Page 188 - L'italia del dopoguerra - Il Trattato di pace con l'Italia - Atti 10-12 ottobre 1996
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L'AEROKAUTJCA DEL TRATTATO DI l'ACE                              177


          l'Italia, anche perché bisognava tenere conto delle  problematiche insite  nei
          futuri  approvvigionamenti  e  delle  difficoltà  delle  forze  armate  italiane  nel
          difendere la nuova frontiera con la Jugoslavia. Frontiera che era divenuta più
          difficile da difendere dato che era stata arretrata a valle dei monti rispetto alla
          precedente linea che correva sui crinali montani.
              Agli aviatori italiani la consapevolezza di avere adempiuto fino in fondo
          con dignità e determinazione agli  impegni assunti in guerra a  fianco  degli
          Alleati dava una grande forza morale e un forte stimolo per trovare_ soluzioni
          alternative per ricostruire il  potere aereo nazionale.
              Il primo concreto aiuto, come anzidetto venne dall'esterno: Argentina,
          Egitto, Siria e Libano. La richiesta di velivoli italiani da parte dei detti paesi
          aprì  all'A.M.  una grande  libertà  di  manovra  nei  confronti  del  Trattato  di
          Pace. Le cessioni dei vecchi caccia, gli interscambi e le nuove forniture bilancia-
          rono  fortunatamente  il  numero in eccedenza dei caccia  rimasti in  servizio,
          poiché  i vuoti causati  dalle cessioni  alle  ditte vennero  reintegrati  da  nuovi
          acquisti di materiale alleato.
              Ad iniziare dal  1946 erano entrati nei reparti italiani i seguenti caccia:
          50  bimotori di costruzione americana P.  38/J "Lightning" e F.5/F acquistati
          all'A.R.A.R.  (Azienda Recupero ed Alienazione Residuati che,  pur facendo
          capo  al  Ministero  del  Tesoro,  non  sempre  fu  comprensiva  nei  confronti
          dell'Aeronautica)  per f..  40 851  000, meno di L  300 000 a velivolo,  (allora un
          tenente  pilota  dell'A.M.  percepiva  uno  stipendio  di  circa  3500  f  al  mese),
          seguiti, nel1947, da 67 Spitfire Mk IX britannici e da altri 30 dello stesso tipo
          acquistati nell948. Al momento in cui veniva firmato il trattato di pace la  l a
          linea caccia dell'A.M. era formata dai P.  38 del4° Stormo e dagli Spitfire Mk
          IX degli Stormi 5° e 51°  (il 5° aveva ancora un Gruppo di volo equipaggiato
          con  gli  Mc.  205).  I  nuovi  acquisti  permisero  di  perfezionare  l'operazione
          R.E.A.F.  (Regia Aeronautica Egiziana) con la ces?ione dei Macchi e di desti-
          nare  alcuni  Spitfire  alla  Scuola  Caccia  di  Brindisi.  Lo  Stormo  Battimare
          venne disciolto per le note proibizioni del Trattato di Pace e i bimotori M 187
          vennero inevitabilmente avviati alla demolizione. Si salvò solo un gruppo di
          lO Battimare che vennero riconvertiti dalla S.I.A.I. al trasporto passeggeri (3
          persone  + bagaglio).  Il  personale del  disciolto  stormo  da  bombardamento
          confluì  quindi  con  i  suoi  due  gruppi  di  volo  nel  ricostituito  3°  Stormo
          Caccia,  che venne  equipaggiato  con P.  38  nelle  due  versioni  in  dotazione,
          integrati con alcuni esemplari trasformati in trainer biposto. Per il trasporto
          i due  Stormi esistenti  erano stati  reintegrati con  una cinquantina di  nuovi
          aerei  recuperati e  revisionati dalla  S.I.A.I., fra  cui  SM  82,  73,  75,  79,  83  e
          Fiat G  12 di nuova costruzione. Il servizio dei Corrieri Aerei Militari continuò
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