Page 122 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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100 ANDREA UNGARI
La relazione della Commissione esercito e marina recepiva, nel proporre la costi-
tuzione di un Consiglio superiore d'aeronautica, sia le idee espresse in tal senso
nelle riunioni del Consiglio dell'esercito, sia i lavori finali della Commissione con-
sultiva per l'aeronautica che sottolineavano la necessità di separare l'aeronautica
civile da quella militare. Il progetto di legge così predisposto, che si accompa-
gnava a due altri disegni di legge presentati sempre dal Ministero della Guerra (79),
testimoniavano, dunque, un rinnovato interesse governativo per le vicende dell'avia-
zione, militare e civile. Tali provvedimenti, presentati sul finire del 1921, venne-
ro approvati, anche a causa della caduta del gabinetto Bonomi, solo nel maggio
1922 provocando, dunque, un ulteriore ritardo nella sistemazione definitiva dell'avia-
zione. Con la legge del 28 maggio 1922 n. 712 il governo Facta deliberava la co-
stituzione del Comitato tecnico-amministrativo e del Consiglio superiore aeronautico.
Di lì a poco, e precisamente nel luglio, furono approvati dalla Camera anche i
provvedimenti relativi alla navigazione aerea e alla concessione dei servizi di tra-
sporto esercitati mediante aeromobili. Questi provvedimenti furono accompa-
gnati dal regio decreto del 23 ottobre 1922 n. 1358 per il quale il Comando
superiore di aeronautica cessava di appartenere al ministero della Guerra ed en-
trava a far parte dell'Arma aerea e dal decreto ministeriale del 27 ottobre n. 523
che lasciava al Ministero della Guerra soltanto un Servizio aeronautico.
La classe dirigente liberale, dunque, aveva dimostrato di comprendere l'im-
portanza che la sistemazione definitiva dei servizi aeronautici aveva sia dal pun-
to di vista della sicurezza militare sia sotto il profilo della crescita economica
del paese. Tale atteggiamento in articulo mortis non poteva cancellare, però,
l'insipienza dimostrata negli anni precedenti (80). E se, come abbiamo sottoli-
neato, la situazione socio-economica del paese e la crisi politica ebbero un pe-
so determinante nel provocare il dissesto aviatorio del 1919-22, è indubbio che
mancanze vi furono. Alla scarsità dei mezzi finanziari assegnati in un settore di
chiara importanza, si accompagnò un confusionismo di leggi, di commissioni
(79) Uno era un disegno di legge per la concessione dei servizi di trasporto esercitati me-
diante aeromobili, l'altro era relativo al computo del tempo di servizio utile per le pensioni per
il personale navigante dell'arma aeronautica comandata a prestar servizio a bordo di aeronavi,
ACS, Presidenza del Consiglio dei Ministri - Atti di Gabinetto 1921, b. 2, fase. 6 - Guerra.
(80) "Un censimento specialissimo era stato già fatto nel dicembre 1922, ordinando che
tutti i Reparti dell'Aeronautica Italiana, aeronautica terrestre ed aeronautica della Marina, com-
pissero, in un determinato giorno, una prova di efficienza per constatare quanti apparecchi
avrebbero potuto tenere efficacemente l'aria. È stato così possibile constatare che solamente 76
apparecchi erano in grado di volare per un'ora sul cielo nazionale: a tanto si era ridotta l'Ae-
ronautica d'Italia! Solamente ad un anno di distanza, 300 velivoli efficienti sorvolavano la ca-
pitale, mentre 120 volavano sulla più importante città della Lombardia", G. Fier, L'aviazione
militare e civile, Casa Editrice Pinciana, Roma, 1933, p. 11-2.

