Page 293 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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austriaco, arciduca Francesco Ferdinando, era tra coloro che propugnavano la necessità
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dello schiacciamento militare della Serbia. Il conte Berchtold attendeva solo il prete-
sto. Conscio della debolezza russa decise immediatamente insieme al capo dello Stato
maggiore Conrad von Hótzendorf che si dovesse immediatamente dichiarare guerra alla
Serbia.
Il presidente dei ministri ungherese Stefan Tisza si oppose fermamente a tale pro-
cedura, ma l’imperatore Francesco Giuseppe chiese a Guglielmo II quale che fosse
il comportamento tedesco in caso di conflitto armato. Fu risposto che a Berlino ci si
aspettava che l’Austria-Ungheria procedesse contro la Serbia, l’Impero tedesco avrebbe
adempiuto al suo dovere di alleato, anche se a favore della Serbia si fosse schierata la
Russia. Anche il Governo tedesco riteneva che l’impero degli zar, ancora insufficiente
negli armamenti, avrebbe indietreggiato davanti alla guerra, abbandonando i Serbi alla
loro sorte. Berlino era sicuro che avrebbe partecipato anche la Francia alla guerra, ma
riteneva che l’Inghilterra sarebbe rimasta neutrale.
Il Governo viennese decise d’inviare alla Serbia un ultimatum di così ampia portata
che l’accettazione fosse in ogni modo impossibile, e fosse quindi assicurato il pretesto
per l’apertura delle ostilità.
Sazonov capì che l’attentato di Sarajevo rendeva immediato il pericolo d’una guerra
europea e fece il possibile per frenare le scelte austriache. Nella capitale russa si diffuse
uno stato d’animo di grande apprensione. Dal 20 luglio 1914 il presidente della Re-
pubblica francese, Raymond Poincaré, accompagnato dal ministro degli esteri francese
Vivianì, soggiornava a Pietroburgo per una visita ufficiale già da lungo tempo concorda-
ta. Nel corso delle cerimonie Poincaré confermò che in caso di guerra russo-tedesca la
Francia avrebbe fatto il suo dovere di alleata. Mentre i ministri francesi si erano appena
imbarcati per il ritorno, l’Austria che sapeva del soggiorno, si affrettò il 23 luglio a pre-
sentare l’ultimatum a Belgrado, con il termine di 48 ore per la risposta con l’intento di
sfruttare la momentanea assenza in Francia dei capi di stato di ritorno da San Pietrobur-
go. La nota, redatta in tono categorico, intimava a rispettare una serie di note tanto che il
giorno seguente Sazonov a conoscenza del testo di questa nota, esclamò
“L’intenzione che ha ispirato questo documento è legittima se non avete avuto altro
scopo che quello di proteggere il vostro territorio dalle mene degli anarchici serbi, ma
la forma non si può difendere, ritirate il vostro ultimatum e modificatene la redazione e
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vi garantisco il risultato”.
Anche il ministro Grey propose che l’Austria-Ungheria prolungasse alquanto il ter-
mine di 48 ore, per rendere possibile un tentativo di mediazione delle grandi Potenze;
ma il Governo di Vienna respinse la proposta. Il 25 luglio la Serbia si dichiarò disposta
ad adempiere alle richieste, perfino ad una revisione della Costituzione che sopprimesse
la libertà di stampa, ma rifiutò soltanto dì permettere atti d’ufficio austro-ungarici in
territorio serbo, perché ciò sarebbe stato un rinunciare alla propria sovranità, e propose
di sottoporre tale questione alla Corte internazionale dell’Aia. L’inviato austriaco a Bel-
grado dichiarò la risposta insufficiente, ed immediatamente rimpatriò, rompendo così
46 Si veda, Jean-Louis Thiériot, François-Ferdinand d’Autriche, de Mayerling à Sarajevo, Parigi, 2005
47 Maurice Paleologue, La Russia degli zar durante la grande guerra, p.30

