Page 292 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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932 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
condizione di poter appoggiare efficacemente le pretese dell’opinione pubblica interna
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nella questione degli Stretti . Gli stessi ambasciatori Nikolaj Hartwing a Belgrado e
Aleksandăr Nekljudov a Sofia di fatto si mossero in maniera autonoma e non coordinata
rispetto alle direttive del ministro Sazonov perché fiduciosi dopo la vittoriosa condotta
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italiana in Libia. La conferenza convocata a Londra nel maggio del 1913, non poté rista-
bilire la pace, perché gli stati del blocco balcanico vittorioso vennero in lotta tra loro per
la spartizione dei territori tolti alla Turchia, scatenando così la seconda guerra balcanica,
cui prese parte anche la Romania. Solamente nell’agosto del 1913 si concluse a Buca-
rest la pace dove la Macedonia, fino a quel momento turca, venne divisa tra la Serbia e
la Grecia, la quale ottenne anche numerose isole dell’Egeo. La Bulgaria fu costretta a
restituire alla Turchia Adrianopoli devastata da violenze da parte di soldati serbi, bulgari
e civili cristiani locali che compirono razzie e saccheggi nei quartieri musulmani, oltre
a uccisioni e stupri. Alla Romania invece i bulgari dovettero cedere la Dobrugia meri-
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dionale, mentre la Serbia sgomberò il territorio dell’Albania da lei occupato. Nel giro di
due anni si formarono due blocchi. La Serbia, la. Grecia e la Romania si accostarono alla
Russia e alla Francia; la Bulgaria e la Turchia si spinsero maggiormente sotto l’influenza
tedesca ed austriaca. Nella rete ferroviaria dei paesi balcanici erano investiti capitali in
parte austro-tedeschi e in parte francesi, mentre il collegamento di Berlino, che Sazonov
conosceva bene, vedeva la ferrovia di Bagdad passare attraverso i paesi balcanici setten-
trionali. Da questo momento ognuno degli Stati balcanici aveva aspirazioni mutilate o
rivendicazioni sulle quali aggrapparsi. Ovviamente dietro a ciascuno di esse si annidava
uno degli schieramenti delle grandi Potenze europee. Sazonov era conscio che i prepa-
rativi bellici della Russia erano ancora in ritardo, così come a Vienna, dove il ministro
Leopold Berchtold conosceva bene le problematiche zariste, avendo svolto presso San
Pietroburgo il ruolo di Ambasciatore sino al 1911. Il ministro austriaco era deciso a
scuotere la Serbia che non aveva intensione di rispettare i patti di Londra verso i confini
albanesi. Approfittando del fatto che l’Impero degli zar non era ancora in grado di orga-
nizzare il suo potenziale militare in via di allestimento, il 17 ottobre del 1913 Berchtold
inviò al suo ambasciatore a Belgrado, Wilhelm Ritter von Storck, un comunicato che
questi consegnò al governo serbo il 18 ottobre. Nel comunicato si intimava la Serbia a
richiamare immediatamente le truppe che avevano oltrepassato il confine albanese e a
completare lo sgombero entro otto giorni, in caso contrario l’Austria-Ungheria avrebbe
proceduto con un attacco. Si trattava di un ultimatum che per la prima volta Berchtold,
in accordo con il Consiglio dei ministri, lo Stato Maggiore e l’imperatore Francesco
Giuseppe, considerava seriamente come un’opzione militare. Il 19 ottobre, il governo
serbo dava ordine alle sue truppe di ritirarsi, e un giorno prima della scadenza dell’ulti-
matum austriaco, il 25, lo sgombero venne completato. Il 28 giugno del 1914 l’uccisione
dell’arciduca Ferdinando portò all’estremo il contrasto serbo-austriaco. L’erede al trono
43 R. W. Seton-Watson, The Rise of Nationality in the Balkans, BiblioBazaar, 2009.
44 Si vedano: A. F. Biagini, Momenti di storia balcanica( 1878-1914), Aspetti militari, Ufficio storico SME,
Roma 1981, pp. 191-200; E. C. Helmreich, The diplomacy of the Balkan Wars 1912-1913, University press,
Cambridge 1938, pp. 65-67; G. Petracchi, pp. 96-98
45 Egidio Ivetic, Le guerre balcaniche, il Mulino, Universale Paperbacks, 2006. pp 107-109

