Page 213 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e Forze Armate


         petenza al mantenimento dell'ordine pubblico,  ed escludendo l'attribuzione di
         compiti di combattimento.
           Un "decreto del duce" di  due giorni dopo's inseriva un ulteriore limite, sta-
         bilendo l'equiparazione del  trattamento economico dei carabinieri e dei finan-
         zieri a quello del personale delle Forze Armate "per il corso della guerra".
           In sostanza, il vertice repubblicano sembrava orientato ad  accantonare per il
         momento il problema della riorganizzazione del sistema di sicurezza interno, limi-
         tandosi a confermare le strutture esistenti, per dare priorità alla  ricostituzione di
         una forza combattente in grado di riprendere posto accanto alla Wehrmacht.
           La soluzione transitoria non era tuttavia considerata soddisfacente dal parti-
         to fascista, per l'insufficiente prestigio in essa attribuito alla Milizia e soprattut-
         to  per la  sopravvivenza  accordata  all'Arma  dei  Carabinieri  e  alla  Guardia  di
         finanza, malgrado la loro evidente fisionomia "regia". La necessità di superare
         l'anacronismo  costituito  da  tale  sopravvivenza  fu  affermata  nel  congresso  di
         Verona  del  14  novembre,  con  l'esplicito  assenso  del  segretario  del  partito,
         Alessandro Pavolini.I6
           Ma  soprattutto la  soluzione data al  "problema militare" non poteva essere
         accettata dal gruppo fascista "radicale", che aveva uno dei suoi principali espo-
         nenti proprio in Renato  Ricci,  uno dei protagonisti della  prima fase  dell'espe-
         rienza  repubblicana,  e  soprattutto  l'unico,  al  momento,  a  disporre  davvero  di
         una forza armata di qualche consistenza, grazie all'attivismo con il quale aveva
         provveduto subito dopo l'armistizio, con un nucleo di fedelissimi, alla ricostitu-
         zione della Milizia.
           Ricci mirava ora a formare un'unica forza destinata alla sicurezza interna, nella
         quale avrebbero trovato sintesi l'affidabilità politica della Milizia e quella tecnica
         dell'Arma, mediante la fusione della struttura organizzativa della prima, con quel-
         la per il controllo capillare del territorio, caratteristica tradizionale della seconda.
           Il  nuovo  organismo,  completamente  autonomo,  avrebbe  dovuto  assorbire,
         oltre  alla  MVSN  e  all'Arma  dei  Carabinieri,  le  milizie  speciali  e  la  Polizia
         dell'Africa Italiana, e il suo comandante generale sarebbe stato posto alle dipen-
         denze dirette del capo dello  Stato, con rango di  ministro, equiparato quindi al
         titolare dell'Interno.
           La "Guardia Nazionale Repubblicana"  fu  istituita  con il decreto legislativo
         del duce 8 dicembre 1943, Ricci ne fu  il comandante generale, mentre la carica
         di  vice-comandante  toccò  ad  Archimede  J\tlischi,  luogotenente  generale  della
         MVSN, fino al 25 luglio ispettore della Milizia Confinaria, nominato ai primi di
         ottobre comandante generale dei Carabinieri.
           La riforma non fu  attuata nelle "zone operative speciali", dove l'organizza-
        zione dell'Arma sopravvisse fino all'estate successiva, quando ne fu  disposto lo




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