Page 271 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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NEI  CIELI  DELLA  LIIItA  - COLONtALlSlvlO  E  l'RIMI  I1vll'lEGHI  I1FLLICI  DELL'AEROPLANO   255


         semplici  lO,  Un  primo gruppo di  quattro salpò da  Napoli  il  22 novembre, sbar-
         cando a  Derna  il  25;  un  secondo gruppo  di  tre,  più  il comandante tenente  Er-
         cole Capuzzo, giunse a Tobruk il28 novembre, Il  debutto spettò a Umberto Verona
         della  squadriglia di  Derna,  il  7  dicembre.  Nonostante  l'impegno  profuso,  i  due
         nuclei, successivamente battezzati 3° e 4°  Plotone d'aviazione, svolsero attività li-
         mitata.  Nel marzo  1912 il  reparto  fu  disciolto  ed  il  personale rimpatriato.  I re-
         soconti tacciono sulle cause di questo risultato, certo inferiore all'entusiasmo con
         il  quale  l'iniziativa  era  nata,  limitandosi  a  dire  che  "l'opera  degli  Aviatori  Vo-
         lontari Civili  fu  piuttosto discussa:  ma  in  sostanza  resero  più  di quanto ragione-
         volmente si  potesse  loro  richiedere"  (18).
             L'impiego dei  dirigibili fu  più  difficile.  Pur arrivando a 'IÌ'ipoli  il 3  e  16 di-
         cembre  1911,  le  aeronavi  P.2  e  I~3  furono  danneggiate  dal  crollo  degli  hangar
         e poterono iniziare il  servizio effettivo solo all'inizio di marzo del  1912. La ne-
         cessità di economizzare personale ed idrogeno portò presto ad abbandonare l 'ini-
         ziale  impiego  in  coppia  a  favore  di  quello  singolo.  La  vulnerabilità  al  fuoco
         avversario  fu  palesata  in  tutta  la  sua  gravità  il  19  marzo,  quando,  volando  a
         1250 metri  di  quota, gli  involucri  dei  dirigibili  P.l  e  P.3  riportarono  rispettiva-
         mente venti due  e  diciasette  fori.


         Lezioni di  una guerra

              Il  valore della campagna di  Libia quale stimolo per riflessioni sullo sviluppo
         dell'arma  aerea si  può dedurre  dagli  studi,  peraltro senza applicazione concreta,
         per  una  linea  di  trasporto  e  per  quella  che  sarebbe  divenuta  la  caccia  (19).  Que-
         st'ultima non  fu  sperimentata solo  per l'assenza  di  minaccia aerea avversaria,  ma
         diede  luogo  ad  alcune considerazioni che  si  sarebbero  puntualmente ripetute sul
         fronte  francese  ne II' estate-autunno 1914. Quando il  23  novembre si  sparse la  vo-
         ce dell'arrivo di  velivoli  turchi, si  parlò dell'adozione di  "distintivi nazionali", su-
         bito bocciata con il  pretesto dell'im possibilità di riconoscere alcunché alle distanze
         superiori ai  700 metri.  Fu  tuttavia chiaro che la difesa sarebbe dipesa soprattutto
         dall'avere velocità e manovrabilità superiori all'avversario, mentre per l'offesa era
         previsto il  ricorso alle pistole in normale dotazione agli  ufficiali, come sarebbe poi
         avvenuto tre anni più tardi sul fronte  occidentale durante le  fasi  iniziali  della pri-
         ma  guerra  mondiale.  Sfruttando  una  sagoma  di  Blériot  trainata  da  un  dirigibile
         furono  effettuate  alcune  interessanti  esercitazioni  di  tiro  sia  antiaereo,  da  parte
         dei fucilieri  a terra,  sia  dall'altro dirigibile.



              (18)  I  primi voli di guerra,  cit.,  p.  77.
              (19)  Cfr.  rispettivamente J primi voli di guerra,  cit.,  p.  129-137, c Mcmoria, cit.,  p.  41-42.
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