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Scenari Sahariani – Libia 1919-1943 “La via itaLiana aLLa guerra neL deserto”


            sergente  motorista  Montaldo,  colpito  quando  il  12  luglio  il  suo  Ca.73  si  era
            abbassato  per  mitragliare  un  nucleo  di  armati,  e  con  la  perdita  di  un  altro
            bombardiere Caproni, costretto ad atterrare in emergenza presso Ghedir Bu
            Ascer dall’arresto di un motore. Dei cinque uomini di equipaggio, i due ufficiali,
            pur allo stremo delle forze, riuscirono a raggiungere il XIV Battaglione Eritreo
            a Maraua; i tre sottufficiali, che avevano voluto scegliere un’altra strada, vennero
            invece catturati dal dor Abid e sarebbero stati uccisi l’11 agosto, quando il dor fu
            attaccato dalla colonna Lorenzini.

               Allo Uadi Cuf, dove si trovava la base logistica dei duar, con 15.000 ovini e
            un migliaio tra bovini e cammelli guardati da 350 armati, e dove la difesa era
            rappresentata dalla natura impervia dei luoghi, le operazioni ebbero carattere
            diverso, con tutte le caratteristiche del rastrellamento. Tra il 27 e il 31 luglio
            la regione venne circondata dalle truppe che poi strinsero progressivamente il
            cerchio, fino a soffocare le ultime resistenze e a catturare o ad abbattere le greggi
            e gli armenti. I dati ufficiali parlano di 150 insorti rimasti sul terreno e di 50 tra
            donne e bambini catturati, insieme con 10.000 ovini, 300 tra bovini e cammelli,
            e molto materiale. L’azione, che inferse un colpo durissimo all’organizzazione
            degli  insorti,  privata  in  un  colpo  sola  della  quasi  totalità  delle  sue  fonti  di
            alimentazione, e sfatò la fama di inviolabilità della regione dello Uadi Cuf, costò
            alle truppe italiane la morte di un ufficiale e 35 ascari, con un ufficiale, una
            camicia nera e 80 ascari feriti.

               Rimaneva in armi e ancora ben organizzato il dor Abid contro il quale fu
            organizzata una nuova operazione all’inizio di agosto, senza dar tempo agli insorti
            di riprendersi dai colpi ricevuti. La ricognizione aerea lo aveva segnalato nella zona
            di Ghedir Sciomar, e fu in quella direzione che mosse a mezzanotte del 9 agosto
            la colonna principale, agli ordini di Mezzetti, con i battaglioni eritrei XIII, XIV,
            XXII, il VII Battaglione Libico, il Gruppo Squadroni Savari, una batteria eritrea e
            una sezione di artiglieria libica. La seguiva la squadriglia autoblindomitragliatrici
            che  questa  volta,  anziché  cercare  un  movimento  aggirante,  ormai  previsto  e
            atteso dai ribelli, avrebbe dovuto entrare all’improvviso in azione scavalcando i
            fanti libici ed eritrei e realizzando in questo modo la sorpresa. Più a est muoveva
            la  colonna  Piatti,  con  i  battaglioni  eritrei  XV  e  XVI,  la  banda  irregolare  di
            Cirene  e una sezione d’artiglieria, il cui compito era eliminare un nucleo ribelle
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            individuato nella zona dello Uadi Sammalùs e impedire la fuga verso oriente



            97   La banda irregolare di Cirene era stata costituita nel 1921 con elementi Braasa, Hasa e Dorsa.
               Venne impiegata per la sicurezza delle vie di comunicazione e l’incolumità delle popolazioni
               sottomesse, e dal 1923 anche nelle operazioni per la riconquista del territorio cirenaico. Data
               la sua composizione, i suoi uomini si trovarono a combattere spesso contro parenti e amici,
               a riprova di quanto labile potesse essere il confine tra sottomessi e ribelli.


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