Page 434 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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direttamente con i capi di Stato Maggiore delle tre Forze Armate se non trami-
te i rispettivi Ministeri, né di controllarne l'attività, e neppure era investito di
una specifica responsabilità. I sottosegretari, che erano anche capi di Stato Mag-
giore delle rispettive Forze Armate (per l'Esercito solo fino al novembre 1939),
avevano, invece, rapporti frequentissimi con il capo del Governo e, per la ten-
denza di Mussolini ad anteporre le cariche politiche a quelle squisitamente mili-
tari, finirono per trattare col duce anche questioni che sarebbero state di competenza
del capo di Stato Maggiore Generale. Mussolini, assecondato dalle lotte fra i ge-
nerali e dallo spirito d'indipendenza e d'autonomia dei tre Stati Maggiori di For-
za Armata insofferenti di un vincolo gerarchico di dipendenza da un vertice militare
unitario, aveva svuotato la carica di Badoglio d'ogni potere reale per poter man-
tenere il controllo diretto ed assoluto delle Forze Armate e per comandare a suo
piacimento mediante i tre sottosegretari di Stato, scelti fra i generali e ammira-
gli che egli era sicuro di poter facilmente manovrare. All'entrata in guerra, lo
Stato Maggiore Generale fu mobilitato rimanendo nella stessa sede del tempo di
pace ed assumendo la denominazione di Comando Supremo (STAMAGE). In
realtà si trattava di una modesta segreteria personale del maresciallo Badoglio,
capeggiata da un generale addetto e composta da pochi ufficiali.
L'11 giugno, il capo del Governo - forzando la mano al sovrano - emanava
alle Forze Armate un ordine del giorno con il quale annunciava che, per deci-
sione del re, assumeva il Comando delle truppe operanti su tutti i fronti, e di-
chiarava di confermare il capo di Stato Maggiore Generale e di capi di Stato
Maggiore allora in carica. Il capo del Governo veniva così ad assumere il co-
mando effettivo delle Forze Armate operanti. Se l'unità di direzione nella con-
dotta. politica e militare della guerra era necessaria ed opportuna, tale unità di
direzione si palesò come accentramento di poteri, giacché questi furono riuniti
in una sola persona, determinando l'esautoramento dei collaboratori politici e
militari che avevano la loro responsabilità nella gestione dello strumento belli-
co. Poiché non esisteva neppure il controllo parlamentare; l'opera del capo del
Governo e comandante delle Forze Armate operanti rimase senza alcun sindaca-
to. Ancor più grave fu il fatto che colui che doveva guidare la macchina bellica
italiana nel conflitto non aveva la benché minima preparazione militare, sebbe-
ne con la legge del 2 aprile 1938 avesse assunto, insieme al sovrano, il grado di
primo maresciallo dell'Impero. Inoltre, diversamente da Hitler e Stalin che vis-
sero la guerra all'interno dei rispettivi Comandi Supremi, il duce preferì rima-
nere anche fisicamente fuori dal suo Stato Maggiore Generale ed avere contatti
quotidiani telefonici o personali con i vertici militari.
Sempre nel giugno 1940, il capo di Stato Maggiore Generale emanò la cir-
colare n. 5569 in cui precisava le proprie prerogative in tema di direzione delle
operazioni belliche. Egli intendeva svolgere i seguenti compiti:

