Page 177 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e Forze Annate
Lagorio nel suo intervento in questo convegno,2I è avvenuta forse proprio con
le missioni "Libano 1 "22 e "Libano 2",23 nel 1982-1984, quelle proiezioni in ter-
ritorio fuori area, che recentemente sono tornate alla memoria, grazie agli avve-
nimenti dei mesi scorsi a Beirut.24
L'Italia, peraltro, era già da qualche anno nel settore mediterraneo, poiché
partecipava fin dal 1979 alla missione UNIFILZs (altra missione che era stata
dimenticata), con un contingente interforze, che aveva un compito di interposi-
zione tra le forze palestinesi e quelle israeliane e di assistenza al Libano nel rista-
bilire la piena sovranità territoriale nell'area, ripristinando la sicurezza e la stabi-
lità in quei territori, sempre in ebollizione, almeno dalla fine del primo conflitto
mondiale.
Per ricordarne le origini, la "Libano 1" nacque su precisa richiesta all'Italia,
nel quadro internazionale, da parte del Vice Primo Ministro e Ministro degli
Esteri libanese. E il Governo italiano inviò un battaglione bersaglieri
"Governolo", con il mandato di garantire l'incolumità fisica delle forze palesti-
nesi che lasciavano Beirut e quella degli abitanti della regione, dopo che Israele
aveva lanciato l'operazione pace in Galilea26 e ristabilire la compromessa sovrani-
tà dello stesso Governo libanese. La nostra presenza, che nell'UNIFIL aveva già
dato un segno positivo, e la politica estera italiana, che aveva ravvivato la sua
attenzione verso i paesi rivieraschi del Mediterraneo, fecero sì che le richieste
fossero finalizzate ad avere una componente italiana.
Pochi giorni dalla fine della missione "Libano 1" però, a seguito proprio degli
avvenimenti accaduti27 nel campo profughi di Sabra e Chatila, in seguito alla
risoluzione n. 521 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l'Italia parte-
cipò alla Forza multinazionale, per garantire di nuovo il ristabilimento dell'auto-
rità del Governo libanese e garantire la sicurezza delle popolazioni, evitando il
consumarsi di altri massacri: un contingente numeroso, che arrivò a schierare a
regime 2.300 uomini circa. Anche questa fu missione interforze, con un batta-
glione bersaglieri "Governolo", un battaglione eli formazione paracadutisti
"Folgore",zs il battaglione "San Marco" della Marina Militare, un plotone di
Carabinieri con funzioni di polizia militare e una squadra eli disinfezione.29 La
missione terminò il 6 marzo del 1984, data in cui lasciò il Libano la Compagnia
Paracadutisti dei Carabinieri, ultimi militari a rientrare in patria.
Come è noto, il contingente italiano, come gli altri nazionali, rimase sotto il
comando e il controllo operativo dei singoli comandanti nazionali, i quali for-
mavano un Comitato Militare, che garantiva il necessario collegamento tecnico
con il Comitato Politico formato dagli ambasciatori dei paesi partecipanti alla
forza multinazionale.
Le attività operative, eli rischio e delicatezza, effettuate dai militari di ITAL-
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