui pezzi nemici vomitanti la morte, essi che, impigliati fra le maglie
             terribili e mortali del reticolato, a gran colpi d’accetta lo rompevano sotto il fuoco
             tremendo e, balzati terribili sulle trincee, vi portavano la distruzione e la morte, li
             vidi quasi piangenti pensare ai cari lontani, pregare per essi la gran forza invisibile e
             potente che li aveva protetti nei mille cimenti .
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             Credente, egli partecipa ai riti cattolici, ma li soffonde di questo vigore militare:
               (5 aprile ’17, alla sorella). Io ho compiuto il rito di Pasqua in una chiesetta in un
             paese di guerra sotto la guida del cappellano…
               Ma a Dio non ho chiesto per il nuovo anno di guerra nessuna grazia tendente a
             salvare il mio corpo dai vari pericoli a cui è sottoposto od altri vantaggi materiali: ma,
             quando il corpo di Dio entrò nel mio, io chiesi solamente questo: fortezza d’animo
             che mi permetta anche nei momenti più pericolosi e difficili di essere di luminoso e
             generoso esempio agli altri. Altro non ho chiesto ed io sono certo che ha esaudito ciò
             che gli ho domandato. Lo stesso ho chiesto nelle rare precedenti volte che il corpo di
             Dio è entrato nel mio da dopo che sono in guerra, e sempre sono stato esaudito: ho
             ricevuto una forza morale e intellettuale veramente superiore, cosicché ho provato
             dolce godimento nel mio meditare, nel mio osservare, e spesso alla vista della bella
             natura ho provato gioie profonde ed intense .
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             E proprio intento in questa gioconda contemplazione della natura, nei giorni dell’of-
          fensiva austriaca del Trentino, ce lo descrive un suo compagno d’armi:
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