Page 112 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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            situazione dell'aeronautica non fece che aggravarsi. La difficile condizione in cui es-
            sa versava,  poi, aveva ripercussioni, oltre che dal  punto di  vista economico, anche
            sotto il  profilo più schiettamente politico.  Il  ministro dei Trasporti de  Vito,  infatti,
            predisponendo  la  creazione  di  un'aviazione  coloniale  che  potesse  favorire  i com-
            merci  con  l'Italia,  chiariva al  presidente  del  Consiglio  Nitti  sia  le  difficoltà  in  cui
            versava l'aviazione sia la pericolosa concorrenza che le compagnie franco-inglesi fa-
            cevano sulle rotte che avrebbero dovuto essere  appannaggio della flotta  italiana:

            "Per le  suesposte considerazioni quando il  Dicastero dei Trasporti venne a cono-
            scenza che quello delle  Colonie, per necessità  di  bilancio aveva deciso  di  abolire
            tutto ciò  che  l'aviazione  militare  aveva,  per esigenze  belliche,  creato in  Libia,  si
            affrettò a richiedere che tutti i mezzi  aeronautici colà esistenti passassero alla sua
            dipendenza,  per evitarne la  soppressione.  Le  pratiche sono attualmente in  corso
            e sulla base dei  pochi mezzi esistenti in Libia  questo Ministero si  accinge a costi-
            tuire  una organizzazione aeronautica rispondente alle  reali  esigenze  di  quelle  re-
            gioni.  Ma  mentre  questo  Ministero  sta  trattando  con  alcune  lodevoli  iniziative
            private  per impianti di  linee aeree in Tripolitania è venuto a conoscenza del  pro-
            getto  preparato  dalla  Società  Inglese  Handley  Page  [  ... ]  per gestire  la  linea Tri-
            poli-Murzuk.  Il  fatto  riveste  una  tale  gravità  che  si  ritiene  dt;lveroso  segnalarlo
            all'E.V.  come  uno degli  esempi  più  evidenti  della  grande  attività espansionistica
            dell'Aeronautica Inglese che è  necessario assolutamente arginare nei  riguardi  dei
            nostri  territori.  Tale  espansione  aeronautica  politica  e  commerciale  tende  a  sot-
            trarre dai mercati del  centro Africa tutto quel  movimento di  merce ricchissima e
            numerosa che in altre epoche storiche più  felici  affluiva verso  il  naturale sbocco
            dei  nostri centri costieri.  Le  buone intenzioni di  questo Ministero non sono suf-
            ficienti  e sono certo che l'E.V.  vorrà riconoscere che  quando dal  nulla o  quasi  si
            deve costituire una organizzazione assolutamente nuova come quella aeronautica
            coloniale occorrono degli adeguati mezzi finanziari.  Ed è appunto in base a que-
            sta considerazione che io mi permetto proporre all'E.V.  una equa ripartizione del-
            le spese derivanti dall'istituzione e dal funzionamento dell' organizzazione aviatoria
            coloniale tra i bilanci dei Trasporti e  Colonie delle  Poste  ed  eventualmente  della
            Guerra, amministrazioni tutte che sono per diversi motivi fortemente interessate
            alla buona riuscita dei  futuri  esercizi aerei  Libici  e di  quelli  che presentemente si
            stanno  impiantando  in  Eritrea.  Nella  fiducia  che  l'E.V.  vorrà  accogliere  favore-
            volmente la presente proposta, mi  permetto segnalare tutta l'urgenza del provve-
            dimento  richiesto,  dato  che  già  gli  speculatori  Inglesi  e  Francesi  pensano  alla
            possibilità di  fare  essi  quello  c~e logicamente dovremmo fare  noi" (45).



                (45)  ACS,  Presidenza  del  Consiglio  dei Ministri  1920,  b.  589,  fase.  3.447 - Aviazione,
            lettera del  ministro per i Trasporti Marittimi e Ferroviari de Vito al  presidente del  Consiglio
            Nitti del  9 marzo  1920.
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