Page 93 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1944-1989) - Atti 27-28 ottobre 2004
P. 93
_L'(_l'_"N_'_O_N_E_"_U_I\I\_'_JC_:A_I_:, _1.1_:, _C_Lf_\l_JS_O_I.I_:, _1l_El_, _T_Ri_\T_r_A'_ro_Il_E_I.I_,A_'_'A_C_F_I_l'_Pi_\'_"C_il _________ II~~Jl~~:.
i giusti diritti jugoslavi su territori occupati dall'Italia imperialista del 1919: sÌ
dunque alla cessione di Fiume e della costa orientale istriana ma, scrive Nenni:
"Parimenti pensiamo che Trieste e le città marinare della sponda occidentale
dell 'Istria, fino a Pola, sono italiane anche se abbiamo perduto la guerra" (17).
Si riprendono i progetti del Vivante e si dichiara quindi che "La frontiera fra
l'Italia e la Jugoslavia dovrà essere determinata secondo il criterio etnico" (18). Per il
resto, i socialisti accettano le rivendicazioni greche sul Dodecanneso, mentre risul-
ta più complesso accettare sul versante occidentale "rettifiche di scarso rilievo to-
pografico e di nessun valore economico" (19). Si alla "riorganizzazione delle colo-
nie", aggiunge Nenni. Il tema verrà ripreso in seguito e definito con un rifiuto di
ogni sorta di pruderie neocolonialista ma anche ricercando per l'Italia un ruolo di
amministrazione fiduciaria per gli ex possedimenti africani (20). Ma contemporanea-
mente è necessario per il Psiup che l'Italia venga al più presto inserita nell'alveo na-
turale di una nuova Europa che pare nascere in quei giorni, un'Europa dove i so-
cialisti - sia nella loro versione laburista britannica che in quella più moderata fran-
cese - pare abbiano un pcso rilevante. 'Iì'aspare nei giudizi di Nenni e degli altri
esponenti del suo partito un convinto ter/,aforzismo che ben presto incontrerà le co-
centi delusioni della guerra fredda. Ma soprattutto, e la cosa non si fermerà ai soli
socialisti, la lettura dell'imminente trattato ha e avrà una connotazione tutta inter-
na, divisa tra passione repubblicana (il refercndum è ancora di là da venire) e timo-
ri di ritorni al passato. Criticare la diplomazia italiana, che sembra l'incarnazione
del pensiero crociano del fascismo come parentesi aperta e chiusa in un continuum
liberale e monarchico, rischierebbe di porre i socialisti sulla stessa lunghezza d'on-
da dei primi rigurgiti neofascisti e vetero imperialisti. Come ha scritto Canavero:
"Non si può escludere che Nenni valutasse anche il peso in termini di propa-
ganda antimonarchica di una pace pesante, ma prevaleva certo in lui il timore per
lo scatenarsi di una ondata nazionalistica sul genere di quella del 1919-1920" (21).
(17) Pictro Ncnni, "AI banco d'accusa", in: Avallti!, 9 scttcmbre 1945, p. l.
(18) "II porto di 'li'ieste sarà internazionalizzato", in: Avanti!, 29 settembre 1945, p. 1.
(19) "Lealtà", in: Avallti!, il settembre 1945, p. I.
(20) H, Molinari, "Le colonie", in: Avallti!, 18 settcmbre 1945, p. l.
(21) Alfredo Canavcro, "Nenni, i socialisti italiani e la politica estcra", in: L'Italia e la
politica di potenza iII DI/rapa (1945 -50), CiL, p, 237. "Indubbiamente il conto sarà salato"
scriverà Ncnni sul suo diario il 28 agosto 1945, riferendosi allc clausole del futuro trattato
"Noi ci sforzeremo di girarlo, secondo giustizia, alla monarchia. Ma sarà in ogni caso una gra-
ve responsabilità dire 'sì' o dire 'no'" (Pietro Nenni, Te/llpo di gllerra fredda. Diari /943-1956,
SugarCo Edizioni, Milano, 1981, p. 141),

