Page 272 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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                In  pratica,  nessuno  di  questi  esperimenti  si  tradusse  in  un  immediato  im-
           piego pratico, ed il  contributo principale dell'aeroplano alla  campagna di  Libia
           consistette  nei  voli  di  ricognizione.  Sin  quando  questi  furono  eseguiti  a  vista,
           COli  il  pilota chiamato ad  eseguire schizzi  e  prendere appunti durante il  volo, se
           ne  dovette  constatare  la  forzata  imprecisione.  Già  nel  novembre  ] 91]  Piazza
           propose  pertanto di  dotare gl i aeroplani  di  macchina  fotografica.  Di  fronte  al-
           la  lenta  risposta  delle  strutture ufficiali,  Piazza affrontò  il  problema in  maniera
           "empirica", ciò  che gli  permise di  effettuare la  prima fotoricognizione il  23  feb-
           braio  1912.  Nei  mesi  successivi,  il  sistema  fu  perfezionato grazie ad  un  mecca-
           nismo  per il  cambiamento automatico  delle  lastre,  permettendo di  scattare  più
           foto in  un solo volo.  l'm confermando l'esperienza fatta  nel Monferrato, la con-
           dotta  del  mezzo  assorbiva  però  gran  parte  dell'attenzione  del  pilota,  a  detri-
           mento del  successo  della  missione.  La  soluzione  stava  nell'adozione  di  velivoli
           biposto, a  sua  volta condizionata dalla  limitata  potenza erogata dai  motori.  Fu
           solo nel  marzo  1912 che si  poté disporre del  primo biposto, propulso da un  ro-
           tativo Gnome  da  70 cavalli.
                In  assenza  di  radio,  il  cui  imbarco era  reso  problematico anche  da  questio-
           ni  di  peso ed  ingombro,  le  comunicazioni  con  il  suolo erano affidate soprattutto
           a  messaggi  inseriti  in  sacchetti  zavorrati  e  muniti  di  una  lunga  fiamma  tricolore
           per l'identificazione.  Il  sistema,  pur esposto agli  effetti  del  vento, si  dimostrò ra-
           gionevolmente pratico.
                Per  quanto  riguarda  il  bombardamento,  ovvero  la  forma  d'impiego  sulla
           quale  avrebbe  poggiato  tutta  la  teoria  del  "Dominio  dell'aria"  e  dell'airpower,
           l'azione di  Cavotti ed il  successivo impiego non avevano convinto tutti.  Pur eli-
           minando  i casi  di  bombe impigliate nei  cavi  e  tiranti tipici  di  quei  pionieristici
           aerei,  il  passaggio  dall'empirico  lancio  a  mano  delle  granate ai  tubi  e  alle  cas-
           sette lanciabombe non  assicurava  ancora  la  necessaria  precisione ed affidabilità
           del  tiro.  Diverso  il  caso  dei  dirigibili,  dotati  di  maggior  capacità  di  carico,  che
           nel I 'estate  1912  effettuarono  esperienze  di  bombardamento  di  una  certa  i m-
           portanza,  se  non  proprio  sistematiche.  Ad  ogni  modo,  il  novero  degli  scettici
           comprendeva  lo  stesso  Montù,  che  riepilogando  l'attività  degli  Aviatori  Volon-
           tari  scrisse:  "T~l11to a  Derna  che a Tobruk  fu  sperimentato il  lancio  delle  bombe
           e  però io  rimango al  riguardo  molto scettico e  ritengo  per ora che fin  dopo che
           si  siano tranquillamente studiati  ordigni  di  lancio e proiettili  convenienti, l'avia-
           zione debba  essenzialmente impiegarsi  in  questa guerra come mezzo  di  ricogni-
           zione e  intendo con  ciò dire  ricognizione dell'atmosfera e  ricognizione tattica e
           strategica.  I ... ] Mi  ripeto  ancora  per  contestare  allo  stato  degli  atti  l'utilità  del
           lancio di  bombe anche se  multiplo e non  posso tacere che  non sarà certo la  cas-
           setta  Campodonico quella che,  derivata da  forme  un  pò troppo elementari  e da
           congegni  che  rasentano  il  giocattolo,  risolverà  l'importante e  difficile  problema
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