Page 214 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Pier Paolo Meccariello
scioglimento. Nella Venezia Tridentina le funzioni di polizia di sicurezza furono
assolte da un Sttedtiroler OrdnttngDienst e da un "Corpo di Sicurezza Trentino",
oltre a formazioni di polizia reclutate più o meno volontariamente tra la popo-
lazione di lingua tedesca. Nella Venezia Giulia, in luogo della GNR fu istituita
una "Milizia per la Difesa del Territorio", che operò alle dipendenze del coman-
do tedesco insieme a formazioni slovene e croate.
Neppure nel territorio rimasto sotto la piena sovranità della RSI, tuttavia,
Ricci riuscì a realizzare il suo disegno di divenire il protagonista esclusivo del
sistema di sicurezza.
L'amministrazione dell'Interno, affidata all'avvocato pisano Guido Buffarini-
Guidi, che l'aveva diretta in qualità di sottosegretario tra il 1933 e il febbraio '43,
ebbe una "Polizia Repubblicana" diretta dallo squadrista fiorentino Tullio
Tamburini, la quale continuò a gestire la rete degli uffici politici delle questure
(con un'efficienza variabile, a seconda del grado di coinvolgimento dei singoli
funzionari).
Nell'azione investigativa contro la Resistenza si distinsero soprattutto i
"reparti speciali di polizia" - le squadre di Pietro Koch a Roma e quella del
"maggiore" Carità a Pirenze, poi entrambi a Milano, dove operava anche un cen-
tro diretto dal vicequestore Mario Finizio, e altre meno note- mentre nell'ulti-
ma fase del conflitto, quando Tamburini fu arrestato e sostituito dal generale
della GNR Renzo Montagna, fecero la loro comparsa unità antiguerriglia (bat-
taglioni mobili e reparti "arditi di polizia").
Il quadro era ulteriormente complicato dal pullulare di formazioni autono-
me, operanti nell'ambito delle federazioni provinciali del partito, spesso agli
ordini di criminali, con largo impiego di tecniche non ortodosse e senza colle-
gamento con le strutture istituzionali. Un caso emblematico fu costituito dalla
"banda Pollastrini", attiva a Roma agli ordini del segretario federale del PFR
Bardi, per il cui scioglimento, imposto dai Tedeschi, fu necessario l'impiego di
un'unità motocorazzata della PAI.
Anche la Guardia di finanza, superata la fase del crollo delle strutture regie,
attenendosi alle norme della legge di guerra, che consentivano la continuazione
dell'attività istituzionale in territorio occupato, mantenne la sua autonomia, gra-
zie all'azione del ministro delle Finanze Domenico Pellegrini-Giampietro, che
ne sottolineò la fisionomia tecnica. I finanzieri riuscirono così a tenersi a distan-
za dalle tensioni interne al potere fascista, evitando tanto lo scioglimento (più
volte minacciato) quanto il coinvolgimento nella repressione del movimento
partigiano, ponendosi poi in grado di svolgere un ruolo non secondario nella
fase finale del conflitto.
L'ora della vetità per il sistema di sicurezza interna della RSI giunse ben prima
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