Page 196 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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196 L’ItaLIa 1945-1955, La rIcostruzIone deL Paese e Le Forze armate
con l’estero di almeno 3 miliardi di dollari l’anno. La divisione dell’Europa in
due blocchi non cambia di fatto la situazione dell’economia; infatti, pur perdendo
importanti aree agricole ricche di carbone, l’Europa occidentale riduce le impor-
tazioni. E’ certamente auspicabile un aumento degli scambi commerciali nell’Eu-
ropa occidentale-orientale ma ciò non modificherebbe sostanzialmente il quadro
economico.
secondo gli esperti della CEEC per una ripresa occorre riattivare la triango-
lazione commerciale prebellica, e aumentare le esportazioni europee. Le richie-
ste della CEEC, mostrano un eccesso di fiducia negli USA. L’amministrazione
Truman vuole aiutare l’Europa, ma non è disponibile a ricostruire dalle fonda-
menta l’economia degli stati nazionali a cui attribuisce la colpa dei due conflitti
mondiali. A tal proposito, il Dipartimento di Stato americano intende far pagare
a ciascun paese partecipante una quota della ricostruzione del mercato mondiale.
I conti con l’estero quindi li debbono equilibrare i debitori. Proprio per questo il
Dipartimento di stato temporeggia e non rivela ai paesi CEEC l’ammontare e la
composizione degli aiuti.
La Germania, paese vinto, contribuisce alla ricostruzione di Francia e Inghil-
terra mediante riparazioni, forniture di carbone a basso costo e cessione di quote
di mercato. In questo modo favorisce la formazione di un’Europa integrata.
L’integrazione e la cooperazione economica fra i paesi CEEC riducono il costo
del lavoro in Europa e favoriscono gli scambi commerciali con gli USA, ma non
mettono in discussione l’importanza del dollaro nel sistema finanziario mondiale.
Alla conferenza di Parigi partecipa anche la delegazione italiana inizialmente
con poca aspettativa internazionale a causa del veto inglese dovuto alla mancata
ratifica del Parlamento italiano del trattato di pace. Ma in seguito all’intervento
del generale Marshall la delegazione capeggiata da Pietro Campilli, partecipa, e si
distingue durante i lavori con tre proposte.
La prima è la richiesta della ripresa degli scambi commerciali con la Germania
occidentale. Tale iniziativa, apprezzata dagli americani, è la risposta ad un inte-
resse nazionale. Dacché l’Italia e la Germania hanno economie complementari.
L’Italia importa materie prime quali ferro e carbone, ed esporta in Germania pro-
dotti agricoli e di lusso. Ripristinare questi scambi commerciali permette al gover-
no De Gasperi di attenuare il dollar gap e sostenere l’agricoltura del meridione.
Quest’ultima cosa è sostenuta anche dai cristiano-sociali e dai meridionalisti che
vedono nel rapporto con gli stati Uniti un’occasione per modernizzare l’agricol-
tura italiana e per recuperare il ritardo del mezzogiorno.
La seconda proposta, di carattere europeista, è un progetto di centralizzazione
delle centrali idroelettriche alpine che, comunque, ha poco seguito a causa degli
alti costi.
La terza iniziativa italiana, anch’essa europeista, è l’unione doganale tra i 17
paesi CEEC. L’idea perseguita da Campilli è quella di creare un blocco euro-

