Page 108 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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86 ANDREA UNGARI
in Sud America e in Spagna, nonostante le buone intenzioni espresse dal mini-
stro dei Trasporti de Vito (38), non si è lontanti dal vero se si sottolinea come:
"Il dopoguerra fu nefasto all'aeronautica italiana. Bisognava smobilitare, ma per
l'aeronautica questa parola significò distruggere. Invece di farla passare con prov-
vedimenti graduali, dal piede di guerra al piede di pace, poiché per il momento
non si profilavano altri conflitti all'orizzonte, il governo di quel tempo preferì la-
sciar morire la splendida istituzione. Sciolti i quadri degli aviatori, gli aeroplani fu-
rono lasciati marcire nei magazzini e nelle rimesse, non fu curata più la manutenzione
dell'immenso materiale esistente nei depositi. Fu la fine miserevole, la distruzione
di un organismo di prim'ordine che aveva raggiunto con l'armistizio un altissimo
sviluppo. Dei 3000 motori e dei 5000 aeroplani che possedeva l'aviazione italiana
alla fine del conflitto, solo una minima parte rimasero; gli altri furono venduti a
peso, come rottami. Materie prime e pezzi lavorati caddero nelle mani di pochi
consorzi privati, mettendo l'aviazione nella necessità, dopo qualche tempo, di ri-
chiedere all'estero gli stessi materiali di cui aveva avuto grande abbondanza nei
suoi magazzini. Le migliaia di valorosi combattenti dell'aria furono quasi tutti
(38) "E vengo all'ultimo punto sul quale non posso in questo momento dare notizie speci-
fiche, perché soltanto ora per un decreto in corso e non ancora pubblicato l'aeronautica viene
passata al Ministero dei trasporti. Per quanto so, l'aeronautica aveva a fine novembre un perso-
nale, tra ufficiali e impiegati civili e soldati, di 78.624 persone di cui 4719 ufficiali. Queste ci-
fre stanno a dimostrare due cose: da un lato l'importanza che l'aeronautica ha assunto durante
la guerra e della quale come italiani dobbiamo essere vivamente compiaciuti; dall'altro la ne-
cessità di un ordinamento nuovo che permette la massima intensificazione col minimo mezzo.
Dico subito che ho fede nella aeronautica: io credo che le vie del ciclo le quali hanno dato tan-
ta gloria all'Italia in tempo di guerra, siano per assicurare non minori successi in tempo di pa-
ce. A noi occorrono comunicazioni celeri, agevoli e meno dispendiose di quelle che si hanno nel
far muovere una nave per portare soltanto la posta, o rari viaggiatori, o poche merci. Credo che
per tutta la corrispondenza dell'Italia con le colonie, per la corrispondenza con le isole, per i
viaggi attraverso gli Oceani l'aeronautica potrà dare ottimi frutti. In questo momento io non so-
no in grado di formulare programmi perché, ripeto, non ho ancora assunta effettivamente la di-
rezione di questo servizio e non ho ancora nemmeno preso possesso degli uffici. Posso però dire
che spero e mi auguro di poter in breve tempo iniziare corse per i servizi postali e per servizi li-
mitati di passeggeri, avvalendoci dei mezzi che l'aeronautica miltare potrà mettere a nostra di-
sposizione. Perché l'aeronautica è stata messa al Ministero dei trasporti? È una domanda che mi
sono fatto anch'io (Interruzioni). Non temano, riorganizzeremo i servizi in modo agile. Nitti. Si
tratta di un servizio militare. Appena si potrà, i militari saranno smobilitati. De Vito. Certa-
mente, e so anzi che un notevole numero di ufficiali e soldati è stato già smobilitato: in propo-
sito mi riservo dare cifre concrete. Trattandosi di un servizio che sin qui è stato esclusivamente
militare, si dovrà continuare ancora nella smobilitazione, restando a me soltanto la parte di per-
sonale che può essere adibita all'aeronautica civile", Atti del Parlamento Italiano, Camera dei
Deputati, Sessione 1913-19 (]O della XXIV legislatura), Discussioni, voI. XVIII, Tipografia della
Camera dei Deputati, Roma, 1919, tornata dci 13 luglio 1919, p. 19264.

