Page 300 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           La dichiarazione jugoslava di Corfù
           nei documenti italiani



           giordano mERlICCo




                in dalla sua costituzione come principato, la Serbia si prefisse di estendere il pro-
           S prio territorio sino ad abbracciare un’ampia parte dei Balcani. Questo obiettivo era
           grosso modo condiviso dall’intera elite politica e intellettuale serba, tuttavia esso poteva
           assumere due diverse tendenze: una ‘grande serba’ e cioè favorevole ad inglobare tutti
           i serbi all’interno di uno stesso stato, l’altra jugoslavista, ossia propensa a espandere
           le frontiere dello stato fino a comprendere non solo i serbi, ma tutti i popoli jugoslavi.
           Queste due tendenze raramente erano ben definite e distinte l’una dall’altra, anzi, nell’a-
           zione politica e nell’elaborazione torica esse si confondevano e sovrapponevano. A ciò
           contribuiva anche la difficoltà di tracciare in maniera chiara i confini tra i territori abitati
           dai serbi e quelli abitati dagli altri popoli jugoslavi.
              Fino alla prima guerra mondiale, la politica della Serbia si orientò principalmente
           lungo una linea politica grande serba. In ogni caso le scelte concrete dei governi serbi tra
           la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento furono influenzate, più che da considera-
           zioni di principio, dalle circostanze concrete imposte dagli equilibri di potere regionali.
           Fu la relativa debolezza dell’impero ottomano a spingere Belgrado a prediligere i tenta-
           tivi di espansione verso sud, piuttosto che verso regioni più ambite, come la Bosnia, ma
           sotto la sovranità del più solido impero asburgico.
              Nel 1914, però, dopo essere stata attaccata dall’Austria-Ungheria, la Serbia nella
           formulazione dei suoi obiettivi di guerra abbraccia esplicitamente una linea politica ju-
           goslava. Il 7 ottobre, riunito nella città di Nis, il governo serbo dichiara che gli obiettivi
           della Serbia vanno ben oltre la difesa dall’attacco austro-ungarico e la conferma dei
           confini del regno precedenti lo scoppio delle ostilità. Per la Serbia, una volta iniziato, il
           conflitto diventa “una lotta per la liberazione e per l’unione di tutti i nostri fratelli non
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           ancora liberati, serbi, croati e sloveni”.  Per quanto esplicita nella sua volontà di liberare
           e unire serbi, croati e sloveni, la dichiarazione di Nis è pur sempre un atto unilaterale
           del governo serbo, nella cui stesura i sudditi jugoslavi dell’Austria-Ungheria non sono
           stati minimamente coinvolti. La dichiarazione di Nis pone la liberazione e l’unione degli
           jugoslavi come obiettivo di guerra serbo ed essa non impegna altri che la stessa Serbia.
              Una svolta in tal senso si ha solo con la dichiarazione, o patto, di Corfù, siglata con-
           giuntamente, il 20 luglio del 1917, da Nicola Pasic, presidente del consiglio dei ministri
           del regno di Serbia, e da Ante Trumbic, presidente del Comitato jugoslavo. Si tratta
           infatti di un documento che pone le basi per la costituzione di un grande stato jugoslavo,
           che riunisca la Serbia e i territori dell’impero austro-ungarico abitati da popolazioni

           1   Cit. in : Dusan Batakovic (sous la direction de), Histoire du peuple serbe. L’age de l’homme, Paris, 2005, p.
              271.
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