Page 219 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e F01ze Armate
matico dalla situazione dell'ordine pubblico nel centro-sud.
Alla diffusione di forme di criminalità particolarmente violente si sommava-
no infatti tensioni sociali, destinate a sfociare in occupazioni di terre e in rivol-
te locali.
Il ritorno all'impiego dell'esercito per il mantenimento dell'ordine pubblico
aveva avuto effetti disastrosi. Il 19 ottobre 1944 un reparto del 139° Fanteria era
intervenuto a Palermo, con fuoco ad altezza d'uomo e lancio di bombe a mano,
contro una manifestazione sindacale, provocando diecine di morti, poi i soldati
presi dal panico si erano asserragliati nella prefettura. Nel gennaio 1945 una
rivolta tra Ragusa e Comiso contro la chiamata alle armi fu repressa ricorrendo
anche all'impiego dell'Artiglieria.
In realtà mancava, tanto nei quadri che nei gregari, non soltanto l'addestra-
mento, ma perfino la consapevolezza dell'esistenza di tecniche di controllo delle
manifestazioni di piazza che escludessero l'uso delle armi.
E il problema riguardava anche le forze di polizia. Il questore di Roma,
Morazzini, nel settembre 1944 aveva del resto ritenuto di giustificare l'incapaci-
tà delle forze dell'ordine di tener testa ai dimostranti, chiamando in causa le limi-
tazioni imposte dalle autorità alleate all'impiego della forza.
L'inefficienza dell'apparato per il controllo dell'ordine pubblico era stata resa
evidente, proprio nella capitale, dallinciaggio del direttore del carcere di "Regina
Coeli", Carretta, avvenuto il 18 settembre nel palazzo di giustizia, sotto gli occhi
di decine di agenti e carabinieri.
La situazione quindi preoccupava gli alleati, indipendentemente dai progetti
per la liberazione dell'Italia settentrionale.
Il 22 settembre 1944 il vice-presidente dell' ACC, Brigadiere generale G.R.
Upjohn, dopo aver convocato i capi delle tre forze di polizia, indirizzò loro una
lettera dall'oggetto significativo: 'Rtformation rf the poli ce". Un a "s trigliata" ener-
gica, ma sostanziata di misure alquanto ovvie (rapporti più stretti tra capi egre-
gari, incentivazione dello spirito di corpo, incoraggiamento dell'iniziativa, azio-
ne per migliorare l'immagine, lotta alla corruzione).
Più concreta la richiesta rivolta in novembre dal maresciallo Alexander al
comitato dei capi di Stato Maggiore - questa volta per iniziativa della stessa
MMIA- affinché fosse autorizzato l'aumento dell'organico dell'Arma da 55mila
a 65mila uomini. L'autorizzazione giunse soltanto alla fine di aprile, dopo la fine
delle ostilità, e fu tradotta nel D.l.lgt. 31 agosto 1945, n. 603.
Nessuna difficoltà sembra invece esser stata fatta per l'arruolamento straor-
dinario di 300 sottufficiali e 4.000 militari della R.G.F., disposto con un decreto
luogotenenziale del 4 dicembre 1944, proprio "per far fronte alle esigenze del
servizio d'istituto e di ordine pubblico nei territori liberati". Fu anche richiesto
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