Page 103 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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IL DlBATITrO POLITICO PRECEDENTE LA NASCITA DELL'AERONAUTICA ITALIANA 81
paese si aggiungeva all'impasse della classe dirigente liberale. In tal modo, ciò im-
pedì che al pari di altri Stati l'Italia potesse sostenere la nascita dell'aviazione civi-
le, per il cui impianto e sviluppo le iniziative private erano insufficienti. Il Gabinetto,
come sottolineato, non fu assolutamente in grado di sostenere economicamente e
politicamente l'aeronautica nazionale. eunico provvedimento che venne preso dal
governo Orlando, anche sull'onda delle prote'ste per il progressivo deperimento
segue:
distruggendo, più che liquidando, quella di guerra, forse perché, destinare milioni all'aviazione
può sembrare un lusso non consentito al nostro bilancio e l'aviazione civile una superfluità per la
nazione. Col suo modo di agire il nostro Governo ha chiaramente dimostrato di essere di questa
opinione, costringendo alle dimissioni il generale Moris, direttore dell'Aeronautica, che lunga-
mente aveva lottato per ispirare vedute piì'1 razionali e che venne fatto allontanare nel più com-
pleto silenzio. Bella figura di Capo, questo vecchio soldato, che nella sua azione di salvataggio di
ciò che egli riteneva fosse ed era patrimonio nazionale, si ispirava al concetto che aeroplani ed
aeronavi commerciali costituissero una necessità per una nazione civile. L'Italia avrebbe dovuto
gestire delle linee aeree, avere degli apparecchi e del personale specializzato e tutto ciò che oc-
correva a questi servizi si sarebbe potuto farlo in casa nostra, come durante la guerra si era po-
tuto creare in Italia, quanto ad essa aveva servito, ricorrendo all'estero solo per alcune poche
materie prime. Se, invece si fossero lasciate sopraffare dallo sconforto e dalla crisi economica del
momento, le industrie aviatorie sarebbero fatalmente scomparse nella quasi loro totalità, come
per la metà di esse era già avvenuto in questo primo periodo di débacle I ... ] Il generale Moris, a
completamento delle sue vedute, nella speranza che il Governo si ravvedesse, aveva preparato un
complesso programma di lavoro, ed aveva bandito due concorsi assai utili: per un aeroplano ci-
vile (che rispondesse a certe indispensabili esigenze della nuova funzione dell'aviazione) e per un
motore (che più di quelli d'allora rispondesse alla funzione a cui era destinato). Scopo primo di
questi due concorsi era quello di tenere in vita le principali industrie aviatorie sorte con la guer-
ra, le quali avrebbero potuto mettersi al lavoro solo se avessero avuto garantito 1111 certo margi-
ne nelle spese. AI tempo stesso doveva prepararsi l'organizzazione necessaria al buon funzionamento
dei servizi aerei. Occorreva stabilire cioè, un certo numero di rotte aeree, là dove le comunica-
zioni normali erano meno facili, come nell'Italia meridionale, Insulare e nelle Colonie, e prepa-
rare numerosi campi d'atterraggio ed aeroscali forniti di tutto l'occorrente: hangars, magazzini,
impianti aerologici, radiotelegrafici e telefonici, segnalazioni, personale, ecc. Preparate queste li-
nee ed esperimentatile con i tipi di apparecchi di guerra, che meglio si sarebbero prestati alle op-
portune inevitabili modificazioni, il Governo avrebbe dovuto cederle in appalto alle Compagnie
di Navigazione Aerea. Con ciò sarebbe stato assicurato l'avvenire dell'Italia nel campo dell'aero-
navigazione a scopi commerciali. Per attuare il suo programma il generale Moris aveva chiesto
duecento milioni, dei quali una parte si sarebbe potuta detrarre dal bilancio della Guerra, dato
che una forte aviazione civile può rapidamente trasformarsi, qualora occorra, in aviazione mili-
tare. Ma i 200 milioni vennero negati, ed il Consiglio dei Ministri dispose che la Direzione Ge-
nerale dell'Aeronautica passasse alle dipendenze del Ministero della Guerra colI o maggio. L'unanime
grido di rivolta che accolse questo nuovo insensato provvedimento, che avrebbe portato all'avia-
zione un colpo mortale, e le sollecitazioni di alcune personalità che avevano conservato il senso
della coscienza, riuscivano ad indurre il Presidente del Consiglio dei Ministri, a lasciare sospesa
la questione ed a nominare una Commissione governativa per lo sviluppo dell'aviazione civile",
A. Longoni, Fascismo ed Aviazione, Edizioni Azzurre, Milano, 1931, p. 35-7.

