Page 300 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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           il  punto sul  quale sorge la  controversia è  questo:  l'industria  nazionale è  in  con-
           dizioni  di  essere  favorita?  Può  essa  gareggiare  con  quella  straniera,  non  tanto
           per  l'esiguità  dei  prezzi  - che  nell'acquisto  di  apparecchi  di  uso  così  delicato  e
           pericoloso  deve  passare  in  seconda  linea - quanto  per  la  perfetta  costruzione  e
           per  le  condizioni  di  sicurezza  degli  apparecchi  di  volo?  Crediamo  che  nessuno
           possa dare a  questa domanda esplicita e  sicura  risposta, cosicchè pecca di  legge-
           rezza e di  superficialità tanto il  parere di  coloro che, per favorire l'industria stra-
           niera e giustificare in  qualche modo la  preferenza che finora  le  ha dato il  nostro
           Ministero  della  Guerra,  dicono  tutto  il  bene  possibile  degli  apparecchi  francesi
           ed  inglesi,  denigrando  quelli  italiani,  come  quella  di  coloro  che  pretendono
           affermare  che  l'industria  italiana  può  competere  trionfalmente  con  quella  stra-
            niera.  Nel  momento attuale possono forse  aver più ragione i primi che i secondi,
            ma  è  doveroso  riconoscere  che  se  l'industria  italiana  si  trova  in  condizioni  di
            inferiorità - non  però cosÌ  grave come si  vuoi  far  credere - ciò  dipende soprat-
            tutto dal  Ministero della  Guerra, che dapprincipio non dette nessuna  importan-
            za all'aviazione e dedicò tutti i mezzi  e  le  attività di  cui disponeva ai  dirigibili,  in
            seguito  uccise  sul  nascere  ogni  inziativa  privata,  tentando  per  proprio conto  di
            costruire degli  apparecchi  nelle  officine  della  brigata specialisti  del  genio.  Furo-
            no soldi, energie e tempo buttati, che mai  da  quelle officine  uscì  un  apparecchio
            capace  di  prendere il  volo, ma  il  danno maggiore  fu  quello  di  creare nell'animo
            dei  pochi  militari  competenti  di  aviazione - gli  unici  giudici  ai  quali  il  governo
            poteva  rivolgersi - uno spirito di  ostilità a qualsiasi  progetto, a qualsiasi  iniziati-
            va  potesse  osteggiare  quella  della  brigata  specialisti.  Si  volle  i nsomma  ripetere
            ciò che erasi  fatto per i dirigibili,  non tenendo conto che, mentre che per i primi
            occorrono grandi  mezzi  e  grandi  impianti,  che  forse  nessuna  casa  avrebbe  mai
            potuto  avere  in  Italia,  per  gli  aeroplani,  anche  con  mezzi  modesti  si  sarebbero
            potuti  ottenere, con qualche incoraggiamento,  notevoli  risultati.  La  nostra cam-
            pagna tende ad impedire che gli  errori del  passato si  ripetano proprio quando il
            Paese con  un sublime sforzo ha saputo mostrare la  coscienza che  ha di  se  stesso
            e  della  sua  forza  e  la  volontà  ferma  di  rendersi  indipendente  moralmente  e
            materialmente  dalle  influenze  straniere.  Vi  sono  energie  latenti,  energie  in  svi-
            luppo;  chiediamo - sicuri  cii  farci  eco della  volontà  di  tutto  il  paese  - che  esse
            non  siano  annientate  con  una  campagna  ostile  ingiusta  ed  ami patriottica:  chie-
            diamo  che  nella  formazione  clelia  nuova  flotta  aerea  - dono  della  nazione
            all'esercito - si  proceda con concetti  razionali  ed  equità avendo  di  vista  soprat-
            tutto  l'efficienza  bellica  e  la  sicurezza  dei  piloti,  senza  pregiudizi  nazionalistici:
            ma anche senza false  prevenzioni contro l'industria italiana" (55).



                (55)  Si  devol1o  spendere in  ltalirl  o all'estero i milio11i  raccolti per la  (Iolla aerea.  Nota
            bcne,  in  "II  Giornale d'Italia" clcl  29 agosto  19 12.
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