Page 306 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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946 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
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questioni d’inquadramento gerarchico, come una divisione jugoslava e non serba.
La dichiarazione non contiene riferimenti alla delicata questione dell’organizzazione
interna del nuovo regno. Il compito di stabilire nel dettaglio l’assetto istituzionale del
nuovo stato e di regolare lo statuto delle autonomie locali è rimandato ad un’assemblea
costituente, che verrà eletta a suffragio universale dopo la conclusione della guerra (art.
13). Sforza conclude quindi che la dichiarazione non contiene le linee guida lungo le
quali realizzare l’unione jugoslava, ma piuttosto il minimo comun denominatore su cui
il governo serbo è riuscito a trovare un accordo con il Comitato jugoslavo. Scrive l’am-
basciatore italiano: “nella dichiarazione si trovano formulate non già le basi per l’Unio-
ne degli Slavi del sud, ma quelle sole su cui fu possibile un accordo. […] i rapporti tra i
popoli della “Juogoslavia” [sic!] sono in realtà rinviati ad una costituente”. 18
In effetti Pasic e il governo serbo avrebbero optato per un ordinamento centralista,
cui invece si opponeva il Comitato jugoslavo. Ma se Trumbic riuscì ad inserire rife-
rimenti alle autonomie locali nel testo della dichiarazione; la sua posizione negoziale
era notevolmente indebolita dalla mancanza di un’idea chiara circa la struttura interna
ch’egli desiderava conferire al regno serbo, croato, sloveno. Pur essendo contrario al
centralismo, infatti, Trumbic non era nemmeno favorevole al federalismo, che giudicava
contrario alla prospettiva di uno sviluppo nazionale unitario. Egli non riuscì dunque ad
elaborare una visione organica e concreta del suo modello statuale, la sua concezione si
limitava alla previsione di ampie autonomie regionali in grado di dare espressione alle
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varie componenti nazionali e culturali. Ciò non fece che rinforzare l’opzione centrali-
sta. In seguito all’opposizione del Comitato jugoslavo, il centralismo viene momenta-
neamente accantonato da Pasic e dal governo serbo, i quali mantengono tuttavia la spe-
ranza di riportarlo in auge in un momento più favorevole, come effettivamente avverrà
durante i lavori dell’assemblea costituente. 20
La dichiarazione non contiene formulazioni precise nemmeno sul territorio del futu-
ro stato jugoslavo. Il nuovo regno dovrebbe estendersi sul “territorio sul quale la nostra
nazione vive in massa compatta e senza discontinuità” (art. 9), una formula indefinita e
che nella situazione balcanica poteva prestarsi a varie interpretazioni. Da questo punto
di vista le rassicurazioni secondo cui la nazione jugoslava “non chiede nulla di ciò che
appartiene ad altri” non bastano a risolvere la difficile questione dei confini. Né dà indi-
cazioni più precise la previsione, contenuta nel paragrafo conclusivo del testo, secondo
la quale il regno dei serbi, croati e sloveni avrà una dozzina di milioni di abitanti.
17 Sforza a Sonnino, Corfu, 25 agosto 1917, in: Documenti diplomatici, quinta serie (1914-1918), vol. VIII (16
maggio-31 agosto 1917).
18 Sforza a Sonnino, Corfù 25 luglio 1917; Archivio storico del Ministero degli Affari Esteri, Archivio politico
ordinario e di gabinetto, 1915 – 1918; busta 183, Patto di Corfù.
19 Dejan Djokic, Nikola Pašić and Ante Trumbić : the kingdom of Serbs, Croats and Slovenes, p. 52.
20 Sforza a Sonnino, Corfù, 25 agosto 1917, In: Documenti diplomatici, quinta serie (1914-1918), vol. VIII
(16 maggio-31 agosto 1917). Secondo la successiva testimonianza di Sforza, Pasic era convinto che un
ordinamento centralista fosse necessario per cementare l’unità del regno jugoslavo nella sua fase iniziale,
ma, una volta consolidato, il nuovo stato avrebbe potuto adottare una struttura più decentrata; Carlo Sforza,
Pachitch et l’union des Yougoslaves. Gallimard, Paris 1938, p. 152.

