Page 301 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          slavo-meridionali. Ma, oltre a ciò, la dichiarazione di Corfù rappresenta una novità nella
          misura in cui essa è il risultato di una trattativa tra la Serbia ed esponenti degli jugoslavi
          sudditi degli Asburgo.


          Valore e limiti di un difficile compromesso
             La dichiarazione di Corfù è infatti il prodotto di una lungo e, a tratti, difficile nego-
          ziato tra personalità politiche con un bagaglio culturale sensibilmente diverso, che rap-
          presentano interessi e punti di vista differenti. Il raggiungimento di un’intesa tra Pasic
          e Trumbic avviene anche grazie alle circostanze del contesto politico, che nel 1917 è
          mutato profondamente rispetto alla prima fase della guerra mondiale. La rivoluzione di
          febbraio in Russia ha alterato sensibilmente il quadro politico internazionale precedente
          e ha messo in discussione il ruolo di protettrice della Serbia che la Russia zarista aveva
          assunto a partire dall’Ottocento. Non solo la Russia è indebolita dall’incertezza della
          fase di transizione, ma il nuovo regime repubblicano non ha l’impostazione panslavista
          e panortodossa che aveva contribuito a legare tra loro la Serbia e la Russia degli zar. Se
          da un lato ciò rappresenta una brutta notizia per la Serbia, dall’altro le permette di perse-
          guire con più convinzione una linea politica jugoslava; la Russia zarista aveva guardato
          infatti con diffidenza i progetti di unificazione jugoslava, temendo che l’influsso dei cat-
          tolici sloveni e croati avrebbe alterato l’asse interno di uno stato unitario, indebolendo
          di riflesso i legami tra Pietroburgo e Belgrado.
             Con la dichiarazione di Corfù, Pasic intende dunque reagire alla diversa situazione
          internazionale e rilanciare l’ipotesi della distruzione dell’Austria-Ungheria sia tra gli sla-
          vo-meridionali sudditi di Vienna, che di fronte ai paesi dell’Intesa. Questi continuavano
          infatti, con varie sfumature, ad auspicare la sopravvivenza dell’impero degli Asburgo,
          affinché questo potesse continuare ad adempiere quella funzione di stabilità nei Balcani
          e nell’Europa orientale, che era stata una delle principali preoccupazioni delle potenze
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          europee, e in particolare di Londra, durante le varie fasi della ‘questione d’oriente’.
             Per Pasic l’accordo con Trumbic risponde inoltre a questioni di politica interna. La
          presa del primo ministro sul parlamento serbo era infatti minacciata in maniera crescen-
          te dall’opposizione, guidata dai radicali indipendenti, che con meno riserve di Pasic
          avevano fatto proprio il programma jugoslavo. A partire dalla primavera del 1917, inol-
          tre, l’opposizione era divenuta decisamente più critica nei confronti di Pasic, in seguito
          al processo e alla condanna a morte del colonnello Dragutin Dimitrijevic Apis, uno dei
          capi della società segreta nota come “mano nera”. Siglando la dichiarazione jugoslava,
          Pasic rinforza dunque la sua posizione all’interno dello scenario politico serbo, impe-
          dendo all’opposizione di muovere contro il suo governo l’accusa di eccessiva timidezza




          2   Interessante in proposito la testimonianza dell’ambasciatore italiano a Londra, Imperiali, che pochi mesi
             prima  del  patto  di  Corfù,  scriveva:  “il  sentimento  della  grande  maggioranza  dell’opinione  pubblica  in
             Inghilterra tende (…) a sempre più cristallizarsi (…) in senso contrario allo smembramento totale dell’Impero
             austro-ungarico”. Imperiali a Sonnino, Londra, 24 maggio 1917, in: Documenti diplomatici, quinta serie
             (1914-1918), vol. VIII (16 maggio-31 agosto 1917). Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello
             Stato, Roma 1980.
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