Page 299 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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"DATE  ALI  ALLA  PATRIA" - NA/IONALlS1\,IO  E  INDUSTRIA  ".          283


        soldo.  Ma  potremmo  aspettare,  senza  fare  acquisti,  il  giorno  in  cui  l'industria
        italiana  sia  in  grado  di  provvederci  aeroplani  perfetti?  Non credo.  Ed  ecco  per-
        ché  noi  abbiamo  gran  bisogno  di  aeroplani,  in  questo  momento,  in  Libia,  non
        abbiamo avuto, per fortuna,  nessuna disgrazia di  aviatori:  ma alcuni  apparecchi si
        sono  rotti;  altri  sono  ritenuti  inservibili  per  il  lungo  uso;  altri  hanno bisogno  di
        essere trasportati  in  Italia per lunghe e  pazienti  riparazioni.  E con che cosa  prov-
        vediamo  se  non  ne  acquistiamo  immediatamente?  Senza  contare  che  abbiamo
        urgente bisogno di  macchine  per istruire i piloti  nelle varie scuole militari di  avia-
        zione.  Se  poi  prender;)  piede  il  progetto  di  costi tu i re  in  ciascuno  dei  princi pali
        porti  militari  del regno e  delle  nostre colonie  un  piccolo arsenale ed una  piccola
        stazione di  velivoli  da guerra, con che cosa  provvederemo?  Vede  dunque quanto
        sia  difficile  poter provvedere a  queste  prime ed  urgenti  necessità  aviatorie,  senza
        ricorrere  all'industria  straniera.  Auguriamoci  che  sia  questa  l'ultima  volta  che  vi
        ricorriamo.  Ma  non  sarebbe  compromettere  il  posto  cospicuo  che  ci  siamo gua-
        dagnati  tra  le  potenze  militari  europee,  se  indugiassimo  nell'inerzia  d'un  attesa
        che  non  potrà  non  essere  lunga  e  intanto  pili  non  cercassimo  di  ricostituire  la
        nostra flotta  aerea, di  cui  la  patria ha oggi maggior bisogno di  ieri" (53)?
             Le  affermazioni contenute nell'intervista de "La lì'ibuna" erano sicuramente
        veritiere,  in  considerazione del  forte gap  che vi  era tra l'industria aviatoria  italia-
        na e  quella  straniera, soprattutto nella  produzione dei  motori. Tant'è che  lo  stes-
        so organo dell'Aero Club d'Italia,  la  rivista "La  Navigazione Aerea", era costretta
        ad  ammettere  che:  "L'Italia  conta,  è  vero,  parecchie  fabbriche  di  aeroplani  che
        potrebbero  produrre  qualche  tipo  di  velivolo  proprio,  o  riprodurre  tipi  esteri,
        che  alle  prove  si  sono  dimostrati  di  buone  qualità  intrinseche;  ma  purtroppo
        sono fabbriche che nOIl  hanno avuto mai ancora un  passato sul  quale si  possa fare
        perfetto  assegnamento,  né  hanno  Ull  presente  che  ci  affidi,  che  in  un  tempo
        breve,  esse  raggiungeranno  lo  sviluppo  necessario  per  sopperire  ai  bisogni  della
        Nazione, nei  riguardi della sua flotta aerea" (54).
             Di  fronte  all'evidenza  della  superiorità  dell'industria  aviatoria  francese  e
        inglese,  "II  Giornale  d'Italia",  pur  continuando  a  fidare  nella  capacità  degli
        industriali  italiani, appuntava  le  sue critiche  maggiori  proprio nei confronti  del
        Ministero  della  Guerra:  "La  questione  merita  di  essere  posta  nei  suoi  veri  ter-
        mini,  perché su  di  essa  il  pubblico  e  le  autorità  possano  dare  un  giudizio  sere-
         no.  Che si  debba  favorire  l'industria  nazionale  non  v'è chi  lo  metta in  dubbio;



             (53)  Aeroplani  italialli  o  slral/ieri?  Che  dice  1111  allo  personaggio  dell'esercito,  in  "La
        Tribuna" dci  25  agosto  l') 12.
             (54)  l.'ll/dl/slria  avialoria  italialla,  in  "La  N'lvigazionc  Aerca",  a.  I,  n.  2,  diccmbre
         1912, p.  4 I.
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