Page 297 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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"DATE ALI ALLA PATRIA" - NAZIONALISMO E INDUSTRIA ... 281
vita e prosperi; fa voti affinchè il comitato centrale per la sottoscrizione naziona-
le per la flotta aerea abbia a deliberare che tutti gli aeroplani offerti all'esercito
siano a parità di requisiti tecnici ordinati all'industria italiana" (50).
Tale ordine del giorno poneva sul tappeto una nuova questione: la sottoscri-
zione non doveva solo servire a dotare l'Italia di una forte armata del cielo, ma
doveva contribuire, grazie alle ingenti somme raccolte, a incentivare l'industria
italiana dell'aviazione. Da quel momento si aprì su giornali e riviste una lunga
polemica relativa sia al grado di preparazione dell'industria aviatoria italiana sia
alla necessità di ricorrere o meno agli aeroplani stranieri. Ad aprire il dibattito fu
"Il Giornale d'Italia" con un articolo dell'agosto 1912: "Pochi mesi orsono Leo-
nino Da Zara venne nei nostri uffici e con la sua calda eloquenza, dettata e ani-
mata dalla più fervida fede e dal più vibrante entusiasmo, ci propose di lanciare
l'idea della sottoscrizione nazionale per la Flotta aerea. Noi acconsentimmo e
facemmo appello ai colleghi d'ogni parte d'Italia perché l'iniziativa venisse rac-
colta e fosse caldamente propugnata. Troppo alta e nobile era la causa per non
riscuotere il generale assentimento; tutti risposero all'appello e, il successo fu
grande, magnifico. Con la decentralizzazione da noi propugnata, la bella gara
regionale e cittadina ebbe esito superiore all'aspettativa: e specialmente appunto
perché si rifuggì fin dal bel principio da ogni sistema monopolista. La somma
raccolta finora, supera i due milioni: e va bene. Ma, questi denari, come verrano
spesi? Alcune voci sono giunte fino a noi e - francamente - ci hanno allarmato.
Giunta ci sembra, pertanto, l'ora di esporre, con parola franca e sincera, quel
che in tal momento, nell'interesse dell'Italia, deve essere detto. Fino ad oggi, il
governo ha solamente ed esclusivamente favorito le iniziative degli aviatori mili-
tari. E, anche queste, assai è "micragnosamente" finchè, in Libia, degli audaci
ufficiali non provarono l'utilità dei nuovissimi mezzi acquisiti all'armata. Furono
anche militarizzati degli aviatori borghesi, ma agli uni ed agli altri non furono
affidati che apparecchi in numero insufficiehte e - occorre dirlo - tutti di prove-
nienza estera. L'industria nazionale privata, fu in ogni modo negletta: lo fu e lo è
in maniera tale da far dubitare che in Italia un'industria aviatoria esista e non vi
siano persone - anche fuori dei laboratori militari - capaci di costruire aroplani
e motori. E questo non è, almeno per quanto riguarda gli apparecchi; in quanto
ai motori, non siamo, è vero, ancora arrivati a costruire degli Gnome: ma nessu-
no vieterebbe di farlo, ove si proteggessero adeguatamente i volenterosi che
danno affidamento di capacità: e che esistono anche in Italia. Come siamo riu-
sciti a conquistare il primato nella industria automobilistica imponendo i pro-
dotti nazionali all'estero, con vittorie strepitose sulle migliori marche tedesche,
(50) Un importante ordine del giorno del sindacato dell'industria italiana dell'aviazione,
in "La Preparazione" dell'll-12 aprile 1912.

