Page 268 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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Prologo estivo
Alla vigilia della guerra di Libia, non vi era ancora chiarezza né sugli aspet-
ti tecnici né su quelli operativi. L'aspro dibattito tra i sostenitori ciel più leggero
dell'aria, ecl in primo luogo Maurizio Mario Moris (9), e quelli del più pesante
dell'aria, a partire da Douhet, nOI1 discendeva da ipotetiche modeste vedute de-
gli ambienti italiani, quanto da un'effettiva incertezza. Per convincersene è suffi-
ciente osservare come le costruzioni dirigibilistiche conobbero forte sviluppo in
Germania, anche per effetto dell'eco clelle imprese del conte Zeppelin, e mode-
sto in Francia e Gran Bretagna.
Nel luglio 1911 si tenne ad Aviano un primo succinto corso per osservato-
ri, al quale parteciparono cinque allievi che effettuarono brevi voli sul Farman
ciel tenente De Racla (IO). Negli ultimi giorni di agosto, le manovre militari con-
clotte nel Monferrato consentirono di sperimentare l'impiego dei mezzi aerei su
cii una vasta area collinare (lI). I clirigibili P.2 e 1~3, entrambi poi inviati in Libia,
furono assegnati a turno alla direzione delle manovre, al partito azzurro di Ca-
dorna e a quello rosso cii Caneva, svolgendo compiti cii vario genere. Ciascun
partito ebbe stabilmente una "flottiglia" di quattro aerei. Quella azzurra com-
prendeva tre aviatori navali, tra i quali lo stesso comandante, il tenente di va-
scello Manlio Ginocchio; quella rossa era costituita interamente cla piloti dell'Esercito,
compresi quei Piazza e Moizo che avrebbero presto avuto modo di distinguersi
in Libia. I piccoli reparti erano dotati di aeroplani Blériot, Nieuport, Farman, Sa-
vary ed Etrich - ben cinque tipi diversi, con intuibili difficoltà logistiche ed ope-
rative, acuite dal fatto che inizialmente il passaggio da un tipo di velivolo
all'altro richiedeva poco meno che un ulteriore brevetto.
Se i dirigibili trovarono largo uso nella ricognizione del campo di battaglia,
una missione a largo raggio consentì ai rossi di inclividuare, sventandolo, un at-
tacco azzurro. Altrettanto non poterono fare gli aeroplani, la cui configurazione
monoposto limitava gravemente l'attenzione che il pilota poteva dedicare all'os-
servazione c, soprattutto, alla trascrizione di quanto visto:
L'azione degli aerei fu inoltre ostacolata dal maltempo, che limitò il numero
dei voli e danneggiò il materiale, mentre in atterraggio due apparecchi riportaro-
no rotture alle ali. Sommandosi tra loro, i danni ridussero la flottiglia rossa ai mi-
nimi termini, obbligando que! partito a richiedere di poter utilizzare un apparecchio
della riserva avversaria.
(9) Per ulteriori informazioni biografiche, cfr. Giuseppe Pesce, Mario Maurizio Moris,
Stato Maggiore Aeronautica-Ufficio Storico, Roma, 1994.
Cl O) M. Cobianchi, l'iol/ieri, cit., p. 123.
(Il) Cfr. l primi IJoli di guerra, cit., p. 9-14; pochi cenni nella Cronistoria, cit., l'o!. I.

