Page 218 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Pier Paolo Meccariello
delegazione del CLNAI, della quale faceva parte il massimo esponente del par-
tito d'azione nel Nord, Ferruccio Patri, stava trattando a Roma con gli alleati, i
dirigenti dello stesso partito rivolsero agli altri componenti del Comitato la pro-
posta di fare assumere al medesimo le funzioni di "governo segreto straordina-
rio dell'Alta Italia". Ma la proposta fu lasciata cadere per l'opposizione dei rap-
presentanti liberale e democratico cristiano, e per l'atteggiamento prudente dei
socialisti e dei comunisti.Z3
Il capo di Stato Maggiore del XV gruppo di armate, il generale americano
Alfred Gruenther, diramò direttive affinché la consegna delle armi avesse luogo
"con il maggior tatto possibile", in occasione di cerimonie e parate, durante le
quali ufficiali alleati avrebbero tributato encomi e distribuito attestati di beneme-
renza. Ma se le consegne fossero risultate insoddisfacenti, il "tatto" sarebbe stato
messo da parte, e i comandanti alleati avrebbero dovuto fissare un termine, tra-
scorso il quale gli inadempienti sarebbero stati tradotti davanti alle corti marziali.24
Se le operazioni di disarmo e di scioglimento delle formazioni partigiane
dovevano esser necessariamente eseguite dalle truppe alleate, era tuttavia evi-
dente che, per realizzare condizioni minime di sicurezza, era indispensabile
disporre di forze di polizia italiane in grado di ricostruire almeno in parte l'ap-
parato esistente nelle province settentrionali prima dell'armistizio.
La scelta a favore della continuità degli ordinamenti dello stato pre-fascista e
del rinvio a un futuro indeterminato delle prospettive di cambiamento, fatta dal
"governo dei partiti" di Roma, era infatti condivisa dalla maggioranza nel
CLNAI e nei Comitati di Liberazione locali, oltre a corrispondere alla politica di
occupazione alleata. Una scelta del resto in sintonia con la decisione di quelli che
erano ormai i vincitori della guerra, di non alterare l'assetto concordato del con-
tinente europeo. Per la ricostruzione dell'apparato di sicurezza nel Nord nessun
assegnamento poteva esser fatto, in partenza, sugli elementi già presenti nel ter-
ritorio. Dopo venti mesi di guerra civile l'idea di un "passaggio dei poteri" poteva
essere coltivata soltanto nelle illusioni di alcune delle autorità della RSI, e se era
noto che numerosi appartenenti ai Carabinieri, alla Guardia di finanza e alla
Pubblica Sicurezza avevano partecipato alla Resistenza, era anche evidente la neces-
sità di sottoporli, prima di reintegrarli nelle loro funzioni, ad una selezione che con-
sentisse di eliminare almeno i casi più gravi di collaborazione con l'occupante.
Occorreva quindi organizzare, nell'Italia liberata, distaccamenti dei
Carabinieri Reali e della Regia Guardia di finanza da inviare al nord immediata-
mente al seguito delle truppe alleate, anche per evitare che l'assunzione di com-
piti di polizia da parte delle formazioni partigiane costituisse pretesto per ritar-
darne lo scioglimento.
Il trasferimento di forze consistenti era tuttavia reso estremamente proble-
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