Page 302 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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942 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
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in merito al programma jugoslavo.
Gli obiettivi di Trumbic e del Comitato jugoslavo erano differenti. Con il patto di
Corfù il Comitato jugoslavo vuole sensibilizzare i paesi dell’Intesa sulla questione na-
zionale jugoslava esistente all’interno dei territori austro-ungarici. Ciò risponde all’esi-
genza di croati e sloveni di contrastare l’ipotesi che ampie regioni da loro abitate possa-
no essere concesse all’Italia dopo la guerra. L’obiettivo dei rappresentanti del Comitato
è dunque duplice, in primo luogo il loro programma era rivolto contro l’impero degli
Asburgo, ma sullo sfondo si intravedeva chiaramente l’insorgere di un conflitto con l’I-
talia. La dichiarazione di Corfù risponde a questo duplice obiettivo invocando il princi-
pio di nazionalità e legando i destini di sloveni e croati a quelli della Serbia. Come paese
alleato dell’Intesa che aveva sopportato immensi sacrifici, la Serbia si aspettava una
grande ricompensa in caso di vittoria sugli Imperi centrali. Se, invece, croati e sloveni
si fossero presentati da soli alle trattative di pace, non solo essi avrebbero avuto meno
argomenti per difendere i loro interessi, ma nulla escludeva che, come sudditi degli
Asburgo, essi sarebbero stati trattati da sconfitti, con probabile smembramento dei loro
territori in favore degli stati confinanti. 4
Per quanto riguarda le modalità con cui fondare uno stato unitario per le popolazioni
jugoslave, in linea con il suo pragmatismo, Pasic mirava ad assicurare alla Serbia un
ruolo egemone nel processo di unificazione jugoslava e, conseguentemente, nella prima
fase della guerra si era opposto ad un riconoscimento internazionale del Comitato ju-
goslavo. Da parte loro, Trumbic e compagni non nascondevano le loro simpatie per la
Serbia ed erano coscienti che, volenti o nolenti, ad essa doveva spettare un ruolo di pri-
mo piano nella costituzione dello stato jugoslavo. Da tale consapevolezza non derivava
però un allineamento totale del Comitato jugoslavo alle posizioni di Pasic. Trumbic e gli
altri esponenti croati e sloveni prospettavano uno stato strutturato in modo da permettere
ampie autonomie alle varie componenti territoriali e nazionali della futura Jugoslavia.
La distinta visione di Trumbic non era solo un atto teso a rivendicare l’autonomia del
Comitato nei confronti della Serbia, essa era anche dovuta alla consapevolezza che gli
interessi di sloveni e croati non coincidevano interamente con gli interessi serbi. Riaf-
fermare l’autonomia del Comitato era quindi necessario anche per renderlo popolare tra
sloveni e croati ed evitare che questi vi vedessero un mero strumento della Serbia.
La dichiarazione di Corfù è dunque il risultato di un compromesso tra diversi interes-
si e prospettive e la diplomazia italiana capisce immediatamente quanto ciò costituisca,
contemporaneamente, il valore e il limite del documento. L’ambasciatore italiano presso
il governo serbo di Corfù, Carlo Sforza, sottolinea come il documento sia il risultato di
“un faticoso compromesso di tendenze e affermazioni diversi”. Similmente il genera-
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le Prospero Marro, comandante della missione militare italiana a Corfù, ritiene che la
dichiarazione non rappresenti affatto una novità per i principi ivi affermati, essa non fa
3 Dusan Batakovic (sous la direction de), Histoire du peuple serbe, pp. 275-6.
4 Dejan Djokic, Nikola Pašić and Ante Trumbić: the kingdom of Serbs, Croats and Slovenes. London : Haus
Histories, 2010, p. 52.
5 Sforza a Sonnino, Corfù 25 luglio 1917; Archivio storico del Ministero degli Affari Esteri (Asmae), Archivio
politico ordinario e di gabinetto, 1915 – 1918; busta 183, Patto di Corfù.

