Page 275 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e Forze Armate


                  qffatto  esatJrita;  che  l'aspettano  compiti  nuovi e 11011  meno  importanti
                  degli antichi, perché nesstmo Stato pttò mssistere senza un Esercito.
            Il nuovo Stato repubblicano doveva dunque "onorare l'Esercito", non per-
          mettendo che esso venisse  "discusso", in  quanto "Presidio  non  solo  materiale,  ma
          soprattutto  moralr!'.  Senza  Esercito,  concludeva  il  fondo  del  Messaggero,  non  vi
          sarebbe stata alcuna Repubblica.47
            Il  ruolo  di  comprimario,  insieme  alla  classe  politica  repubblicana,  che  le
          Forze Armate  avevano  ormai  assunto  alle  celebrazioni  del  2  giugno  1948,  fu
          ripetuto  per il successivo  4 novembre,  trentesimo  anniversario  della  fine  della
          Grande guerra. Di nuovo, si assistette a una concentrazione dell'attenzione del-
          l'opinione pubblica, non tanto sul ruolo delle Forze Armate nel nuovo contesto
          politico e istituzionale (tema come si è visto ampiamente ripreso nel corso delle
          celebrazioni  del  2  giugno),  bensì  sul  loro  compito  di  essere  depositari  della
          memoria del sacrificio. Le polemiche politiche che parzialmente avevano sottin-
          teso  la  dialettica  tra  i  media  nel  corso  delle  manifestazioni  per l'anniversario
          repubblicano, si  smorzarono, trasformandosi in un confronto tra chi celebrava
          il sacrificio e chi condannava l'origine dello  stesso, la guerra.  In quest'ottica, le
          Forze Armate furono di  fatto poste ai  margini del dibattito.
            A Roma si tenne di nuovo la tradizionale cerimonia militare a piazza Venezia,
          presenti le  truppe di  Presidio e le  unità motorizzate con le  antiche bandiere di
          battaglia.  Nuovamente fu  proibito alle  associazioni partigiane di sfilare insieme
          ai militari. L'episodio più significativo fu  la medaglia d'oro al Valor Militare data
          al folgorino Clivio Minerville, reduce e grande mutilato, che aveva perso la vista
          in uno scontro in Africa Settentrionale pochi giorni prima della battaglia di El
          Alamcin. «Si trattava - ricorda Guaiana - di tlll timido tentativo di qffrontare l'ùttticato
          nodo  dei 111ilitmi che  combatterono  durante  il secondo  c01if!itto  mondiale>>.4B  L'argomento,
          alquanto controverso, sarebbe stato ripreso da Vittorio Emanuele Orlando in un
          discorso tenuto al Teatro Argentina:
                     Nell'odiema  ricorrenza...  è doPeroso  rù;olgere,  prùJtieramente,  il
                  nostro pensiero riconoscente a t11tti i cadttti per la Patria,  11011 solo a colo-
                  ro  che m01irono dttnmte la gloriosa guerra  1915-18,  ma anche  a qttei
                  numerosi combattenti, pùì sj01ttmati, che hanno fatto sacrijìcio della loro
                  11ita  durante il recente cotif/itto,  il quale, per un  tradimento  del destino,
                  ha avt-tfo per noi tm  esito  catastrqjìco.  Il sacrificio  di ttttti coloro  che  si
                  sono batttJti per l'onore delle bandiere va rispettato ed è degno della gra-
                  titttdine di tutto il popolo italiano.
            L'ex Presidente della Vittoria univa <.Juindi  quei morti "scabrosi" a quelli del
          primo conflitto e ai caduti partigiani, dci Gruppi di Combattimento c ai martiri
          delle Fosse Ardeatine. Seppur con numerose giustificazioni (i  caduti della guer-

                                                                                   (l

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