Page 302 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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284 NICOLA DELLA VOLPE
Se all'editoria diaristica e propagandistica delle guerre furono dati sostegno ed
una limitata autonomia, niente del genere avvenne nel settore della stampa militare.
Le riviste, i numeri unici ed i giornali militari o dei militari, che erano stati di
indiscussa utilità e fortemente formativi per tutto l'Ottocento ed i primi del No-
vecento, e in molti casi aspramente polemici nei confronti di uno Stato distratto
verso i problemi delle forze armate, scomparvero dalla circolazione. Le testate dei
militari furono in gran parte chiuse.
La "Rivista Militare", che era stata palestra di dibattito e di formazione dei
quadri ufficiali, per non soccombere alla piaggeria dilagante, nel 1933 chiuse i
battenti. Già da tempo, in verità, essa era diventata soltanto un strumento di pro-
paganda, aveva perso scrittori e lettori, e sopravviveva in asfissia. Un'altra presti-
giosa rivista, "Esercito e Nazione", nel 1935 cambiò testata in "Nazione Militare";
con il titolo, cambiò anche i contenuti, ridotti ad articoli di propaganda.
Al posto di antiche e prestigiose testate ne sorsero altre, come "Le Forze Ar-
mate", che nel programma del 1926 ben chiariva le proprie finalità: "Nel titolo
di questo giornale è nettamente precisato un programma. Le Forze Armate dello
Stato ai fini della preparazione militare e della guerra sono quattro: Esercito, Ma-
rina, Aviazione, Milizia ... ". La milizia del partito assumeva anche nella stampa
dignità di forza armata.
Il conflitto italo - etopico e la guerra civile in Spagna consentirono l'uscita
di periodici, che avevano però caratteristiche di giornali di trincea, di evasione
e più propagandistici che informativi, ed erano strettamente legati ai conflitti.
Ricordiamo fra essi "La tradotta coloniale" e "El legionario".
Nel campo dell'informazione e della propaganda, in definitiva, le forze armate
ebbero scarso rilievo per la formazione e la preparazione della Nazione Armata.
Non si può dire altrettanto, però, nel campo della visibilità, che di fatto era pro-
paganda attiva e operante, forse la più efficac~ per testimoniare lo spirito guer-
riero di un popolo. A parte le guerre, infatti, nel Paese e fuori le forze armate
italiane mostrarono continuamente i muscoli, ottenendo unanimi consensi.
L'Esercito con le grandi manovre, che per giorni mobilitavano nel Paese car-
ri, artiglierie, mezzi ed imponenti masse di uomini, erano per i cittadini dimo-
strazione di forza e potenza; la Marina con le grandi crociere nei mari d'Oriente
suscitava entusiasmi; la giovane Aviazione con le trasvolate atlantiche ed i nu-
merosi primati di navigazione aerea propiziava miti di insuperabilità e quindi di
imbattibilità.
Con un termine colorito potremmo affermare che, al di là dei concreti ri-
sultati, si trattava di sceneggiate propagandistiche. In realtà, dal punto di vista
"scientifico", soltanto nel febbraio del 1940 per la prima volta, durante la XVII
sessione, il sottosegretario alla Guerra riuscì a presentare una propria relazione

