Page 298 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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francesi e americane, così potremmo affermarci ed imporci con l'industria
aviatoria. Il paese ha pagato per la sua flotta aerea: ha pagato generosamente,
spontaneamente, ma non vedrebbe certo senza amarezza le ingenti somme raccol-
te finire nelle tasche degli industriali stranieri, i quali, naturalmente e per lodevole
spirito patriottico, non ci forniranno mai i tipi più perfezionati, conservando que-
sti per i parchi aviatori del proprio paese" (5 I).
La campagna del quotidiano romano, filo nazionalista distintosi nella cam-
pagna dell'intervento in Libia, probabilmente sostenuta dagli interessi di alcune
industrie aviatorie italiane, era rivolto contro un altro giornale della capitale, "La
Tribuna" che, sempre in agosto, aveva pubblicato alcune interviste a ufficiali del
Ministero della Guerra, dalle quali sembrava emergere che il Ministero fosse
incline a utilizzare i fondi della sottoscrizione anche per l'acquisto di aeroplani
stranieri. Così, il 21 agosto, Riccardo Artuffo intervistava un ufficiale dell'ufficio
d'ispezione dei servizi aeronautici, il quale sottolineava la preminenza della pro-
duzione industriale straniera nella creazione degli aeroplani. Artuffo, commen-
tando l'intervista, concludeva: "È possibile e nessuno mette in dubbio neanche per
un secondo che sarebbe bellissimo dotare i nostri aviatori di aeroplani fatti con
capitali italiani e da operai italiani. Ma se questo poteva essere un desideratul11
secondario, condiviso da tutti, non bisogna dimenticare che la sottoscrizione aveva
soprattutto, al di la di tutto, uno scopo preciso: quello di dare al nostro esercito
una flotta aerea potente, vigorosa e sicura. Che l'industria nazionale non sia in
grado di assolvere tale compito è doloroso, e certamente è dovere del governo ado-
prarsi in ogni modo, affinchè tale nostra insufficienza sia al più presto abolita. Ma
questo vivissimo augurio e questo proposito non devono impedirci di prospettare
la questione quale si presenta oggi con il ferreo dilemma: dare ai nostri aviatori
degli apparecchi italiani ma difettosi o degli apparecchi esteri ma bene funzionanti,
la risposta in favore di questi ultimi non può essere dubbia" (52).
"La Tribuna", giornale maggiormente filogovernativo, si faceva in tal modo
interprete del pensiero degli ambienti del Ministero della Guerra, la cui finalità
principale era soprattutto quella di dotare l'Esercito di una potente flotta aerea,
scopo per il quale la sottoscrizione in fin dei conti era stata indetta. Il 25 agosto,
in un'intervista con un alto personaggio dell 'Esercito, Moris o Montù è difficile
dirlo con certezza, tali posizioni venivano chiaramente enucleate: "Del resto, i
milioni raccolti per la costruzione della flotta aerea sono ancora li, intatti, gia-
centi nelle casse della Banca d'Italia. Non abbiamo speso per ora neppure un
(51) I milioni raccolti per la flotta aerea nOli debbO/IO emigrare!, in "II Giornale d'Italia"
del 17 agosto 1912.
(52) R. Arruffo, La l10stra flotta aerea e l'industria lIazionale, in "La Tribuna" del 21
agosto 1912.

